lunedì 20 maggio 2013

Eutanasia, una scelta difficile ma di civiltà



“Ho rischiato girando un film non provocatorio. Il mio film non è contro la politica o contro le leggi: ma penso che sia giusto gestire il proprio corpo e la propria vita”. Valeria Golino parla di Miele, il suo primo film da regista, uscito in sala il 1° maggio. Il film, liberamente ispirato al romanzo ‘A nome tuo’ di Mauro Covacich, racconta la storia di una ragazza che opera suicidi assistiti su malati terminali. “Miele si pone delle domande, esattamente come facciamo noi, non dà delle risposte. Credo però che la mia posizione sia piuttosto chiara: io credo che gli esseri umani debbano poter decidere della propria sorte. Nel caso in cui soffrano è ancora più evidente per me: quel dolore fa diventare la vita impossibile. Non l'ho girato per piacere a tutti, io volevo seguire la mia natura. Non sono contro la chiesa, non volevo farne una bega. L'argomento contiene abbastanza dolore, mistero, il nostro senso di inadeguatezza. Non volevo essere maestra di opinione”.

In questi giorni, al Festival di Cannes, è in programmazione “Miele”, il film che vede come regista al suo esordio Valeria Golino. Il film era uscito nelle sale italiane il primo maggio scorso e si è inserito benissimo nel dibattito che da tempo anima la società italiana anche grazie alle Associazioni Luca Coscioni, Uaar, Exit, Amici di Eleonora che da tempo si battono, insieme ai Radicali per legalizzare l'eutanasia e che hanno presentato ufficialmente il 4 Maggio scorso la petizione d’iniziativa popolare che chiede la legalizzazione dell’eutanasia e il riconoscimento del testamento biologico.


Ma perché in alcuni Paesi è possibile ed in Italia no, generando quel penoso fenomeno che è chiamato “turismo dell’eutanasia” e chi si va sempre più affermando? La risposta è quasi ovvia: la mancanza di una legislazione che consenta il suicidio assistito e in generale il testamento biologico, il NO della Chiesa cattolica e un generale tabù nell’affrontare la questione in Italia. Solo che così facendo, anche questo cosiddetto ‘turismo’ resta un privilegio per fasce sociali “forti”, sia in denaro che in strumenti mentali, mentre la gran parte della popolazione ne resta esclusa.
Avete presente la situazione di coloro che, a seguito di un incidente, una malattia, sono ridotti a tronchi vegetanti? Oppure sono ridotti ad una situazione senza speranza,con la sola certezza di un progressivo degrado,una progressiva dipendenza in tutto e per tutto dagli altri, una sempre maggiore sofferenza oltre a quella fisica? Può capitare a chiunque. Ciascuno dovrebbe essere libero di decidere, per sé, se, in tali condizioni, vorrebbe porre fine ad uno stato che considera non dignitoso oppure restare, anche se in una condizione di assoluta mancanza di possibilità di relazioni umane. (*)
Oggi questa scelta ci è negata, il testamento biologico non esiste. Come diceva la Golino nel brano di intervista riportato, avere la libertà di poter scegliere non è una azione contro la Chiesa Cattolica (chi non ricorda il caso Welby, cattolicissimo, cui furono negati i funerali religiosi quando decise di far staccare le macchine che lo tenevano in vita) , è solo un rivendicare una scelta, il poterla fare quando si è possibilmente in salute, fisica e psichica. Perché caricare di un così pesante fardello , se ci dovesse succedere qualcosa che ci impedisca di poter decidere, parenti che non saprebbero cosa fare e, soprattutto, che dovrebbe decidere al nostro posto?
Dal quattro maggio, dunque, è possibile fare qualcosa di concreto.
Giovedì 23 maggio è giornata nazionale per raccogliere firme sull'Eutanasia legale negli uffici comunali di tutti gli oltre 8.000 Comuni e Municipi (o "Zone" delle grandi città) d'Italia. Basterebbero 7 firme per ogni Comune a raggiungere l'obiettivo delle 50.000 firme!
Personalmente sono a favore dell’eutanasia legale, ho vissuto indirettamente le indicibili sofferenze cui era costretta una mia zia malata di Alzheimer allo stadio terminale, una situazione che non vorrei per me nella malaugurata ipotesi potesse capitarmi qualcosa di simile. Inoltre ho seguito la vicenda, con i forti interrogativi che ha posto, del caso che è stato sotto gli occhi di tutti: Papa Giovanni Paolo II°. Nessuno lo dice a gran voce ma Karol Wojtyla, il papa polacco, alla fine chiese di “staccare le macchine”.
Mi piacerebbe leggere le vostre opinioni, confrontarmi con voi. Intanto vi segnalo tre siti per saperne di più, qualora lo vogliate, basta ciccarci sopra.

Una scelta di civiltà.


La crescita del sostegno all’eutanasia legale


Eutanasia: lasciatemi libera di scegliere. Una testimonianza.

6 commenti:

  1. (*) Il testo in corsivo che precede questo asterisco proviene dal blog IPAZIA del mio amico Giuseppearmando

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  2. Mio padre diceva sempre che non aveva paura di morire, ma di soffrire. Non voleva essere un peso e non sopportava di non essere più in grado di aiutare gli altri. Io credo che tutti la pensino così. La vita non è fatta per essere vissuta in un letto, attaccati a macchine, senza poter comunicare, ne' capire quanto ci avviene intorno. Noi non siamo piante, e non possiamo vivere come vegetali. Dobbiamo poterci sentire esseri umani.
    Come diceva qualcuno, lo Stato fa di tutto per tenerci in vita artificialmente, ma non fa nulla per impedire la disperazione di chi vive senza lavoro e sostentamento, tanto da togliersi la vita, pur essendo sano.

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    1. Kath... come al solito centri il problema in poche righe.
      La contraddizione implicita che tu evidenzi la dice lunga sulla ipocrisia che pervade questo nostro bel paese.
      I dettami del vicino vaticano sono più forti di qualsiasi principio di civiltà e tolleranza.
      Il potere, da sempre, si usa per dominare i popoli e le coscienze e vuoi che un potere come quello religioso, che permea pesantemente la politica italiana, possa lasciare libere le persone di poter decidere???
      Sia mai, potrebbero scoprire , poi, bel altre libertà!!

      Grazie del commento, Kathe :)

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  3. Penso che il suicidio assistito e l'eutanasia , praticati in un contesto di precise regole e di controlli validi ( in Olanda ci sono e le applicano con rigore) , ma non vessatori nei confronti del paziente e del medico, costituiscano un ' espressione di liberta' dell'individuo , proprio nel momento in cui giudica che la medicina non sia piu'i in grado di migliorare il suo stato e che l'esistenza sarebbe intollerabile.
    E' vero che solo l'essere umano pienamente cosciente e' in grado di decidere se la propria vita sia degna di esser vissuta, ma per questo , appunto , nell'iniziativa popolare , e' previsto che si possa scegliere prima, sottoscrivendo un testamento biologico. E credo che nessun medico, istituzione religiosa o societa' possa imporre l'obbedienza a valori non condivisi.

    Siamo sempre pronti a esprimerci in termini astratti , riguardo a tante questioni, ma di fronte alla dignita' e al coraggio di decidere di farla finita, ogni astrattismo si dissolve.

    Ma in Italia, siamo lontani anni luce, dal voler vedere in faccia la realta'.
    Anche fuori da ogni logica di esercizio di potere che mira a controllare le masse, possiamo vedere quanto siamo tutti lontano da quella mentalita' di affrontare la realta': si dicono al malato pietose bugie o gli si concedono mezze verita' , ergendogli intorno una barriera che vorrebbe essere di protezione e che invece non fa altro che sottrarre dignita' e liberta'.

    Quello che vorrei chiedere a chi si ostina a non voler legalizzare , e riconoscere questo diritto , compone un lungo elenco.
    Cerco anche di capire e comprendere il loro ragionamento, ma ad ogni possibile risposta che mi potrebbero dare, a me ne viene mente un 'altra e mi piacerebbe davvero che ci si potesse confrontare liberamente in questo senso,e che questi confronti si possano avere anche con chi ha una funzione pubblica nello Stato, con le associazioni " per la vita" .
    Posso capire che esistano dei conflitti interiori, morali, etici, ma di fronte all'insistenza della domanda e alla percezione del dolore e della sofferenza che esigono una risposta nel qui ed ora, come si puo' parlare in termini astratti di diritto alla vita? Non ci sono giustificazioni etiche per opporre un rifiuto di principio, a mio parere.non posso fuggire davanti alla gravita' della sua domanda.
    Ma la morale cattolica e non solo, afferma che Dio e' il solo che da' la vita e quindi la puo' togliere, la vita e' sacra e non possiamo scegliere solo come viverla e non quando terminarla.
    Bene , io credo che in un dimensione spirituale religiosa ci sia il rapporto individuale di ognuno di noi con Dio e qualsiasi ingerenza in questa relazione che, appunto, riguarda SOLO la propria vita , significa " prendere il posto di Dio" , se proprio vogliamo metterla su questo piano. E lo si prende anche e sopratutto quando alcuni uomini credono di sapere cosa sia meglio fare , credono di avere la verita' in mano , e in nome di questa , non vedere piu'i nient'altro, neanche il dolore e la sofferenza.
    E di fronte all'argomento " dolore e sofferenza" , la risposta che spesso viene data e' quella di un percorso necessario per accedere ad una dimensione di autoredenzione. Come se solo attraverso il dolore e la sofferenza si possa accedere alla salvezza dell'anima.
    Io , personalmente , non credo che la sofferenza e il dolore portino salvezza e credo che questo assunto partecipi di un retaggio ormai superato e da superare, un'idea usata per indebolire l'uomo e renderlo svuotato di ogni dignita'.
    La sofferenza e il dolore fanno parte della vita , e per questo vanno accettati, ma vanno anche combattute e in se' non hanno nulla di positivo.


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  4. Si parla tanto di rispetto della spiritualita' dei malati, ma questo rispetto sembra arrestarsi improvvisamente di fronte alla richiesta di morte dello stesso. Come se questa domanda nascesse da un mondo che non gli appartiene.
    Ed io mi domando: come possono altri uomini sondare la spiritualita' di altri uomini? Che ne sanno loro che questa domanda non n Asia proprio da una grande fede e un grande amore per la vita e il senso di essa?
    Con quale autorita' , anche spirituale che sia, posso contrastare la liberta' e responsabilita' di un altro di decidere il tempo della sua morte quando il vivere e' diventato solo umiliazione ?
    M piace pensare che esiste un Dio che stia dalla parte dell'umano desiderio di morire, di fronte ad uno stato di vita ridotto al nulla.
    Non sarebbe forse il Dio misericordioso di cui ci hanno parlato fin da piccoli?
    Per quanto possa ad alcuni sembrare strano, in certe situazioni, accoglie la domanda di morte significa accoglier la domanda della vita e c'e piu'i amore in tutto questo, che nella negazione del senso della vita (e quindi anche della morte) che prolifera nel mondo cattolico, eliminando ogni tipo di riflessione e di profondita' con la promessa della vita eterna.
    Non si viola nessuna legge divina, perche' non credo possano esserci leggi divine che non nascano dal principio di amore e compassione e comprensione della dimensione umana.
    Ed e' per questo che i medici , obiettori di coscienza, dovrebbero , prima di obiettare, cercare di rispondere con coscienza a certe domande.

    Una caro saluto, Francesca!

    P.s. Speriamo di raggiungere le 50.000 firme.

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  5. E' una battaglia in cui credo fortissimamente, Egle :) Anni fa sottoscrissi un documento in rete che, autenticato, doveva fungere da testamento biologico. Lo feci autenticare, ma risultò essere carta straccia perchè non aveva alcun valore legale nel caso in cui mi fossi trovata in una situazione di incapacità ad intendere e volere.
    Ho sperimentato indirettamente cosa vuol dire l'accanimento terapeutico. Una mia zia, malata di Alzheimer via via allo stadio terminale. Non riconosceva nessuno, non aveva alcun moto di vita. Era alimentata artificialmente poichè non deglutiva... ogni tanto si muoveva ed io vedevo ( non so se solo io) la sofferenza sul suo viso.
    Da allora vivo con il terrore che potesse capitarmi la stessa cosa...
    Condivido quel che tu scrivi circa eutanasia e suicidio assistito... e mi sto impegnando per sensibilizzare le persone che conosco su questo tema. Anche se ho timore che le firme le si raggiungerà, ma affosseranno tutto, come hanno fatto con gli ultimi referendum (l'attuale classe politica è troppo spregiudicata e priva di scrupoli).
    Mi conforta l'alta percentuale di persone favorevoli... io sarei contenta già se si arrivasse alla riconoscimento del testamento biologico, Sarebbe già una grande vittoria e il primo passo in avanti verso la legalizzazione dell'eutanasia.


    Grazie Egle, per il tuo commento ricco e articolato, è stato un piacere leggerti. :) Benvenuta sul mio blog:)

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