giovedì 30 maggio 2013

Disquisizioni

- Senti Paolino, ora  sei grande, stai studiando tante cose, tra poco ne saprai più del tuo papà, che si occupa solo di vangare l’orto e poi piantare e far crescere gli ortaggi indispensabili al nostro desco quotidiano; che si impegna per riuscire ad avere l’erba più verde e bella nel giardino, affinché risalti contro il colore brillante dei fiori e il tutto dia ristoro alla mente e al corpo, dopo una dura giornata di lavoro, sia a me che a tua madre …
- No papà, tu sarai sempre il più saggio di tutti gli uomini, per me
- Mi dirai la stessa cosa tra qualche anno? vedremo. Intanto ti voglio fare una domanda. Tu hai studiato le vocali, vero….???
- Papà!!! (interrompendo il padre) Ma così mi offendi!!! Frequento il liceo, le vocali si imparano alle elementari…
- Bravo figliolo! vedi che tuo papà è ignorante e si confonde??? 
Il vecchio signore di campagna posò lentamente sul tavolo il bicchiere colmo di latte di mandorla, fatto in casa da sua moglie, e si asciugò la bocca con il dorso della mano. 
- Santa donna, tua madre!!! Mi sta sopportando tutti questi anni. Sono solo un vecchio brontolone che crede in quello che fa e che cerca di farlo al meglio…
- Lo so papà, per questo ti ammiro tanto…
- Allora rispondi alla mia domanda se vuoi: tu che stai apprendendo la storia e la filosofia, le lingue straniere, il greco e il latino, la grammatica e l’aritmetica, sapresti dirmi perché la “a” precede sempre la “e” ???
E così dicendo si avvicinò alla radio, girò la manopola e sintonizzò la frequenza. Una musica soave si sparse nell’aria, il famoso “preludio” di Bach, eseguito da Patitucci, coprì un silenzio improvviso e imbarazzato. Poi si girò e guardò dritto negli occhi del suo figliolo, che intanto aveva assunto un’aria smarrita, annaspava come se gli mancasse l’aria…Poi, come illuminato da una fonte misteriosa, prese un foglio di carta e una matita, cominciò a segnare alcune parole, tracciò alcune linee ed infine si rivolse con aria trionfante al genitore…
- La a è la prima lettera dell'alfabeto perché il nostro alfabeto deriva dal latino, che a sua volta deriva da quello greco, la cui prima lettera era "alfa". A sua volta l'alfabeto greco deriva da quello fenicio. I fenici, a loro volta, hanno copiato dall’alfabeto egizio dove la prima lettera è rappresentata come una testa di un toro, poi hanno stilizzato la testa del toro rendendo la lettera simile a quella odierna maiuscola, ma con la punta rivolta a sinistra…
- Bravo, bravo!!! Lo sapevo che mi avresti dato una buona risposta , sei un ragazzo coscienzioso e studioso, il mio lavoro e i miei sforzi per farti studiare stanno dando buoni frutti… Quel che mi hai raccontato è quel che l'uomo ha fatto nei millenni. Ma per arrivare a stilizzare la testa del toro?? No, figlio mio,  esiste anche un’altra ragione, anzi ne esistono tante altre. Vediamo…. Qual è la prima espressione di un bambino quando comincia ad articolare le parole??
- Non lo so, papà!! Forse è la a?
- Bravo!!! La prima espressione che riesce a formulare un bambino è una “aaaaaaahh”, che poi è il primo suono che emette quando nasce. E sempre una “aaahhhhh” usiamo quando abbiamo un moto di pacere o di spavento. Tuttavia non è ancora questa la ragione principale….
- Non so più a cosa pensare, papà!!
- Figlio mio vedi, la lettera “a” precede la lettera “e” perché, nella vita, chi à, è e chi non à, non è. Ora tu penserai subito che à significa avere ricchezza, potere, bellezza. Invece non è così, queste cose non garantiscono che chi le abbia, sia. Solo chi à intelligenza e cultura, è. Ma la cultura senza l’intelligenza, non serve a niente, è come una coperta troppo corta in una gelida serata invernale. E l’intelligenza non sa che farsene di una somma di informazioni, che tanti chiamano “cultura”, se non sono accompagnati da ascolto verso l’altro, da cum patior per l’altro, da rispetto per l’altro. In definitiva l’intelligenza è “amore” per se stessi e per gli altri, perché questa è la sola cosa che fa la differenza tra gli uomini e fa si che chi à , è. 
Che chi abbia amore, sia.
Non sprecarlo mai, l'amore, figlio mio. Sii sempre in suo ascolto. E quando lo incontri, sorridigli, accoglilo, non averne paura. Se lo lasci andar via senza riconoscerlo, potresti non incontrarlo più.



6 commenti:

  1. Semplice, chiaro ed efficace.
    Ho sempre sofferto di sensi di inferiorità perchè ero convinta di non aver avuto cultura, di non aver studiato abbastanza, di non conoscere abbastanza, per sostenere dialoghi interessanti..ho ascoltato a lungo, in silenzio, ed ora ho capito che senza cuore, senza quella intelligenza di cui parli, la cultura rimane sterile, diventa quasi la meta ed invece puo' essere solo un mezzo.

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  2. Se non proprio di sensi di inferiorità, anche io , Egle, son sempre stata convinta di non sapere , di essere profondamente ignorante. E' una convinzione che mi accompagna ancora, a dire il vero.
    Per contro ho incontrato spesso, sulla mia strada, gente che magari con molte informazioni, frutto di impegno e letture, quindi gente che comunemente si indicherebbe come "acculturata" erano ,in realtà, persone vuote la cui conoscenza era fine a se stessa e non era servita a fare di queste persone, con un potenziale invidiabile, delle Persone. Mancava loro l'umiltà di voler conoscere, la sensibilità verso gli altri.
    Sono stati casi in cui sono stata indulgente con la mia ignoranza :))
    Ciao Egle :)))... e grazie.

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  3. A parer mio la cultura non è un insieme di conoscenze, la cultura è un atteggiamento..

    E' la curiosità di voler sapere, capire, sommata alla capacità di ragionare sulle cose.. questa capacità non viene da sola, viene appunto se lo stimolo di base è quello di voler sapere/capire..

    Se non 'alleni' la mente a ragionare quella prima o poi si chiude..

    Quali siano le vette che questo atteggiamento fa raggiungere a chi lo pratica, dalla somma conoscenze di tutte le cose del mondo (che nessuno può avere) a nulla di nulla, è l'atteggiamento che fa la cultura e la persona..

    Un salutone!
    Manlio

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    1. Un altro punto di vista cui non avevo pensato! :)
      La cultura come atteggiamento... dovrò ragionarci sopra, così alleno la mente (che ho lasciato fin troppo tempo ad ammuffire in angoli bui di disperazione inutile e dannosa) :)
      Grazie, Manlio :) a bientot!

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  4. Ciao, arrivo qui dal blog di Blue.
    Penso che la cultura sia esattamente questo: un "coltivare" l'essere umano, un dirozzarlo, in modo da renderlo migliore... o almeno, meno peggiore!
    (Mi trovo sul filo della sgrammaticatura, lo so).
    Non si tratta insomma di un fatto solo intellettuale bensì di un fatto morale.
    Ed anche sociale...
    Penso qui a Platone, che ne "La repubblica" ci parla del filosofo come di uno che torna nella caverna per mettere il suo sapere a disposizione di chi si trova ancora nelle catene (simboliche e/o reali) dell'ignoranza e del pregiudizio.
    Se la cultura non è questo, come tu hai spiegato molto meglio di me col tuo apologo, semplicemente NON è cultura ma uteriore fonte di ignoranza, animalità, pregiudizio ecc.
    Ciao.

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    1. Riccardo, benvenuto tra le mie note :)
      Anche se è nella divergenza di opinioni che si trova l'humus necessario alla "crescita" individuale, c'è da dire - almeno per me è così - che si prova un piacere sottile e appagante quando ci si trova in sintonia di opinioni.
      Così è stato, per me, leggere il tuo bel commento.
      Ovviamente concordo con te, in particolare dove dici che la cultura può essere anche ignoranza, etc etc.

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