martedì 6 agosto 2013

Rapsodia in Agosto

Quando i gas velenosi non basteranno più, un uomo fatto come tutti gli altri, nel segreto di una stanza di questo mondo, inventerà un esplosivo incomparabile, in confronto al quale gli esplosivi attualmente esistenti saranno considerati innocui giocattoli.
Ed un altro uomo fatto anche lui come tutti gli altri, ma degli altri un po’ più ammalato, ruberà tale esplosivo e s’arrampicherà al centro della terra per porlo ove il suo effetto potrà essere massimo. Ci sarà un’esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie”

Italo Svevo



Rapsodia in agosto (八月の狂詩曲 Hachigatsu no kyōshikyoku?) è un film del 1991, diretto da Akira Kurosawa.
La storia racconta di una anziana hibakusha, che ha perso suo marito nel 1945 a causa della bomba atomica e che ospita quattro nipotini i cui genitori sono temporaneamente a Honolulu, al capezzale del fratello della donna, Suzujiro, che vive alle Hawaii, e che ha chiesto di rivederli prima di morire. A loro la nonna racconta dell'immane tragedia della bomba atomica, di cui i giovani non trovano praticamente più alcun riscontro. L'arrivo di Clark, un nipote d'America della donna, non chiude le antiche ferite, anche se tutto sembra congiurare perché il passato sia dimenticato.
È stato presentato fuori concorso al 44º Festival di Cannes. 
Ciò che preme di più a Kurosawa in Rapsodia di Agosto è mettere in guardia le nuove generazioni dal fascino della guerra e dall’uso delle armi atomiche che molti paesi hanno dichiarato di avere: USA, Russia, Francia, India, Cina Regno Unito, Pakistan, Corea del Nord Per non parlare di quelli di cui si sospetta che  l’abbiano e non lo hanno dichiarato, come Israele. Per me è un film da vedere assolutamente.



 Il mattino del 6 agosto 1945 alle 8:16, l'Aeronautica militare statunitense sganciò la bomba atomica "Little Boy" sulla città giapponese di Hiroshima, seguita tre giorni dopo dal lancio dell'ordigno "Fat Man" su Nagasaki. . Il numero di vittime dirette è stimato da 100.000 a 200.000, quasi esclusivamente civili ma già nei primi anni Cinquanta, l’esplosione delle bombe atomiche statunitensi sganciate sul Giappone  fa salire il numero ad almeno 250.000, molte delle quali contaminate dalle radiazioni, un numero destinato inesorabilmente a crescere nel tempo. I nomi di queste persone, designate come hibakusha, cioè, letteralmente, “persone colpite dall’esplosione”, sono iscritti in un registro, che viene a tutt’oggi aggiornato.

6 commenti:

  1. Con o senza nebulosa qualcuno prima o poi farà esplodere un altro ordigno termonucleare. E finalmente si capirà che dalla sola storia non si può imparare che amaramente. E sia.

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    1. MadMath, benvenuto tra le mie Note :)
      Forse non capirà, io non sono così fiduciosa, il genere umano non ha mai imparato dai suoi errori...

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  2. Non oso pensare all'agonia di tutte quelle persone che non sono morte subito, ma più tardi, tra atroci sofferenze. Si spera sempre che la storia insegni, ma spesso insegna solo a ripetere gli errori.

    Ci sono due situazioni che mi fanno, da sempre, una terribile paura: la guerra e il cancro.Spesso sono strettamente correlate.
    Perchè l'uomo è così avido e insensibile da non voler capire gli insegnamenti della storia?

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    1. Come dicevo prima, Kathe, non può, non ne è capace. Imparare dai suoi errori significherebbe fermarsi, rispettare gli altri, ridimensionare la propria sete di potere...

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  3. Ogni volta che mi capita di pensare ai funghi di Hiroshima e Nagasaki mi viene quasi una sensazione mistica, scusate se vi sembra ardito o fuori luogo. Interpreto sempre come il limite del genere umano, la caducità dell'individuo già contemplata dal Leopardi, il senso di essere andati contro natura.
    Nel film di Kurosawa a volte sembra che la nonna si confonda, o forse lo fa semplicemente apposta... o forse è la commozione trattenuta. Chi meglio di Kurosawa per ricordare ?

    Un abbraccio - Simo Ray

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    1. Forse in quel suo confondersi, Simo, svela tutta la sua umanità semplice... non so, ipotizzo.
      Forse in quell'osservare , in quel cogliere la confusione, sveli un'attenzione rara e confortevole :)

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