sabato 30 novembre 2013

Procedure per il sonno

A chi sogna di giorno
e sogna di notte,
sapendo
ogni sogno vano,
ma sogna sempre,
solo per sentirsi vivere.

 Fernando Pessoa




E’ pomeriggio inoltrato, sprofondata in una  poltrona di pelle color rosso mattone che nulla concede alla fantasia, posso osservare come il cielo, greve di pioggia,  proietti ombre scure sulle brillanti e variopinte foglie autunnali  generanti allegria, in un contrasto di colori sorprendente come solo  novembre sa regalare.
Amo questo mese bistrattato, ci sono nata  e, forse, l’esserci nata mi ha collocata fatalmente in quella variegata etnia di gente briosamente malinconica, che trova nel gioco dei contrasti enfasi di poesia, linfa per i sogni. Per lo più sogni a vuoto, senza capo né coda, propri di quelli che hanno smesso di rincorrere la vita.
Il rumore del traffico, che sale dalla strada fino alle mie orecchie, è corrosione di tranquillità, è attentato alla mia solitudine.  Se potessi farlo scomparire insieme a  tutta l’umanità che comporta lo farei, con un semplice schiocco delle dita. Uno solo.
Penso che potrei alzarmi, andare dall’altra parte della casa che da sul cortiletto interno, entrare  nella sala da pranzo, stendermi sul divano e farmi cullare dal ticchettio dell’orologio. Non lo faccio e rimango qui a scrivere, come un saltimbanco della parola, crogiolandomi  tra l’insoddisfazione del rimanere e la pigrizia dell’andare.
Penso che forse dovrei smetterla di giocare ad  essere una  Virginia Wolf o una Antonia Pozzi della blogosfera. Non ho neppure l’ombra del loro talento e  non sono nemmeno riuscita  a seguire il loro esempio per uscire di scena, quando la disperazione aveva permeato ogni fibra della mia anima. Non  ero trapassata, né  nel modo prossimo né in quello remoto, la disperazione si era attenuata diventando un condizionale approssimativo, lo spirito di sopravvivenza aveva vinto  trasformandosi in un congiuntivo impreciso ed io avevo messo la mia esistenza sotto naftalina, tramutandola  da un più appropriato indicativo imperfetto, a un azotato indicativo semplice. Perdendomi per sempre nell’imperativo, infinito .
Il lampeggiare del telefonino in modalità silenziosa sulla scrivania, che annuncia l’arrivo di un sms, mi riporta al mondo degli altri, mentre mi accorgo che fuori il buio ha vinto  temporaneamente sulla luce, conferendo al panorama lì fuori un aspetto diverso, più inquietante, più affascinante nel suo rincorrere l’ombra delle cose, per dar loro confine e forza. È la mia collega che   mi chiede di documenti, prassi, soluzioni: un mondo che stasera non mi appartiene. Non so  e non voglio decifrare cosa voglia, non rispondo al messaggio, ci penserò domani.  Per stasera voglio restare nella mia dimensione di statica solitudine,  una misura vitale che mi regala l’illusione  di una presunta ricercata libertà, mi regala l’illusione di essere  una fragile, tenace piantina di montagna, di quelle che vivono ai bordi dei crepacci e  fanno l’amore con l’abisso. 
Non voglio neppure chiedermi a cosa mi serve questa libertà e se sono  davvero libera.
Stasera ho deciso che non voglio pensare.
Indosso le cuffie, aggiustandole  con cura sopra i capelli,  quasi  cingessi   un copricapo elisabettiano e avvio una delle mie  playlist musicali, scegliendo quella per i momenti intimistici:  la tromba, e la voce rauca di alcool e di droga  di Chet,  passano il testimone alle note suadenti del pianoforte e alla voce  calda e morbida di Nina.
Sì,  anche io  sono una little girl blue…

Oh honey, go on and sit right back down,
I want you to count, oh count your fingers,
Ah my unhappy, my unlucky
And my little, oh, girl blue.
I know you're unhappy,
Ooh ah, honey I know,
Baby I know just how you feel

… le mie labbra sussurrano i versi della canzone seguendo la musica.
Mi  raggomitolo su me stessa, abbracciando quella essenza di me che troppe volte mi respinge e, vaporando i miei pensieri,  eseguo il mio rito di affidamento al sonno.


Questo post fa parte di un gioco di scrittura tra blogger su parole scelte a turno dai partecipanti. 
Questa volta le parole sono state scelte da Daniele. 
Parole e partecipanti li potete trovare sul blog "Verba Ludica", al link:                              http://carbonaridellaparola.blogspot.it/

36 commenti:

  1. Risposte
    1. Grazie, Nico, ma non è niente di che :)

      Elimina
  2. Non solo stasera, ma quasi sempre "voglio restare nella mia dimensione di stanca solitudine". Mi piace questa dimensione descritta così bene nel tuo racconto, racchiuso giustamente tra una splendida citazione del solitario Pessoa e la musica malinconica di Nina Simone.
    Al3ph

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E' una dimensione che di solito fa paura, Aleph :)... non è condivisa molto.
      Grazie per il complimento :)

      Elimina
  3. non direi solitudine ma bisogno di stsre con se stessi per assaporare infiniti attimi senza tempo densi di sensazioni e pensieri che ti cullano dolcemente e ti riconciliano con la vita.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. ok ora spno loggato e confermo l'autenticita del mio commento ptecedente lol mi associo al complimento fattotii da nico

      Elimina
    2. Il bisogno di stare con se stessi può anche non essere solitudine, quanto solo introspezione. Nel racconto , forse, è l'uno e l'altro :)
      Grazie :)

      Elimina
    3. .... con lo Smarth, si fa qualche errore di battitura :).... io nn riuscirei a scriverci proprio! :)

      Elimina
  4. apro piano piano la porta, per non smuovere neppure una minima particella di aria che potrebbe turbare questa atmosfera così intensa e racchiusa, e ancor più lentamente chiudo. La scena non aveva quasi bisogno di parole, nascevano da sole...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie, Benito :)
      Il tuo commento è pur poesia :)

      Elimina
  5. Di grande intimismo questo scritto... si collegano passo passo pensieri e risoluzioni, e consapevolezze. L'unica cosa che non ho gradito, e in molti credo potrebbero convenire con me, è quando dici che non potresti mai essere una Wolf ... o una Pozzi o chi si voglia. Tu sei Francesca e noi vogliamo leggerti come tale.
    Complimenti ... e superbo anche il sound track con Nina Simone ... non è per tutti sentirsi "little blue girl", e saperlo anche raccontare.

    Simo

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Simone, le tue parole arrivano dritte alla mia anima :) So quanto valgo come autrice , ahimè, ma l'essere richiamata da te ad essere Francesca e nulla più, mi consola e mi commuove.
      Grazie :)

      Elimina
  6. Come hai scritto tu,il disagio ,pur per motivi diversi porta alla scelta della solitudine.Descrittivo e intimo ma anche ironico e concreto.Bello!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie, Ida, per aver colto quel pizzico di ironia che ho lasciato cadere :)... rispecchia quella che sono, quella descritta nel post: una malinconica con brio, con ironia.

      Elimina
  7. So perfettamente come ti senti, dice Nina Simone. Perché anche se ne parliamo poco quella malinconia l'abbiamo provata tutti. Non c'è niente di triste in una solitudine cercata, apprezzata. E poi penso che la malinconia sia uno stato d'animo da rivalutare,mi piace immaginarla come una coperta calda nella quale avvolgersi in una serata fredda.
    Bellissima prosa!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Se imparassimo ad apprezzarla sempre, Dodo, non sentiremmo del dolor sottile che molte volte avvolge l'anima.
      Grazie :)

      Elimina
  8. Rara capacità di porsi al tempo stesso come "osservatore" e "osservato":ossia l'equivalente- in versione letteraria-, di una riuscita meditazione. Per chi legge (almeno per me) forte aggancio emotivo di immedesimazione. Bella prova di un'autentica Perla...rara!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Leira, benvenuta :)
      Non è solo un aggancio di immedesimazione, sono proprio io... magari con qualche nota resa più "melodrammatica" :)
      Grazie.

      Elimina
  9. Lo so che sei tu, per questo ho detto 'autentica' Perla; l'immedesimazione di cui tu hai fornito il forte aggancio emotivo era la mia.:)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ecco :)... non avevo capito..
      Sto invecchiando, si vede?

      Elimina
  10. Ecco, spero che tu abbia esagerato...

    RispondiElimina
  11. Pessoa ti guarda con empatia a distesa ormai rasserenato e Redcats ti graffia.lui gatto ama la solitudine e il pranzetto buono fa le coccole e poi va nei cortili a litigare. il il genere umano per lui è solo un comodo pretesto per star meglio.poi se la spassa senza tanti sogni.
    Noi gatti d'altra vita invece abbiamo modificato il Dna. e a tempi ciclici ricorre dura e cruda la disaffezione al genere degli uomini, grande consolazione è lo star soli . ma quando stiamo soli si respira nel sogno con malinconia ma buona . . il mondo gira lasciamolo girare. e poi ...la tregua è già finita la libertà diventa gabbia stretta parte il litigio stavolta con se stessi . ma è autunno la stagione della pace e si fa pace . vince l'io che vuole stare in pace con la sua musica e senza direttive di colleghe . un po' incazzata sempre ma col sogno.
    . Ecco nel tuo testo vedo questo cerchio. mi piace assai Francesca . mi unisco al girotondo

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Che bel commento, Nheit. Son sincera, mi piace più del post... è poesia, la tua :)
      Cmq il più bel regalo sono state le persone che avevano smesso di scrivere... o quelle come te che non avevano mai scritto un racconto (o una poesia etc)
      Ringrazio tutti, ma a voi un grazie specialissimo :)

      Elimina
  12. ero passata per un saluto e trovo una poesia che avrebbe calzato a pennello al mio post ;)

    sherabuonasettimanapoileggeròconcalma

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Potevi prendertelo Shera :) nn sono gelosa di quel che pubblico!! :)
      Buona settimana anche a te !

      Elimina
  13. Semplicemente perfetto: la poesia, la musica e le tue parole, che si sposano alla perfezione regalandoci una vera perla letteraria, come solo tu sai scrivere. Confermo: io non sarei mai capace di tanto e la sola idea di dover inserire una serie di parole "obbligate" in un mio scritto mi manderebbe in tilt. Complimenti ancora!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie, io però sono ancora convinta che riusciresti benissimo.
      Prova Kathe :)... le nuove parole sono giuste per una di quelle fiabe che racconti tu :)
      Fiabe di vita "vera" :)

      Elimina
    2. Ma! Mai dire mai...ma il mio tempo è sempre poco e la testa da tante parti...Chissà, magari, prima o poi, ci proverò!

      Elimina
  14. Pessoa disse "C'è, tra me e il mondo, una nebbia che impedisce che io veda le cose come veramente sono – come sono per gli altri". Il mistero di come siamo noi pe gli altri e come gli altri vedono noi non potrà mai essere risolto appieno. Ognuno di noi ha i suoi angoli segreti che non racconteranno manco al migliore amico/a. Ogni giorno scopriamo qualcosa degli altri, di chi ci sta vicino, ma anche di noi stessi che non sapevamo di avere o di conoscere. Per questo ogni tanto ci fermiamo a riflettere o a non-riflettere, con le cuffie nelle orecchie e con un sottofondo, anche se triste, blue, melanconico, come quello di Nina Simone. Brava Perlina.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Bard :)
      Anche per te vale quanto ho scritto a Nheit :)
      A su biri luego :) maestro di limba (come si dice in sardo?)

      Elimina
  15. a si biri luegu, nella vulgata campidanese, a menzus bìere, in nuorese

    RispondiElimina
  16. Grazie!
    .... un po' ricordavo:).... vero che sto invecchiando eh, ma come tutti i vecchietti ho degli sprazzi di lucidissima memoria :)))))

    RispondiElimina
  17. Una pagina molto intensa.....

    RispondiElimina

Per chi commenta in anonimo: lasciare Nome e Nick o URL