domenica 13 maggio 2018

La felicità è un progetto dell'anima



“La colomba di Kant era convinta che, in mancanza della resistenza dell’aria avrebbe potuto volare molto meglio. In realtà è proprio la resistenza dell’aria che consente che si trasformi in volo il battere delle ali.
Se si applica lo stesso concetto agli esseri umani, possiamo notare che nella vita accadono eventi che ci convincono che la felicità sia perduta o, ancora peggio, che non si sia mai avuta e che il perdurare dell’infelicità sia ineluttabile.”
Il punto, però, è che la felicità è una condizione dell’anima che abbisogna di essere riconosciuta ed invece spesso ci sta accanto e non ci accorgiamo di niente, ripiegati su noi stessi, incapaci di vederne i colori, di ascoltarne i suoni, di apprezzarne la fragranza.
Bisognerebbe rispondere ad alcune domande, tipo: cosa facciamo affinché la nostra vita sia all’insegna della qualità e quanto siamo consapevoli di questa? Quale è il nostro grado di soddisfazione e cosa facciamo per aumentarlo? Quale valore diamo alle cose, anche – forse soprattutto – a quelle piccole? Quale valore diamo al privilegio di amare, più che di essere amati?



sabato 5 maggio 2018

Viaggio al termine della notte



La notte non era ombra sulla luce 
non era il rintocco delle ore
ma infinito dubbio e turbamento.
Aurea occasione per capire le ragioni
di muri costruiti ad arte
di confini eretti in un istante
il tempo di spostare l’attenzione
da te a me, dal tuo mondo al mio.

Ora la notte ha un mantello scuro
i dubbi interrati nel giardino
ove sovente si ode un ticchettio
da confondere  saviamente spesso
con i grevi passi di un pioniere
che gira il mondo  per cercar se stesso
con la sequenza melodiosa di un addio.






NB: Questo post fa parte di un gioco di scrittura tra blogger, su parole scelte a turno dai partecipanti, organizzato su Verba Ludica.

sabato 21 aprile 2018

Titaniche visioni

Eri così bello le volte che non c’ero 
lontana  come ero
dagli  ineluttabili effluvi del presente
distratta da sirene balbuzienti
Eri così bello
che vorrei trovarti indiviso
tornando dagli affanni del passato.

E come ero bella le volte che non c’eri
un  secolo,  un’ora o un momento
che importa
se da lontano  rincorrevi  il fato
fratello gemello da ritrovare
nel soffio di un afflato

Tu ora sei rugiada mattutina,
sei nebbia da visitare nelle valli
ma belli eravamo
quando forgiavamo con le nostre mani
le tue  primavere  troppo brevi
e i miei inverni  da dimenticare.



F.


mercoledì 11 aprile 2018

Dietro al sole



Per favore, guardati da quelli che ti fissano
sorridono soltanto per vederti
perdere tempo
E una volta che avrai visto ciò che sono stati
non varrà la pena vincere la terra,
la tua notte o il tuo giorno.

(Ma) chi ascolterà ciò che dico?
Guardati intorno e noterai che il terreno
non è poi così lontano da dove ti trovi tu.
Ma non essere troppo saggio,
perché nel profondo loro non crescono mai
sono sempre stanchi e quella bellezza
è solo presa in prestito,
non sorprenderti mai.

Non avere fretta e starai bene
e recita una preghiera per coloro
che vivono con niente.
E se capisci davvero cosa vuol dire,
non sprecare parole e non dire
che è già successo prima.

Non essere timido, impara a volare
E vedi il sole quando il giorno e finito.
Se solo riuscissi
a vederti sotto quella stella,
che si era fermata (qui) in un giorno di pioggia
in autunno, senza chiedere nulla.
Si, cerca di essere quello che sei.

Per favore, guardati da quelli che ti fissano
sorridono soltanto per vederti
perdere tempo
E una volta che avrai visto ciò che sono stati
non varrà la pena vincere la terra,
la tua notte o il tuo giorno.
(Ma) chi ascolterà ciò che dico?
(Ma) chi ascolterà ciò che dico?

Apri di più la coppa spezzata
fai entrare liberamente il sole e il peccato.
Sì è oggi (che lo devi fare)
Libera gli inni che nascondi (in te)
Troverai riconoscimento mentre gli altri si urtano /
per le cose che dici.
Ma ciò che devi dire dillo
Sui contadini e sulla gioia
E sulle cose (che stanno) dietro il sole
E sulla gente (che sta) intorno ai tuoi pensieri
(e) che dice: tutto è stato detto
E il movimento della tua mente
ti manda fuori, sotto la pioggia.




sabato 31 marzo 2018

Modernità, tradizione e mitologia.





Ieri sono andata a far la spesa e, al ritorno, mentre riordinavo i prodotti acquistati, accendo la tv e mi trovo nel programma pomeridiano GEO. C’era una signora  salentina che stava ultimando delle sue creazioni: cuori,  colombe, stelle e altre figure così, mettendo al centro di questa pasta sottile dalle variegate forme un uovo, spiegando a noi spettatori che quelle erano le cosiddette “cuddure”, aggiungendo che erano state inventate in Salento, appunto.
Beh, a sentire quelle parole,  mi sono fermata sbalordita. Quella era disinformazione pura e semplice.
La signora in questione forse ignorava che tale termine è una eredità linguistica risalente alla Magna Grecia  e che  “cuddura” (oppure  cuzzupa o cullura, dipende dalle zone) deriva dal greco antico κολλύρα (kollura) è una parola greca che significa corona e in origine ne sottolineava la forma,  ed è, nella sua forma dolce e con le uova intere inserite nella pasta, una sorta di ciambella tipica del periodo pasquale. E, non a caso,  è diffusa con questo nome e forma in tutto il meridione d’Italia.
In Calabria, ed in particolare nella mia zona, il cosentino,  perdura l’usanza di farne una grande con sette o nove uova (dispari, perché il numero pari è il numero del diavolo e quindi del “malaugurio”)  ed è dedicata al pater familias. Poi se ne fanno ddi altre diverse forse:le pupe, le borsette, a S, a panetti, etc etc, tutte con la caratteristica di avere un solo uovo centrale, e sono dedicate ai piccoli di casa, ma non solo. Una di forma rotonda, ma con tre uova, veniva fatta per  quei vicini di casa dove vi era stato un lutto e che, quindi, NON potevano fare le “cullure”; per gli  altri vicini si faceva un assortimento, ed era tutto uno scambio di “cullure”, scambio che serviva a rinsaldare i rapporti sociali.



La cullura del capofamiglia





Già, ma perché le uova, perché quelle forme? Naturalmente nessuno sapeva il perché. Io, che sono una curiosa impenitente, me lo son chiesto. Le risposte potrebbero essere molteplici, ma io ho ricostruito una teoria  che vi racconto.
Sarò breve, se no si fa notte. L’uovo nella tradizione cristiana è simbolo di resurrezione, ma, guarda caso, in TUTTE le culture precedenti, cosiddette pagane, l’uovo è simbolo di rinascita. A me affascina quella egizia (che è strettamente collegata a quella greca).  Presso gli antichi Egizi, il mito si esplica nella figura della Fenice, un uccello leggendario che può vivere fino a 500 anni e che, sentendosi prossimo alla morte, si ritira in un luogo isolato e costruisce un nido a forma di uovo su una quercia, o una palma, intrecciando insieme ai ramoscelli anche arbusti di piante odorose, come l'incenso e lo spigonardo. Entrata nel nido, lasciava che il sole la incendiasse e la facesse bruciare completamente. Dopo la combustione completa, dalle ceneri rimaste emergeva una larva, o un uovo, che il sole faceva rapidamente crescere e maturare nell'arco di tre giorni. Da questo uovo rinasceva poi la nuova Fenice, giovane e potente, che volava via verso Heliopolis e andava a posarsi sull'Albero Sacro.
Heliopolis, Eliopoli è la città dedicata al culto del sole, “helios”. Il sole è spesso rappresentato come un cerchio  con un punto al suo interno.
Il sole entra in risonanza con l'energia maschile nella maggior parte delle culture (in quella cinese antica si riconosceva il sole come il Grande Principio Maschile), tuttavia la prospettiva celtica (che io adoro) colloca il potere femminile all'interno dei raggi del sole.



                                             Immagine sopra, le pupe; immagine sotto, le borsette





CONCLUSIONI: la cullura cosentina, riservata al capofamiglia, nella sua forma, fattura e significato odierna  ha in realtà un significato  molto ma molto antico che affonda le sue radici non in una sola cultura, ma in tutte quelle che ci hanno preceduto. Lo so, è solo una mia ricostruzione, ma è una ricostruzione piuttosto affascinante, non credete? 
Auguri  a tutti voi.