martedì 5 febbraio 2013

I colori dell'amore

Dolce, capricciosa e amara Lydia,
questa è l'ultima lettera che ti scrivo e Dio sa se non vorrei continuare a farlo, ma tu non rispondi e io avverto fortemente il peso del ridicolo su di me. 
Sono vecchio, Lydia, passo le mie giornate guardando la luce argentea del lago che rifrange i mille colori che mi scorrono sottopelle e dei quali è intessuto il mio essere e penso a come sarebbe stata la mia vita insieme a te, se solo tu mi avessi permesso di scaldare il tuo cuore.
Sono vecchio e tu una ragazza piena di vita, ed a questo mio cuore disoccupato non resta molto altro da fare che farsi da parte, darsi pace. Insieme a questa lettera riceverai un quadro di valore, di enorme valore affettivo...che il valore affettivo supera sempre, per me e tu lo sai, quello economico. Così come tu sai che ciò che mi interessa di più, non è né la natura morta né il paesaggio, è la figura. E' questa che mi permette meglio di esprimere il sentimento, quasi religioso, che ho della vita. Non mi interessa dettagliare i tratti del viso, riproducendo la loro esattezza anatomica ma alcuni tratti essenziali, certe linee del viso in cui si esprime quel carattere di alta dignità che persiste in ogni essere umano, perché è nelle linee, nella composizione, nel colore che si coglie il sentimento che ne emana.
Conserva questo quadro e quando io non ci sarò più, riguarda la donna senza volto che rappresenta e immagina al posto suo i tuoi occhi, la tua anima, il tuo mistero, che io questo vi ho visto. Non c'è nessuna intelligenza in quanto faccio, Lydia, non sono abbastanza intelligente, non posso fare altro quello che mi esce fuori: così nell’arte, così nell’amore. 
Occorre un grande amore, capace di ispirare e sostenere questo sforzo continuo verso la verità, questa generosità assoluta e questo profondo spogliamento che implica la genesi di ogni opera d'arte. Ma l'amore non è forse all'origine di tutta la creazione?
Purtroppo non ho saputo svegliare il tuo, di amore, e la nostra resta una storia a metà, come un cruciverba irrisolto di cui non si saprà mai quale sarebbe stato il percorso e l’evoluzione, una storia a metà ma comunque vibrante di armonia. Per me sarà come quando ho tentato di realizzare l’equilibrio di forze ultimando la cappella di Vence, ricordi Lydia? te ne parlai; i blu, i verdi, i gialli delle vetrate crearono all'interno una luce che non era, propriamente parlando, alcuno dei colori impiegati, ma il prodotto vivo della loro armonia, del rapporto fra essi.
Pensami qualche volta, pensa a questo cuore che si strugge nella nostalgia dei giorni in cui tutto era in divenire e che nell’oggi sono la misura della mia sconfitta. Pensami come un nobile decaduto che va con la mente ai giorni di splendore e si tormenta paragonando il passato e il presente. 
Avrei voluto, con te, dare vita ai personaggi della mia “Danza" sciogliendo i miei passi tesi nello slancio verso di te, sul confine tra terra e cielo, tra mondo ed universo ed invece mi ritrovo a dialogare con me stesso, stretto tra l'ombra e l'anima della mia passione, come il mio “Icaro” che libero e da solo si libra tra le stelle, solo e con il cuore pulsante d’amore.

 N.B: l'autore dei brani riportati in corsivo è Henri Hémile Matisse.
Lydia Delectorskaya fu l'ultima donna amata, e l'ultima modella di Matisse.

3 commenti:

  1. prova commento anonimo

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  2. Cara Francesca, rieccoti.
    Ne sono felice. Mi mancavi davvero, come possono mancarci le persone più schiette, quelle che ci insegnano a vivere con grazia e amicizia.
    Posso abbracciarti, vero?
    :-)

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