mercoledì 11 dicembre 2013

Un pomeriggio di dicembre in via Apulejo


Lui era arrivato in anticipo alla Stazione Centrale ma sapeva che, salvo ritardi, che peraltro lo sferragliante espresso portava sempre, il treno sarebbe arrivato come orario normale dopo un’ora. Ma era agitato, in ansia. Dopotutto stava cambiando la sua vita, non era una cosa da niente.
Ricordava ancora durante quella  vacanza,  come avrebbe potuto dimenticare quegli occhi color carbone  che erano spuntati all’improvviso da dietro una siepe su una collinetta? Passeggiava lentamente in quel pomeriggio caldo ma non afoso, un caldo tanto diverso da quello che era abituato a viversi nella sua città. Quel caldo che avvolgeva ma non soffocava era una delle ragioni che gli aveva fatto amare quella vacanza, fatta più per compiacere un amico che per vero interesse, in quel paesino sperduto sulla montagna calabrese.
Quel pomeriggio assolato se ne andava tutto solo su per il sentiero che portava alla pineta, una passeggiata che era diventata una consuetudine, dopo una settimana di permanenza in quel luogo. Poi d’improvviso quegli occhi neri, inaspettati, silenziosi  erano spuntati dietro la siepe naturale che faceva splendido corollario alla sorgente d’acqua. 
Non una parola, nulla. Solo uno sguardo che era durato svariati minuti, dopodiché la donna era riscomparsa silenziosamente così come era apparsa.
Nei due giorni successivi si sentiva inquieto, non riusciva a dimenticare quella donna; non ne aveva parlato neppure  con il suo amico; un riserbo strano per un uomo come lui, abituato a esternare sentimenti e domande. Poi si decise. Con meraviglia scoprì che la donna dagli occhi neri,  morti i suoi genitori, abitava da sola nella casa accanto a quella che lo ospitava. Il suo amico fece di più, invitò la donna,una sua cugina, a pranzo. Timidamente, aveva intavolato una conversazione a fine pasto, che poi era continuata in giardino. Non si accorsero che erano rimasti soli. Lui parlava, descriveva la sua Milano a quella donna. Forse la rendeva anche più bella di quanto fosse. Ricamava davanti a suoi occhi ogni guglia del Duomo come se fosse qualcosa di prezioso; le faceva quasi annusare la Storia che si viveva passeggiando  all’interno del Castello Sforzesco; l’accompagnò per mano lungo le vetrine di Via Montenapoleone, illustrando le sue luci e il suo sfarzo; le cantò qualche aria d’opera, come se stessero all’interno della Scala a ascoltare il Nabucco e non nella meravigliosa e selvaggia natura calabrese.
Lei ascoltava rapita. Non si era mai allontanata da quel paesello e anche se aveva visto la città qualche volta in  televisione, di Milano conosceva solo la sua nebbia, il suo caos e la sua ricchezza, insieme alla sua povertà.
Ora quell’uomo sembrava dipingesse per lei altri quadri, altri paesaggi.
I giorni passarono velocemente; presto venne l’ora di partire. Con un ardire tutto suo era riuscito ad abbracciarla prima di partire e, seppure lei si fosse irrigidita, aveva sentivo vibrare quel corpo contro il suo.
Presto venne di nuovo l’estate e lui, dopo mesi di cartoline e di lettere, era tornato. Sapeva che il suo cuore era rimasto imprigionato da quegli occhi color carbone. L’aveva chiesta in moglie. La madre del suo amico, come unica parente vicina, aveva accettato e lui era ritornato a Milano a preparare il loro nido d’amore  Si sarebbero sposati prima di Natale a Milano, l’avrebbe accompagnata la mamma del suo amico.
L’espresso entrò sferragliando in stazione, lui lo vide da puntino piccolo farsi sempre più grande finché gli si fermò proprio di fronte . Una fiumana di gente cominciò a riversarsi fuori e finalmente la ragazza dagli occhi di carbone scese guardandosi intorno smarrita, sopraggiunta dalla zia e da una cugina.
Un quadro familiare che si staccava netto per colore, rispetto al contesto; guardò il grande orologio che campeggiava in stazione che segnava le 15,30 del 12 dicembre 1969, era molto emozionato, quel giorno stava cambiando la sua vita.
Prese sottobraccio la zia, che aveva accanto la figlia e la nipote, e si avviarono verso il ristorantino che era situato sotto casa sua, in via Apulejo. Si erano appena seduti quando un boato proveniente dalla grande piazza vicina, Piazza Fontana, li scosse; loro ancora non lo sapevano ma, oltre alla storia della  loro vita, quel giorno sarebbe cambiata anche un pezzo  della Storia d’Italia.

23 commenti:

  1. Pier Paolo Pasolini
    "Scritti Corsari", 14 Novembre 1974
    Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato golpe (e che in realtà è una serie di golpes istituitasi a sistema di protezione del potere).
    Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969 (...)Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.

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  2. mai sapremo, e nemmeno di Pasolini

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  3. <> http://www.youtube.com/watch?v=AZUtc-dennI

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  4. "e penso al 12 dicembre '69
    allo stato delle stragi allo stato delle trame
    e non ridono più tutti quei morti ammazzati
    dai proiettili vaganti o dagli sbirri infiltrati" 99Posse - Odio

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    1. Bard, grazie :)... mancava in effetti un brano, sotto questo post!

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  5. Finale a sorpresa e di grande impatto per ricordare un evento drammatico, feroce, destabilizzante e ancora oggi senza giustizia. Come tante altre stragi nel nostro Paese...

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    1. Come troppe stragi, come troppi misteri.
      Grazie, Daniel :)

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  6. Mi aggancio al commento di Daniele Verzetti, perché prestando ascolto a come mi risuona dentro questa tua nota ho immaginato una cosa che mi sarebbe sempre piaciuto fare.
    Se fossi un'insegnante, oggi avrei letto il tuo racconto ai miei studenti. Credo che il "calore umano" sprigionato dall'anomalia didattica, avrebbe scosso l'interesse delle menti. Cosa nella quale difficilmente riesce una mera e asettica narrazione storica dei fatti. E forse qualcuno avrebbe approfondito autonomamente, non solo andandosi a studiare la vicenda, anche maturando una propria sensibilità e consapevolezza.

    Sei stata brava a richiamare alla coscienza l'anniversario di questo "pezzo della storia d'Italia" con un affresco di tutt'altre tinte. È così profonda la frattura tra gli opposti del tuo racconto, da far arrivare gli eventi (e le riflessioni) del 12 dicembre come un pugno allo stomaco che non si può ignorare. Brava davvero.
    :)

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    1. Grazie, Antonella, tu sei sempre molto generosa con me :) Accetto i tuoi complimenti, anche se in verità non li merito :)
      In realtà ho ri-editato un post vecchissimo. Ma credo sia sempre attuale, visto che son passati sei anni da che lo scrissi, ma niente è cambiato!

      ps: ma sai che ero convintissima tu fossi una insegnante? :) boh, ripensandoci, chissà perché avevo immaginato così! :)

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  7. Ecco, uno si fa una discesina all'Inferi, riemerge con ancora addosso il fetore di dannati tostissimi , e che ti scopre? I viventi liberi parlano sempre delle stesse cose!

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    1. Benvenuto, Tao.... anzi bentornato :)
      Non solo si parla delle stesse cose, succedono anche sempre le stesse cose, se omettiamo gli ultimi affanni del berlusca :)

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    2. Infatti Perlita, l'unico mio autentico terrore era di ritrovarmelo proprio lì next door, o peggio: seduto sul mio letto a raccontar barzellette oscene.

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    3. Quanto mi mancava il Perlita Nessuno aveva usato più questo vezzeggiativo dai tempi di splinder! :)
      Hai ragione a esserne terrorizzato :)))... la sua presenza si configurerebbe come una autentica tortura da denunciare alla Corte per i diritti umani :)))

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  8. Una storia "piccola" che si incrocia con la grande Storia. Bello il finale a sorpresa che ti spiazza e non te lo aspetti.
    Al3ph

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    1. Grazie , Aleph :)... in fondo la Storia non è fatta da tante piccole storie? :)

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  9. Sono una povera architetto, più povera che architetto, in verità. E sì, hai immaginato un mio sogno. Immagini bene, tu!
    Ho avuto qualche piccola esperienza di docenza, in verità. E quando ti dicevo della lezione di "storia" più stimolante della classica liturgia ministeriale, parlavo seriamente.
    Il racconto sarà sempre attuale perché contrappone calore e freddezza, delicatezza e brutalità, rispetto e disprezzo, amore e odio, vita e morte. E si potrebbe continuare con la lista. Questo è l'animo umano!

    Grazie a te, Francesca. :)

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    1. In quanto ad immaginazione... beh fossero BOT , economicamente starei tranquilla per il resto dei miei giorni! :)
      Riflettevo sulla tua lista di contrapposizioni: gli estremi si somigliano, perché sono così speculari che hanno ognuno qualcosa dell'altro. Non fosse altro che nella negazione.
      Come povera architetto.... non navigate nell'oro? :)

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    2. Concordo pienamente sugli estremi. Non solo sono speculari, non potrebbero esistere l'uno senza l'altro.

      Sono in attesa della visita dei re Magi. Allora sì che navigherò nell'oro, e mi profumerò di incenso e mirra. L'unico problema è che il loro navigatore, la solita stella cometa, è ancora tarato sulla grotta. Ho pensato di attenderli lì, al freddo al gelo, ne sarebbe valsa la pena. Ma quelli del clero mi hanno cacciata perché stanno preparando la recita di Natale!
      Scemenze a parte, i liberi professionisti, e certe categorie in particolare, se la passano piuttosto male, sigh!
      Spero di non diventare mai povera di spirito, altrimenti è la fine.

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  10. Sì, una pagina drammatica della nostra storia. A volte la casualità trasforma le vite, e a volte il destino viene trasformato da esse.
    Un sorriso per il fine settimana.
    ^__^

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    1. Il destino... non lo so, forse il destino, come entità immanente sopra le nostre teste non esiste... o forse si modifica anche lui, insieme a noi. E il libero arbitrio? :)
      Ricambio il sorriso, Key, ciao, buoni giorni anche a te :)

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  11. La Storia è un arazzo, ogni vita un filo, a comporre un disegno complesso che, da vicino, pare semplice, come semplice è ogni singola vita. Ma l'intreccio è complesso, ci sfugge.

    Ciò che mi preoccupa è come le trame segrete continuino ad agire, sfruttando il malessere diffuso, in false rivolte condite da forconi e fascismi mascherati. Quando riusciremo ad avere gli occhi aperti su ciò che ci sta accadendo e non solo su ciò che è accaduto?
    Scusa la riflessione amara.

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    1. Preoccupa anche me. Io non ho dimenticato che il golpe Borghese non si compì per un caso fortuito: c'era la stessa confusione sociale di adesso, c'era la stessa insoddisfazione sociale. Forse la società era lievemente diversa. Oggi è più individualista, è più frammentata, quindi per questo ancora più a rischio...

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