venerdì 15 giugno 2018



Mi hai chiesto: ”chi sei?”
Ti ho risposto:  ”sono Francesca”
Mi hai chiesto:  ”qual è il tuo senso della vita? “
Ti ho risposto: ”la vita ha senso solo se la vivi; se sei capace di giocarti le tue lacrime ogni giorno, se sei capace di interrogare la tua anima, se riesci a entrare nella magia dell’ironia e dell’autoironia,  se lasci che vicino a te scorrano due rivoli dove far defluire in uno le cose belle, che vorresti fossero sempre compagne dei tuoi passi, nell’altro quelle meno belle ma non per  questo evitabili.
Nell’uno scorrono le emozioni positive, l’amicizia, l’amore, la carezza che non ti aspettavi, il sorriso che ti scalda il cuore, la tenerezza , la gioia, la bellezza di un’alba e il colore di un tramonto, il canto della montagna e la voce del mare, la poesia di un cuore, il richiamo di un gabbiano, il volo di una rondine, la magia di un arcobaleno, il profumo di un fiore, la musica di una voce, un fiocco di neve sul tuo viso, il calore di una mano nella tua.
Nell’altro scorrono le emozioni negative, la menzogna, il tradimento, l’ipocrisia di chi ti si dichiara amico senza esserlo, la meschinità di chi dice di amarti e invece vuole usare solo la tua anima, la cattiveria fine a se stessa, l’arrivismo, l’affettazione, l’egoismo che ferisce, i guaiti di un cane, la violenza fisica e psicologica, i guasti inferti alla natura, il pianto di un bimbo.
Due rivoli differenti dove  attingere alternativamente.
Nel primo nei momenti bui, nei momenti di tristezza infinita che pervade la tua anima, nei momenti che vedi le luci della tua vita spegnersi una a una.
Nel secondo solo quando devi ricordarti che sei un essere umano tra gli umani”
Un lungo silenzio ha accompagnato il tuo sguardo.
Poi, chinando il capo e  gli occhi, hai sussurrato: ” e qual’è il confine tra il tuo vivere e il tuo respirare?”
Una nebbia ha invaso i miei pensieri togliendo certezza ai miei orizzonti.
Ogni cosa - d'improvviso -  non aveva più margine e  ogni forma aveva perso i suoi limiti percettibili. Ombre sinistre, indecifrabili, vagavano per il mio animo inquieto, alla ricerca febbrile di una risposta. Ma la risposta non c’era.
Rincorrevo quei fantasmi strattonandoli, implorando anche un flebile suono che potesse darmi la traccia di me stessa. Niente, un niente totale.
Rimosso ogni dolore, rimossa ogni sofferenza era rimasta solo la paura. Una belva che dilania da dentro e blocca ogni percorso di rinascita.
Ho alzato gli occhi su di te, sconfitta. Sconfitta, ma di nuovo consapevole dell’importanza dei miei desideri. Era come se all’improvviso un raggio di sole di estremo fulgore avesse squarciato la spessa coltre di nubi che oscurava la verità.
Mi hai guardato a lungo e, dolcemente, mi hai teso  una mano. Una mano che non ho saputo stringere.
Piano, molto piano l'hai fatta ricadere nel vuoto.
Poi, lentamente, ti sei avviato nella nebbia intonando un vecchio canto navajo:
Non mi interessa quali pianeti sono in quadratura con la tua luna
Voglio sapere se hai toccato il centro del tuo dispiacere, se sei stato aperto dai tradimenti della vita o ti sei inaridito e chiuso per la paura di soffrire ancora.
Voglio sapere se puoi sopportare il dolore, mio o tuo, senza muoverti per nasconderlo, sfumarlo o risolverlo.
Voglio sapere se puoi vivere con la gioia, mia o tua; se puoi danzare con la natura e lasciare che l’estasi ti pervada dalla testa ai piedi senza chiedere di essere attenti, di essere realistici o di ricordare i limiti dell’essere umani.
Non mi interessa chi sei e come sei arrivato qui
Voglio sapere se rimani al centro del fuoco con me senza ritirarti.
Non mi interessa dove o che cosa o con chi hai studiato
Voglio sapere chi ti sostiene all'interno, quando tutto il resto ti abbandona.
Voglio sapere se riesci a stare da solo con te stesso e se apprezzi veramente la compagnia che ti sai tenere nei momenti di vuoto….”
Ogni parola arrivava dritto al cuore, poi scendeva in basso a sconvolgere e allo stesso tempo placare le viscere. Un movimento circolare che dalla terra arrivava in alto per poi ridiscendere in basso, attraversando la mia anima come le fiamme di un fuoco inestinguibile.
Pura alfine, come la fenice che risorge dalle sue stesse ceneri ho seguito ogni tua orma, ogni tuo passo e  ti ho rincorso, ma con l’ansia e l’anelito del mio smarrimento.
Ti ho chiesto: ”chi sei?”
Hai interrotto quel canto dolce e lacerante e mi hai risposto: ”sono Oblio. Anche se un tempo il mio nome era Sogno”
Parole secche, precise, anche se pronunciate con indulgenza infinita. Non mi hai guardato; hai preferito continuare a tenere i tuoi occhi fissi dinanzi a te.
Una pausa di silenzio ha scosso il mio animo. Un silenzio pieno di mille parole che le parole avrebbero potuto inquinare, rendendo vani  la sua forza e il suo incanto.
Poi hai di nuovo mosso i tuoi passi sul tuo sentiero -  a me  ignoto eppure già amato -  e, lento come un sussurro d’ombra, hai ricominciato il tuo canto:
“Non mi interessa se la storia che racconti è vera
Voglio sapere se riusciresti a deludere qualcuno per mantenere fede a te stesso; se riesci a sopportare l’accusa di tradimento senza tradire la tua anima.
Voglio sapere se puoi essere fedele e quindi degno di fiducia.
Voglio sapere se riesci a vedere la bellezza anche quando non è sempre bella; e se puoi ricavare vita dalla sua presenza.
Voglio sapere se riesci a vivere con il fallimento, mio e tuo e comunque rimanere in riva a un lago e gridare alla luna piena d’argento “Sì!!”…..”
E mentre scomparivi al di la dell'orizzonte, seguito da  quel canto - che  lenisce e rinnova le ferite del vivere - le tue ultime parole raggiunsero, sospinte dal vento,  la mia mente e il mio cuore:

“Denuda la tua anima e culla i tuoi sogni Francesca.  Un giorno ritornerò e il mio nome sarà Cammino”

giovedì 31 maggio 2018

Extraterrestre..



“…portami via
voglio tornare indietro a casa mia
extraterrestre non mi abbandonare
voglio tornare per ricominciare!”
E. Finardi






Cari terrestri,
vi scrivo adesso che sono in salvo sul mio pianeta, anche se ho temuto fino all’ultimo di non farcela ed adesso piango di gioia, lacrime copiose scendono sul mio volto  e cancellano stanchezza e delusione.
Ero arrivato con intenzioni pacifiche, pronto a dare una mano  per risolvere qualcuno dei numerosi problemi che vi affliggono, ma sin dal primo giorno avete deciso di non starmi a sentire, di fare di testa vostra. Eppure ce l’ho messa tutta, eh! la mia intelligenza l’ho messa a vostra disposizione, regalandovi  gemme di saggezza che non avete saputo applicare.
Come pensate di risolvere domani il problema dell’acqua, se oggi non ne avete cura  e la sprecate inutilmente? Il mio consiglio era semplice, quanto efficace: smettere di lavarsi, farebbe bene a voi e al pianeta. Quanta preziosa risorsa  risparmiata e quanto tempo, anche, risparmiato! Tempo che potete applicare diversamente, come giocare ai quattro pianeti (o erano cantoni? ) , oppure  come giocare  a risiko, cosa che vi permetterebbe, inoltre, di sublimare la vostra aggressività, conducendo i vostri Paesi a fare quei passi indispensabili verso una convivenza pacifica e fruttuosa, visto che non volete copiare quel che fanno i vostri cugini, i bonobo,per risolvere pacificamente i conflitti.
E cosa dire dell’inquinamento? Il mio consiglio di chiudere le fabbriche, anche quelle delle auto,  contribuirebbe a ridurre quella nebbia di smog nella quale siete immersi e che vi sta uccidendo. Un’aria pulita, viceversa, vi farebbe respirare meglio e, non dovendo andare a lavorare, potreste impiegare il tempo guadagnato per andare a guardare le onde del mare, il luccichio delle stelle, il respiro delle montagne oppure per andare a far volare gli aquiloni..
Questi sono solo alcuni dei suggerimenti che ho cercato di trasmettervi, ma voi, chiusi nelle vostre torri d’avorio di cocciutaggine, convinti di essere i soli ad avere lo scibile dell'universo in tasca,  non solo non mi avete ascoltato, ma avete persino negato la mia presenza in mezzo a voi, dispiegando enormi mezzi  per cercarmi nei più impensabili posti dell’Infinito.
La vostra stoltezza vi ha condannato all’eterna ignoranza e sofferenza e a me, che nonostante tutto ancora vi amo, non rimane che restare alla finestra di un buco nero e guardarvi autodistruggervi senza alcuna possibilità di recupero. Mi dispiace per quei pochi provvisti di lungimiranza, tolleranza e intelligenza   che predicano, inascoltati, le mie teorie:  avrei voluto tanto salvarli dall'apocalisse che tra un po' s abbatterà su di voi, ma non posso farlo, la mia missione  era quella di salvare tutti o nessuno, quindi periranno insieme a voi, che vi autodefinite homo sapiens, ma che di sapienza  - credetemi - ne avete proprio ben poca.
Il vostro, per sempre
Alien



domenica 13 maggio 2018

La felicità è un progetto dell'anima



“La colomba di Kant era convinta che, in mancanza della resistenza dell’aria avrebbe potuto volare molto meglio. In realtà è proprio la resistenza dell’aria che consente che si trasformi in volo il battere delle ali.
Se si applica lo stesso concetto agli esseri umani, possiamo notare che nella vita accadono eventi che ci convincono che la felicità sia perduta o, ancora peggio, che non si sia mai avuta e che il perdurare dell’infelicità sia ineluttabile.”
Il punto, però, è che la felicità è una condizione dell’anima che abbisogna di essere riconosciuta ed invece spesso ci sta accanto e non ci accorgiamo di niente, ripiegati su noi stessi, incapaci di vederne i colori, di ascoltarne i suoni, di apprezzarne la fragranza.
Bisognerebbe rispondere ad alcune domande, tipo: cosa facciamo affinché la nostra vita sia all’insegna della qualità e quanto siamo consapevoli di questa? Quale è il nostro grado di soddisfazione e cosa facciamo per aumentarlo? Quale valore diamo alle cose, anche – forse soprattutto – a quelle piccole? Quale valore diamo al privilegio di amare, più che di essere amati?



sabato 5 maggio 2018

Viaggio al termine della notte



La notte non era ombra sulla luce 
non era il rintocco delle ore
ma infinito dubbio e turbamento.
Aurea occasione per capire le ragioni
di muri costruiti ad arte
di confini eretti in un istante
il tempo di spostare l’attenzione
da te a me, dal tuo mondo al mio.

Ora la notte ha un mantello scuro
i dubbi interrati nel giardino
ove sovente si ode un ticchettio
da confondere  saviamente spesso
con i grevi passi di un pioniere
che gira il mondo  per cercar se stesso
con la sequenza melodiosa di un addio.






NB: Questo post fa parte di un gioco di scrittura tra blogger, su parole scelte a turno dai partecipanti, organizzato su Verba Ludica.

sabato 21 aprile 2018

Titaniche visioni

Eri così bello le volte che non c’ero 
lontana  come ero
dagli  ineluttabili effluvi del presente
distratta da sirene balbuzienti
Eri così bello
che vorrei trovarti indiviso
tornando dagli affanni del passato.

E come ero bella le volte che non c’eri
un  secolo,  un’ora o un momento
che importa
se da lontano  rincorrevi  il fato
fratello gemello da ritrovare
nel soffio di un afflato

Tu ora sei rugiada mattutina,
sei nebbia da visitare nelle valli
ma belli eravamo
quando forgiavamo con le nostre mani
le tue  primavere  troppo brevi
e i miei inverni  da dimenticare.



F.