lunedì 17 aprile 2017

Elevazioni



Impalcature mentali  legate all’acciaio 
germogliate nell’assenza d’amore,
ignare, proteggono dai moti d’amore
proiettando sicure parvenze fasulle.
Quel mal bianco che frena e oscura
si sconfigge senza tema d’errore
soffiando su croste antiche, su foglie
che nessun autunno riesce a staccare
dal protettivo albero madre. Solo allora,
nel Nulla del troppo  svuotato da scorie,
si avverte con paura  e precisa chiarezza
la traccia  di Sé. Solo allora,  nel Vuoto
meditato, cercato e dipinto, si allentano
quei singoli anelli  di ferro e carbonio
e respira finalmente l’Essenza di quel che si è.

 Francesca





sabato 15 aprile 2017

Hallelujah

Auguri di Buona Pasqua, auspicio di Rinascita, a tutti  coloro che camminano tra queste Note.
                                                                                                                                     Francesca





« Questo mondo è pieno di conflitti e pieno di cose che non possono essere unite ma ci sono momenti nei quali possiamo trascendere il sistema dualistico e riunirci e abbracciare tutto il disordine, questo è quello che io intendo per alleluia. La canzone spiega che diversi tipi di alleluia esistono, e tutte le alleluia perfette e infrante hanno lo stesso valore. È un desiderio di affermazione della vita, non in un qualche significato religioso formale, ma con entusiasmo, con emozione. So che c’è un occhio che ci sta guardando tutti. C’è un giudizio che valuta ogni cosa che facciamo. »
L. Cohen

martedì 11 aprile 2017

Abilità letterarie



Manzoni citava i suoi venticinque lettori, io ne ho solo tre o quattro ed a loro, cioè a voi, chiedo: da quale opera è tratto il brano che segue?
Chi vince lo/a invito a cena (cucina calabra metodologia tradizionale, prodotti in massima parte biologici). Allettante, vero? 



Ho bisogno di un posto al sole sui sentieri  della vita, pensò  pensosamente Betty La fea, mentre attraversava  quel nido di serpenti per raggiungere alfine i suoi sentieri di gloria.

I lampi e i tuoni che accompagnavano il  suo cammino segreto non la impensierivano, aveva una febbre d’amore addosso che fungeva da salvacondotto. Come un sortilegio celeste, però, ad un certo punto le si parò dinnanzi  Maria, la perla nera del Mediterraneo.

Stellina, cosa stai progettando senza il mio permesso?

Mai ti svelerò il segreto della mia vita.

Vuoi che non sappia della vendetta d’amore che  hai in mente?

Allora sai che è la vendetta di una donna ferita.

Non covare di questi sentimenti, piccola solitudine, ma apri il tuo cuore alla speranza. La vendetta ammorba la mente e rende la persona ribelle alla bellezza. Solo amandoti  romperai l’incantesimo  e ti sarà piacevole vivere.

Il tuo dire è agrodolce, lo sai? Sarei tentata, ma quando si ama è difficile  abbandonare segreti e passioni e concedersi una seconde chance. Così gira il mondo, lo sai meglio di me.

Addio, allora, mia tempesta d’amore.

Addio.



sabato 8 aprile 2017

Nayan - ultima parte



Quando sono infelice, cara Mary, leggo le tue lettere. Quando la nebbia travolge il mio “io”, tiro fuori dalla piccola scatola due o tre lettere e le rileggo. Mi ricordano del mio vero me. Mi fanno dimenticare tutto quello che non è alto e bello nella vita. Ognuno di noi, cara Mary, deve avere un luogo in cui riposarsi da qualche parte. Il luogo in cui la mia anima si riposa è un bellissimo bosco in cui si trova la mia conoscenza di te.
K. Gibrain  (lettera a M. Haskell) 



Poi hai conosciuto il secondo Nayan.

Poi ho conosciuto il secondo Nayan e tutto avvenne per caso, per quanto io non creda molto  nel caso.
Stavo ancora elaborando la messe di bellezza di cui avevo scorto  le fattezze, e che non avevo interamente attraversato, quando nel giardino di una comune amica mi imbattei  in parole che mi parvero interessanti, belle, vagamente “conosciute” anche se non mi venne in mente il collegamento subito. Mi piacque lo stile, mi piacque il contenuto  e così seguii la scia di quel profumo.
Andai a casa sua, lessi molte cose, trovai molto di me stessa in quelle letture ed alla fine, timidamente, lasciai una traccia di me.


Quando realizzasti di trovarti davanti al secondo Nayan?

Molto, molto tempo dopo quel primo contatto. Forse inconsciamente era successo prima ma quando ne divenni cosciente fu in occasione di un argomento specifico, un argomento che pochi davvero pochi conoscono in Italia: quando lessi ne rimasi folgorata. Ripeto, forse qualcosa negli archivi della mia mente si era messo in moto in precedenza e senza che me ne rendessi conto, ma dal momento della “folgorazione” in poi  fu un susseguirsi di  somiglianze, di attinenze, di coincidenze.


Ma hai affermato di non credere nelle coincidenze.

Infatti, proprio per questo cominciai a pensare che i due Nayan fossero uno solo.  Certo, alcuni aspetti erano in contraddizione fra loro, ma erano aspetti che non mi era possibile verificare, quindi rimasero isolati, anche se ben presenti nella mia mente. Di certo apprezzavo nel secondo Nayan tutto quel che avevo apprezzato nel primo: la scontrosa gentilezza, la fredda ironia, la dolcezza malinconica, la timida evanescenza, la bellezza delle idee e degli scritti e, nel mentre mi rendevo conto delle infinite somiglianze, cercavo di convincermi  che fossero due persone diverse.


Ma hai mai tentato di verificare personalmente e direttamente se le tue idee avessero qualche carattere di veridicità?

Certo, ma il primo Nayan non accettò mai di incontrarmi, il secondo accettò, ma eluse l’incontro.


Ti sei chiesta il perché?

Certo, mi chiedo sempre il perché delle cose che mi accadono. Nella fattispecie pensai che ognuno di loro due aveva una qualche ritrosia   a mostrarsi,  e questo perché la realtà spesso fa precipitare la “poesia”   che, invece, aleggia quando un rapporto non si è scontrato con la fisicità dell’altro/a. 


Ma a ciascuno dei due parlasti dell’altro Nayan?

Molto  vagamente, forse più per “gioco” che per convinzione.


Perché?

Perché credo fermamente che nessuno debba essere “obbligato” a rispondere a domande che non piacciono e, allora, che senso aveva farle? Credo anche che ognuno, sempre nel rispetto delle sensibilità altrui, debba essere libero di fare quel che  può e sa fare, che più crede giusto fare. È per questo  che quelli che considero amici, sono liberi  di allontanarsi e di tornare da me, se lo vogliono: ad ognuno  delle persone che amo cerco di dare  ali per volare e motivi per rimanere. Quando due sistemi, diceva Dirac, quando due persone, dico io, precedentemente venuti a contatto come due unità distinte si allontanano l’un l’altra, non saranno più tali poiché ognuno conterrà tracce dell’altra. A quel punto  non importano più le distanze tempo-spazio. 


Se hai questa serenità di giudizio, allora, perché hai chiesto una consulenza con me?

Perché io, persona dubbiosa sempre, ho un dubbio  sopra gli altri che da un po’ mi angustia e che solo una psicologa  che io ritengo brava come te può fugare: avrò un qualche disturbo psichico?


No, nessun disturbo.  Una leggera nevrosi, direi, che ti porta  a voler conoscere tutto il conoscibile,  ma non è un disturbo vero e proprio; infatti, in casi come il tuo, l’Io resta integro e non influenza né gli affetti, né le attività quotidiane. Diciamo, usando un ossimoro,  che somiglia molto a un innamoramento profondo e idealmente razionale, niente di che preoccuparsi. 


E con i due Nayan che faccio?

Rendili  dei personaggi di un racconto, magari scoprirai che tutto ciò che in loro hai apprezzato, riflette, in fondo, le tue aspirazioni; scoprirai che non ti sei innamorata  di uno di loro,  ma solo dell’idea dell’amore che tu coltivi come una fragile capelvenere.