sabato 15 giugno 2013

Strange Days

“I veri addii scattano nella mente. Sono quelli più veri, i più pericolosi. Sono quelli che ti tieni per te. E puoi anche continuare a sentirla una persona. Non ti avrà più se l'hai salutata dentro.

M. Bisotti


Rilesse la lettera più e più volte. Non riusciva proprio a capirle, quelle parole. Una parte del suo cervello si rifiutava di tradurre quei segni grafici in concetti, in significato. Perché no, non se l’aspettava una lettera così!




Mise giù la missiva , adagiandola delicatamente sul tavolino, con circospezione, come se avesse timore che da essa si materializzasse qualcosa di terribile, guardandola quasi avesse vita propria. 
Era stordita, si passò le mani sugli occhi nel tentativo di rinvenire, di riprendersi dal colpo  che il contenuto di  quella lettera le aveva inferto.
Si alzò, con le idee confuse e con una stanchezza che le riusciva incomprensibile; si diresse al frigo, l’aprì e guardò dentro, assumendo un'aria sconsolata: “maledizione, ho dimenticato ancora una volta di comprare le cedrate”, pensò. 
Ripiegò sull'acqua minerale, prese il bicchiere e lo riempì fino all’orlo, per poi svuotarlo quasi in un sorso. Ma l’acqua non riuscì a soddisfare la sua sete, quella sua arsura che proveniva dall'anima.
Riprese la lettera in mano, la rilesse. “Certo che ognuno si canta la canzone che vuole cantarsi” ripeté dentro di sé, ricordando un’espressione di sua nonna. “Discussioni??? Non abbiamo mai litigato, ci siamo confrontati, vero, ma in quale rapporto non ci si confronta??? Cosa ci posso fare se io credo nelle mie idee e le porto avanti con passione??? Sostegno, chiavistello??? Ma chi ho avuto accanto per tutto questo tempo vissuto insieme??? Questo qui non ha capito proprio nulla di me!!! Oh sì, che se lo tenga Laura!!!”.
Cercò di consolarsi al meglio che poté, anche se quel dolore sordo, in mezzo al petto, proprio non voleva andare via. 
Sorrise quando ripensò a Giacomo che cercava, imprecando, di togliersi le spine che gli si erano conficcate sul palmo della mano quando, nel tentativo di allungarsi sulla sedia, aveva urtato contro la piantina di cactus posta sulla gerla, facendola cadere a terra.
Ripose la lettera, si avvicinò al mobiletto all’angolo, scelse il vinile e collocò il disco sul piatto del vecchio giradischi, infine posizionò con cura la puntina. La voce calda e roca dell’eterno giovane Jim si sparse nell’aria, insieme alle note di Strange Days.
Aprì la finestra, stese le braccia verso le prime ombre della notte e respirò a pieni polmoni quella aria calma, immobile, satura del profumo intenso della zagara che sonnecchiava sul terrazzo


Strange days have found us
Strange days have tracked us down
They're going to destroy
Our casual joys
We shall go on playing
Or find a new town

Yeah!

13 commenti:

  1. Buon fine settimana :-) a chi si avventurerà tra queste pagine, tra queste Note :-)

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  2. Perla, finalmente ti ho ritrovata! Lo sapevo ke tornavi a fare blog. Che bello questo racconto, non hai perso la mano a scrivere vedo, brava come sempre. I tuoi racconti sono sempre intimi, velati di malinconia xò.
    Come faccio a scriverti, non ho + la tua mail
    Katia (la barese)
    buona domenica anke a te

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    1. Katia, benvenuta qui ma... Ma io purtroppo non mi ricordo chi sei :))
      Io conoscevo su Splinder due Katia, ma una era cagliaritana, l'altra romana.
      Lasciamo qualche altro indizio se ti va :) e scusami per la mia amnesia.
      Grazie per i complimenti (dai quali capisco che ci conosciamo, non mi sono nuovi i concetti :))) )

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  3. bellissimo post!!!

    a cominciare dall'incipit, trascini la mente verso i bordi dell'esperienza, toccando emozioni e vissuti.

    bravissima Francesca.

    Pur non avendo vissuto questa specifica esperienza mi ci rifletto appieno, o forse rifletto le mie paure ...

    buon fine settimana
    sole e calore
    :)


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  4. scusami non ho messo la firma nel commento, pensavo uscisse l'avatar
    anna (sisempre)
    un bacio

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    1. Diciamo che il post l'ho costruito proprio su quell'incipit, Anna :)
      Sono capitata sul blog di Biasotti e quella frase mi ha fatto pensare a quanta gente sta insieme senza conoscersi davvero, costruendo giorno dopo giorno muri di incomprensione.
      Volevo rappresentare, con le mie parole, un rapporto di coppia dove non esiste la comunicazione, dove ognuno è proiettato verso il soddisfacimento dei propri bisogni senza "ascoltare" la persona che si ha accanto.
      Una situazione frequentissima nella società in cui viviamo, una società frenetica che "digerisce" tutto velocemente e ne ssuno ha "tempo" per gli altri.

      Ti avrei riconosciuto lo stesso, Anna, anche senza firma :) Ognuno di noi ha il suo stile, che non sfugge ad occhi attenti.
      Grazie, un bacio anche a te :)

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  5. Francy sono Katia, il nik era alidicristallo. Ho partecipato al gioco delle traduzioni della poesia. Ora ti ricordi? Ti lascio una bella poesia di leo buscaglia ke dice le stesse cose del tuo post. Ciao

    La mia felicità son io, non tu.
    Non soltanto perchè tu puoi essere fugace,
    ma anche perchè tu vuoi che io sia ciò che non sono.
    Io non posso essere felice quando cambio
    soltanto per soddisfare il tuo egoismo.
    E non posso sentirmi felice quando mi critichi perchè
    non penso i tuoi pensieri,
    e non vedo come vedi tu.
    Mi chiami ribelle.
    Eppure ogni volta che ho respinto le tue convinzioni
    tu ti sei ribellato alle mie.
    Io non cerco di plasmare la tua mente.
    So che ti sforzi di essere te stesso,
    e non posso permettere che tu mi dica cosa devo essere.....
    perchè sono impegnata ad essere me.
    Tu dicevi che ero trasparente e facile da dimenticare.
    Ma allora perchè cercavi di usare la mia vita? per provare a te stesso chi sei tu?

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    1. Katia, mi dispiace, non riesco proprio a ricordarmi :(
      Nei giorni prossimi, appena posso, riapro l'archivio di Agorà cerco quel post e cerco di orientarmi tra i commenti; onestamente non riesco neppure a ricordare mi fosse giunta una traduzione in barese.
      Intanto grazie per la tua presenza qui :)

      ps: conoscevo questa poesia, l'avevo accantonata nella mente , ma la conoscevo... mi sa che, senza accorgermi, mi ha influenzata. Grazie anche per avermela lasciata

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  6. Risvegliarsi, scoprire una realtà diversa da quella che si credeva.

    Bello il tuo post, mi ha fatto pensare che è importantissimo conoscere veramente l'altra persona ma al contempo forse è importante anche conoscere se stessi. E comunque la protagonista ci rivela anche come pure avendo scoperto di non aver davvero mai conosciuto e forse capito l'altro, alla fine quei piccoli gesti, quei momenti "sciocchi" di intimità apparentemente futile, l'hanno segnata e li ama ancora profondamente.

    Bentornata a scrivere sul blog!

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  7. Aggiunta: "capire l'altro e conoscere se stessi" non deve essere per forza inteso come accondiscendere e non vuol dire per forza di cose che Giacomo avesse ragione. Non entro nel merito di quell'aspetto. Voglio però dire che conoscersi meglio e comprendere l'altro comporta anche il rendersi conto di quello di cui si è reso conto Giacomo ossia che andavano a due velocità. Che la velocità giusta fosse quella di Gabriella o di Giacomo poco importa dato che poi sarà la vita a dirlo, ma quello che conta in una storia d'amore è che davvero pur con le differenze esistenti all'interno della coppia, su alcuni punti la velocità deve essere la stessa. Poi nel racconto la lettera di Giacomo sembra molto infantile e superficiale quasi come se lui volesse solo una bambolina che condividesse ogni suo pensiero. Credo che l'equilibrio sia in questo caso la logica risultante di una coppia. Giusto per l'amore che si ha verso l'altro, dire se si pensa che sbagli. Meno giusto non condividere nulla di quello che lui ama o fa o che lo rappresenta. Se succede, se sulle cose importanti non esiste un minimo di coesione, la coppia non ha futuro e conoscersi bene e capire l'altro aiuta a comprendere questa realtà prima.

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  8. Daniele, innanzitutto ben tornato :)))

    Questo post è nato, nella mia mente, leggendo la frase di Biasotti, che trovi come apertura.
    A me piace osservare la società, i singoli comportamenti immessi in quelli più complessi di socialità. E poi mi piace leggere gli studi che vengono fatti sulla società stessa e , leggendo questi, ho potuto osservare che un alto numero di matrimoni "scoppia" entro i primi due anni di vita della coppia stessa. I motivi?? Molteplici, ma una forte incidenza era data dal fatto che le due persone si "conoscevano " poco e parlavano ancora meno. E questo si evinceva chiaramente dalle risposte che avevo tutte più o meno questo senso:
    " Dopo sposati non l'ho/a riconosciuto/a più , era cambiato/a".
    Naturalmente una persona non può cambiare radicalmente in così poco tempo, quindi ci sono, necessariamente, altre ragioni a monte.
    Leggendo la frase di Bisotti mi è venuta l'idea di scriverci un racconto.
    Hai colto molto bene quando parli di incomunicabilità, ma anche quando parli di "conoscere se stessi per capire gli altri".
    Nel racconto ho voluto, come scrivevo ad Anna, rappresentare un rapporto di coppia come ce ne sono tanti in giro, basato sull'attrazione più che sulla conoscenza vera.
    Un rapporto di coppia dove ognuno è a se stante, con il suo mondo, le sue aspirazioni, sogni , abitudini, modi di vedere la vita... senza alcun scambio emozionale, senza alcuna complicità.
    Naturalmente, essendo un racconto, ho esasperato alcuni aspetti proprio per dare l'idea di due realtà lontanissime, assolutamente incomunicanti, dove ognuno dei due è ripiegato su stesso , sui propri bisogni, senza minimamente tener conto dell'altro/a.
    Cosicché, alla fine, ci si ritrova estranei nonostante l'affetto "dolore in mezzo al petto che non vuole andar via",
    preda di risentimento "bastava sostenermi di più/ ti sentivo anguilla tra le mie mani"
    di rivalsa "intanto continuo a frequentare Laura/con lei sto bene" oppure "che se lo tenga Laura"
    come giustamente hai colto, l'unica analisi azzeccata, alla fine, la fa Giacomo "due velocità"
    solo che Giacomo fa l'analisi dal suo punto di vista, da persona che non è stata capita, compresa. In realtà ci si ritrova davanti due persone, ognuna con aspettative diverse ed ognuna con l'idea di far adeguare l'altro/a al proprio stile di vita. Ognuno cercando, consciamente o meno, di cambiare l'altro/a

    Grazie per la possibilità che mi hai fornito di fare qualche puntualizzazione :)

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  9. ...hai una scrittura molto fluida e piacevole...mi è piaciuto molto il racconto....vediamo...secondo te per chi parteggiavo? Ebbene si, per Giacomo. Sarà perchè penso che le unioni forti debbano comunque basarsi su dei compromessi, che poi si trova un equilibrio. Non sopporto gli arroccati sulle loro convinzioni, e sono convinto che il dubbio sia proprio della mente intelligente (ricordi quell'aforisma?).
    E poi i Doors li adoro da sempre....peccato che li metta su lei... ;-)

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  10. Ricordo l'aforisma, se ti riferisci a quello di Borges :)
    Il punto è che ognuno dei due è arroccato sulle proprie convinzioni, sulle proprie abitudini senza ascoltare minimamente l'altro.
    Lei, forte e intelligente (lo scrive Giacomo) non tiene conto molto delle reali aspirazioni di lui e tanto meno del suo carattere (lui scrive bastava sostenermi), si confrontava e il confronto le sembrava bastevole.
    Lui voleva cambiarla, voleva fosse proiettata su di lui, verso i suoi bisogni, forse voleva una donna meno forte, ma che aveva subito il fascino di Gabriella (quel che prima mi ha affascinato ora mi riesce intollerabile) salvo soffrirne quando si è reso conto che lei nn era disponibile a farsi cambiare.
    Due strade parallele, prive di dialogo, senza alcuna possibilità di incontro.
    Giacomo è il più debole :), si tende a parteggiare sempre per i più deboli, no?

    Grazie per i complimenti, lietissima ti sia piaciuto:))

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