giovedì 21 novembre 2013

Enrico, uno shrdn

Nella sala era calato un silenzio irreale. L’unico rumore che si avvertiva era il respiro singhiozzante della mamma di Enrico e nessuno osava interromperlo.
La  strada di Enrico si era interrotta il  lunedì precedente, quando il cielo,  in combutta con il vento, aveva deciso di riversare ettolitri d’acqua sotto forma di ciclone sulla meravigliosa terra di mezzo.
Meravigliosa, la Sardegna, doveva essere sembrata a tutti coloro che nei millenni erano approdati alle sue coste, lambite dolcemente dal Mediterraneo. Esploratori appartenenti all’etnia fenicia avevano attraccato con  le loro famose navi  in quel  porto naturale che poi si sarebbe chiamato Olbia, una baia  incantevole,  con quei fondali bassi adatti all’allevamento del pesce ed alla raccolta del sale. I fenici avevano poi fuso la loro cultura con la millenaria civiltà nuragica che aveva fatto della Sardegna la terra degli Shardana, Sher-Dan, printzipes de Dan, mastros de armas, gherràbamus , marineros, gherreros et banduleros.
Meravigliosa e , forse proprio per questo, disgraziata terra, che era diventata nel tempo terra di  altro  genere di conquista; una conquista fatta da ciarlatani, saltimbanchi della parola che erano riusciti a carpire la fiducia di un popolo che spiccava per fierezza e dignità e ne avevano massacrato la terra con una corrosione sistematica di cemento, prima di distruggere i sogni di prosperità e benessere promessi.
Ma di tutto questo Enrico non sapeva nulla, ancora. Era solo un bambino che amava giocare con i suoi amichetti, guardare qualche volta i cartoni alla tv, accompagnare il papà in palestra, mangiare i piccoli panini morbidi spalmati di cioccolata, dormire accanto al suo animaletto di peluche preferito. Enrico era solo un bambino che adorava il suo papà, che era adorato dal suo papà che lo aveva protetto con il suo giubbotto dalla pioggia battente, mentre cercava invano di metterlo in salvo dalla tempesta.

Ora Enrico era lì, in mezzo al quel silenzio irreale, accarezzato dalle mani, dagli occhi e dalla voce della sua mamma, vestito come un qualsiasi altro bambino, con gli occhi chiusi e l’aria serena che hanno i bimbi quando dormono accanto al loro papà. Qualcuno aveva posato, in mezzo ai fiori, una statuetta in legno con uno strano copricapo, riproduzione di un bronzetto nuragico che raffigurava uno dei gherreros, uomini valorosi di un tempo che fu, simboleggianti la forza e il coraggio della Zente di Sardinna.


19 commenti:

  1. La dignità viene sempre fuori, negli isolani abituati da millenni a regolamentare le esistenze al ritmo dl vento e del mare anche il tempo possiede una valenza particolare. Il clima sta mutando da anni e si avvia verso una tropicalizzazione impensabile ai tempi della Deledda ( sai che citarla è una cosa rarissima?), sono gli uomini delle istituzioni che non si adeguano Io credo che non vogliano capire, Hai una sensibilità profonda Perla ed hai scritto uno splendido post.

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  2. Grazie ad entrambi.
    Per la verità ero indecisa se postarlo o meno... mi sentivo a disagio, ed in più pensavo di infrangere le regole del gioco.
    Poi ho cambiato idea, ho pensato che o lo pubblicavo stasera o lo cancellavo.
    Chiedo scusa ai sardi se ho sbagliato qualcosa in lingua limba.

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  3. ecco cosa c'era dentro quei puntini di sospensione sopra i Shardana.e mi viene da pensare che la mia terra l'Atlantide dove passavamo leggeri appartenga a tutti quelli che sanno vedere. a quelli che camminano leggeri dentro una terra e non in una vasca Jacuzzi di villaggio berluschino alla Briatore. bello scritto Perla c'è passione e fiducia nel tuo scritto . ed è realistico pure . fa respirare. come se liberassi i miei cavalli dentro quella gabbia in strada e li portassi in una campagna tutta verde e rocce. Perla. sarda d'adozione. riprendi come un tempo ad imparare la limba . Sher-Dan, printzipes de Dan, mastros de armas, gherràbamus , marineros, gherreros et banduleros
    poi ritorno. ora accendo il fuoco .fa freddo e piove .
    Enzo, Grazia Deledda ...la sua Chiesa della Solitudine all'Ortobene è sempre deserta ed è stata dimenticata. ma solo da chi non sa vedere. e quando appare un suo scritto ecco si comprende quello che si sta perdendo

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    1. L'ho scritto ieri, Nheit, ieri che era la giornata per i diritti dell'infanzia.
      Il mio cuore si strazia, quando muore un bambino....

      La lingua Limba è bella, è musicale... ed io sto dimenticando quelle due parole che avevo imparato. Devo ricominciare, sì.

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  4. Splendido post che evidenzia una realtà purtroppo terribile. Esistono parole come "orfano- vedovo" ma non esiste termine che possa definire una madre che perde un figlio. Una mamma soffre così tanto da non poter essere nominata in altro modo. Sarà sempre una mamma, ma senza il suo bambino. Eventi come quelli successi in Sardegna non dovrebbero capitare, se solo l'uomo smettesse di essere un saltimbanco, un ciarlatano della parola, per comportarsi semplicemente da uomo, con tutte le responsabilità che gli competono.

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    1. ... se solo l'uomo tornasse ad essere un Uomo.

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  5. Per motivi misteriosi amo i Sardi e la Sardegna più di ogni altra regione. Ci sono stato poche volte e la conosco poco; ricordo il gran vento e il mare e certe spigole meravigliose, i dolcetti e quella schiettezza a schiena diritta della gente. Che dolore saperla, l'Isola dei Shardana, sconciata prima e in ogni modo dall'idiozia della politica e ora anche dalla natura.. Ho mandato qualche euro, ho partecipato al dolore dignitoso,al dolore irrimediabile di persone e cose perdute.

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    1. La schiettezza a schiena dritta di cui parli, Paolo, è una delle manifestazioni che più mi hanno affascinato, nella gente sarda che ho conosciuto, anche in quella virtuale.

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  6. Racconto-realtà agghiacciante:la morte di un padre che impotente non riesce a salvare suo figlio e di un bimbo che attanagliato dalla paura scopre che suo ,padre non puo' proteggerlo da tutto.Un'ora e mezza in questa terribile tensione fatta di un'attesa senza soluzione.Hai usato da maestra le "parole"carbonare,la Sardegna e i suoi morti lo meritavano.

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    1. Grazie...
      ...un racconto che ho scritto di getto, Mi ero messa al pc per scrivere un racconto carbonaro, ma nella mia mente continuavano a passare le immagini evocate dal racconto su questo bimbo e su suo padre.Le parole son fluite da sole.
      Dopo ne ho scritto un altro di racconto per le parole carbonare.

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  7. Ci sono stato in Sardegna, durante il servizio militare. È una terra ricca di emozioni e panorami, piena di carattere e responsabilità. Sono certo che, sopra ogni difficoltà, riuscirà a riprendersi e con essa anche tutti i figli colpiti da lutti terribili e ingiusti.

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    1. Ne sono certa anche io, è un popolo con un senso della dignità innato, fiero e orgoglioso. Almeno i sardi che ho conosciuto io son così.

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  8. ..anche io nutro una misteriosa comunanza con la Sardegna e con i Sardi...forse dovuta al servizio militare, in cui mi sono rapportato con tante regionalità diverse. Con i Sardi c'è stato subito rispetto, ma senza sforzo, come se non fosse necessario alcun passo per potersi comprendere e stimare. E la Sardegna è una terra meravigliosa, anche se fanno di tutto per rovinarla.
    Ho letto un libro della Deledda, "Canne al vento" è l'ho trovato bellissimo.

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    1. E' meravigliosa, sì... forse per vogliono devono rovinarla: non amano la bellezza, non vogliono che sia un patrimonio condiviso.

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  9. Gli uomini cementificano stagni, costruiscono ville ai bordi dei fiumi, abbattono alberi ed i bambini perdono la vita.
    Al3ph

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    1. .... e chi potrebbe salvarli non alza un dito. Che tristezza questo mondo di umani. Voglio emigrare su plutone...

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  10. ... ho sempre pensato che tutto il popolo italiano, per come si sia evoluto nelle varie colonizzazioni passate, abbia esibito esibito in caso di fatti infausti coraggio, dignità e animo fuori dall'ordinario. Ora questi isolani fieri, che sempre qualcosa hanno avito in debito con il continente senza mai chiedere di riscuoterla... per come spesso sono stati trattati (e a volte anche sfruttati) meritano la nostra massima solidarietà. E questo post contribuisce molto ad aprire il cuore, a guardare oltre i nostri problemi comuni, e sperare di sentirci un unica comunità "meticcia" pronta in sinergia a risollevare le sorti. Proprio come dei gherreros, che non si perdono in polemiche, e pensano a reagire. Che sia di lezione anche a noi, come tu hai degnissimamente contribuito a farlo con questo post.

    Simo

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    1. Grazie, Simone, bellissime e sentite parole :)

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