giovedì 20 giugno 2013

Se questa è vita

Ma  in quale società viviamo se un uomo , dopo essere stato arrestato,  alla domanda "mi fornisca il nome  di  parenti o amici  da contattare" risponde fornendo il nome/nick e il numero telefonico di tre/quattro amici virtuali???
Quanta solitudine quest'uomo ha vissuto,  quali sofferenze ha attraversato.nel suo isolamento non voluto, non ricercato???
Dove è andata a finire la solidarietà, la comprensione, la cum-patior???
Cosa è diventata questa società che si nutre di televisione e social network, che magari sazia la coscienza adottando qualcuno  a distanza e poi si "dimentica" di chi gli vive accanto???
Che tristezza, che grande infinita tristezza,  ho provato  nel constatare il deterioramento di una società  - quella italiana - che ha sempre trovato  nella famiglia il suo punto di forza e nei legami sociali  strumento per autorigenerarsi!!



14 commenti:

  1. ...forse torniamo al discorso sull'eccesso di presenza che caratterizza questa società. Quando tutti sono troppo presenti, chi domina è l'indifferenza, perchè la percezione degli altri è diluita dalla moltitudine...
    L'atto di presenza diventa dovuto e non più un dono...
    Io sono convinto che l'indifferenza sia il male maggiore di questa società, perchè porta necessariamente all'egoismo ed al disprezzo di ciò che non orbita attorno all'io...guarda l'indifferenza dei bagnanti su quella spiaggia dove un lenzuolo ricopriva una persona morta...guarda solo i lati delle strade quando tagliano l'erba e compaiono quintali di rifiuti gettati da chi solo transita...
    Condivido la tua tristezza....
    Buon fine settimana.
    Andrea

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    1. Sì, sono convinta anche io che sia l'indifferenza il male peggiore della società in cui viviamo. Siamo chiusi in una torre di egoismo, dove l'altro non esiste più come individuo se non in maniera strumentale, e temporanea, ai nostri bisogni.
      Ad accanto all'indifferenza verso l'uomo, come tu scrivi, ci sta anche l'indifferenza, e talvolta il disprezzo, verso la res publica. Questo mix micidiale fa sì che l'uomo sia sempre più isolato, incapace di trovare nella sua "prossimità" luogo ove ritrovarsi.
      Non ho scoperto l'acqua calda, con questo post, è successo purtroppo spesso... ma quando il protagonista, come in questo caso, lo conosci, il senso di disagio che si prova raddoppia, ti toglie il respiro.
      Auguro un buon fine settimana anche a te, Andrea
      Francesca

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    2. mi credi Francesca che ho quasi sperato che la tua fosse una "provocazione" e non una testimonianza ... solo una citazione per esemplificare un reale disagio percepibile come l'aria ma non identificabile con nome e cognome, senza per questo sminuire la realtà

      hai ragione toglie il respiro
      dolore

      anna

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    3. No, non era una provocazione, Anna. Io ero uno di quei tre/quattro riferimenti virtuali.
      ... e questo post era un mio urlo silenzioso...

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  2. Desertificazione dell'anima, aridità etica e sociale. Quella immagine che hai scelto è eloquente quanto le tue parole.

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    1. Daniele, hai sintetizzato egregiamente il mio pensiero e il significato che ho attributo all'immagine che accompagna il post!
      Grazie

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  3. Purtroppo, cara amica mia, non è soltanto la società italiana ad essersi persa nel virtuale. Perfino i libri sono "sporcati" dal trasferimento negli e-book. Internet, che è uno strumento stupendo per condividere contenuti importanti, pensieri e testimonianze, è diventto uno squallido fine, dove gli analfabeti di ritorno spiccano più delle persne sensibili e portatrici di cultura vera.
    :(

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    1. In questo caso il virtuale, Tony, è stata l'unica risorsa, l'unico rifermento amicale della persona in questione. E' questo il dramma dell'uomo, io credo, quando le persone accanto a te non ti vedono più e la parola amicizia si riveste solo di virtualità.
      Il virtuale, per il resto, è solo un mezzo.... che ognuno occupa come sa fare. E visto che il virtuale si nutre di parole scritte, innanzitutto, ognuno scrive quel che è. Rappresenta quel che è.
      Ciao

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  4. Triste si
    poi penso a tutte le famiglie che abitano il condominio dove vivo, ne conoscerò se e no un quarto e tra queste solo con due ho stretto amicizia e con poche più mi limito a scambio di sorrisi e parole di circostanza incontrandole
    e mi accorgo che a volte i tentativi di comunicare anche in ascensore sono vissuti come una sorta di costrizione che si libera con l'apertura al piano

    forse incontrandoli presentati a casa di amici comuni diventerebbero amici, il terreno amicale di presentazione farebbe da humus protetto per un tentativo di conoscenza meno superficiale, o forse no

    abbiamo perso la spensieratezza di conoscere per scoprire di accettare il vicino per prima cosa e poi magari distinguere con chi accompagnarci, senza scartare, ma solo accomunandoci

    e forse la facilità con cui si comunica attraverso la rete abbatte queste paure del lascarci andare ai prossimi senza timore, recuperando una umanità che sa di conosciuto e per questo apprezzata

    ma è triste si

    buona serata cara
    anna

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    1. Verissimo Anna, concordo. Son venuti a mancare tutti i riferimenti che caratterizzavano la società fino a pochissimo tempo fa, solidarietà, interesse verso l'altro che, seppure rivestito di controllo sociale, era comunque attenzione, valore per la vita umana altrui.
      Quello che per anni era una sorta di welfare svolto dal vicinato, dalle parentele, dalla rete amicale, ora è delegato allo Stato.
      Se questo si avverte in maniera più limitata nei piccoli centri, penso alla mia città, alla mia realtà,è invece diffusissimo nelle città più grandi, dove la solitudine diventa ancora più devastante.
      Ciao Anna, buon fine settimana a te
      Francesca

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  5. E' un mondo incivile privo di cultura e in parte è colpa della società che non ha saputo tenere il passo con il cambiamento e in parte, suvvia, altri stimoli ci sono e con una 'sana' buona volontà si possono trovare e coltivare. Non veniamo catapultati nel mondo ma ci cresciamo giorno dopo giorno e nonostante Quasimodo penso che "Ognuno sta solo sul cuor della terra / trafitto da un raggio di sole: / ed è subito sera" sia reversibile.

    sherazadegraziebuonadomenica

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    1. E' quando il mondo che ci circonda si muove a una velocità diversa dalla nostra, Shera, che iniziano i problemi.
      Quando avviene uno scollamento tra noi e noi stessi.
      Siamo prodotti sociali in divenire... e lo scollamento tra noi e il mondo nn fa danni solo quando fa parte di noi.
      Grazie per essere qui , e benvenuta tra le mie note :)

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  6. Credo che quello che è avvenuto nella società sia legato in parte ad una fase di ricchezza avuta negli anni ottanta/novanta (anche se allora sembrava che la crisi economica fosse grave.. :( ), in parte all'aver assorbito la visione americana della vita, con il 'primo' a tutti i costi ed il secondo che non conta nulla (almeno nei film, nella realtà chi lo sa?) ed in parte al trasferimento italiano di quella visione nel Craxismo di allora..

    Viene da ridere se si pensa a chi allora si definiva 'socialista', personaggi rampanti con il culto del successo e di se stessi, ed ovviamente con il disprezzo della morale pubblica e privata..

    Voler essere 'primo' correre per impegni e controimpegni, comprare la macchina di moda per potersi far 'notare' (con altri milioni di fessi che comprano la macchina di moda.. :( ).. forse lì è nata la società di oggi..

    Anzi, Internet non lo demonizzo, senza Internet quali riferimenti avrebbe dato quella persona?

    Ma rimane una cosa tristissima..

    Un saluto (amaro)
    Manlio

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    1. Infatti, Manlio, quali riferimenti avrebbe potuto dare???
      Se non altro, il fatto di avere qualche riferimento mentale lo ha fatto sentire meno solo, anche se questo non assolve la società che lo circonda, non assolve lo Stato che non gli ha fornito il supporto giusto ed adeguato.
      Son conscia che lo Stato non può farsi carico completamente delle persone, potrebbe però essere meno "freddo", meno "burocratico" , potrebbe individuare i soggetti giusti, dotati di quelle caratteristiche atte a intervenire con risposte adeguate.
      Ma lo Stato non c'è, purtroppo spesso non c'è.

      Condivido in parte la tua analisi, non sono d'accordo quando individui gli anni ottanta come "ricchi"... io credo che in quegli anni si sia dissipata la nostra ricchezza... incrinando la scala valoriale, che poi ha continuato ad incrinarsi fino ad oggi (tra l'altro i personaggi sono molti degli stessi di quegli anni.. si son solo riciclati sotto altre sigle.....

      Grazie :)

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