domenica 19 gennaio 2014

Pensieri ingarbugliati

Ho parlato a lungo con le mani: sulla tastiera, sulle guance dei bambini, sul corpo dell'amato.
 A volte le impreziosisco con lo smalto o anelli vertiginosi per dare a vedere che  la loro stanchezza è soltanto un inganno.
Le mani sono l'anima dell'uomo. Sono il nostro carattere. Educare una mano vuol dire insegnare a tacere. Ci sono creature che hanno levato le loro mani per gioire, altre per difendersi dalla violenza. Qualcuno con le mani ha fatto giustizia, qualcun altro ha pregato. Però tutti sulle proprie mani hanno fatto calare il silenzio.


Alda Merini
H. Matisse

Nei giorni scorsi ho avuto modo di conversare su cosa sia la comunicazione. L’argomento era la comunicazione attraverso il blog. Uno dei partecipanti alla conversazione sosteneva che quella che avviene attraverso il post ( “… i post sembrano proprio dei message in a bottle, cioè testi scritti con la speranza che DOPO ci sia una comunicazione.”) non sia comunicazione bensì espressione e che solo attraverso i commenti avviene la vera e propria comunicazione.
Ho rimuginato oggi su questo, anche perché mi sono imbattuta nella frase che leggete sopra , e seguendo un pensiero dopo l’altro   ho preso un sentiero diverso.
Cos’è la comunicazione? Sempre attingendo a quella conversazione riporto un brano co-mu-ni-cà-re (io co-mù-ni-co) dal latino: [communicare], mettere in comune (…) la comunicazione è un'espressione sociale, un mettere un valore al servizio di qualcuno o qualcosa fuori da sé: non basta pronunciare, scrivere o disegnare per comunicare; la comunicazione avviene quando arriva, quando l'espressione è compresa e diventa patrimonio comune per la costruzione di una discussione, di un sapere, di una cultura”. Allora ho ripensato alla famosa comunicazione non verbale, quella che non mente mai, quella che noi porgiamo con il nostro corpo, con i nostri gesti.
L’ho detto,  era una riflessione  un po’ ingarbugliata, cosicché mi sono ritrovata a pensare alle parti del corpo che ognuno di noi guarda in maniera automatica con più interesse.
La maggior parte  delle persone, sia maschi che femmine, guarda il lato “B”.  Io guardo quasi contemporaneamente  le mani e poi gli occhi. Ma soprattutto le mani. Va beh, subito dopo invio alla banca dati che ho in testa informazioni circa  la voce, il suo suono, timbro, il  suo volume, l’inflessione, ma questo è un altro discorso….



33 commenti:

  1. Certo, difficile non condividere. Ma i libri, allora, non sono comunicazione? La poesia non lo è? A me piace pensare che vi siano molte modalità di comunicare. Una mano dice molto, ma può anche mentire. Lo stesso vale per le parole dette e scritte.

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    1. Come fa la mano a mentire???
      Me lo sto chiedendo ma non so darmi una risposta

      I libri, le poesie... secondo la persona cui accenno sono espressione, non comunicazione. E' l'espressione di un qualcosa sulla quale si costruisce la comunicazione....(spero che legga il post e ti possa rispondere direttamente :) )

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  2. Come può una mano mentire? Non ti sei mai sbagliata a interpretare una mano, uno sguardo, il tono di una voce? Non penso si disponga di dati infallibili. Incolpare il virtuale è facile, ma a me sembra un po' una via di fuga. La comunicazione tutta funziona poco, a mio avviso.Siamo dei pessimi comunicatori, viviamo una solitudine gremita di gente.

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    1. Per mia esperienza lo sguardo può mentire, Chi conosce molto bene le tecniche della comunicazione sa come usare lo sguardo.
      Le mani possono mentire come?? Mostrando nervosismo o calma quando si prova l'opposto?questo forse è possibile... ma se quel che guardi è l'accuratezza, l'eleganza o meno, la grana... beh queste cose non mentono, Manuela.
      Il virtuale era solo l'inizio della riflessione :) quel che mi ha fatto pensare a ruota libera quando ho incontrato le parole della Merini. Lo so, non è molto chiaro il post, forse, ma non per niente ha come titolo "pensieri ingarbugliati" :))

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  3. ho sempre sperato che i nostri post saranno in qualche maniera decodificati dai posteri quali testimonianze più o meno serie del nostro tempo. C'e' da dire, ma era un tempo nel quale si scherzava parecchio, che qualcuno di noi assicurava che sarebbero state trovate dentro scrigni d'argento sotterrati nella sabbia del deserto...
    Per nostra minima o massima espressione :)
    Simone

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    1. Poveri posteri, che pesante fardello erediterebbero!
      Penso a come potrebbero, porelli, decodificare le immagini glitterate o i discorsi sulla politica che per noi è attuale. Ci sarà da inventare/scoprire una nuova stele di Rosetta :)))

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  4. Perla, leggendo il tuo ultimo commento, mi viene il sospetto che potrei aver perso 50 anni per mettere a fuoco le persone: noto le mani belle, ma non ho mai pensato che una persona possa "essere" le sue mani. :) Ora vado a studiare le mani di tutti quelli che conosco e verifico...

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    1. Eh eh eh! Manuela, leggila così: hai esperito un percorso interpretativo, ora puoi iniziarne un altro!!! :)))

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    2. Oddio, spero vivamente la tua teoria sia errata. Spero vivamente che la confezione non indichi il contenuto. Voglio crederci ancora :)

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    3. Manuela, hai letto interpretato male la mia battuta scherzosa :) Con le mie parole volevo solo dire che non c'è mai fine alla Conoscenza... anche quando pensiamo di avere in pugno l'argomento, poi magari scopriamo altre sfumature.
      Detto questo c'è da dire anche che NON è così immediata la relazione tra contenuto e confezione. Una mano accurata non mi dice che che il/la proprietario/a sia un uomo o una donna intelligente, ma solo che è una persona che ha abbastanza cura della propria persona. Giusto per fare un esempio.
      Se noto durante una conversazione delle mani che non riposano un attimo, non solo penso quello è italiano, ma posso anche pensare che sia una persona che tende all'emotività. Giusto per fare un altro esempio.
      E potrei continuare per molto :)
      Spero di essermi spiegata un po' meglio, spero di aver colto quel che volevi dirmi :)

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    4. Ok, mi sento più tranquilla, ora :)

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  5. Per me il viso è tutto, o quasi. Per questo faccio fatica a parlare al telefono. Forse con skype è diverso, dovrei provare.
    Certo che ti vai a trovare certe persone complicate per conversare.
    Al3ph

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    1. Eppure per poter parlare al telefono (senza il videotelefono) una soluzione ci sarebbe: ti fai mandare una foto dei tuoi interlocutori e, quando parli con loro, la metti in bella evidenza davanti a te :)))
      Persone complicate??? Aleph, ti confesso un mio pregio/difetto: se non son mediamente complicate per me non rivestono alcun interesse .... devo pur equilibrare la mia estrema semplicità (intesa in senso biblico!!! ) :))))

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  6. MMMMM....Discorso complicato! Penso che la comunicazione ( nel senso del blog) dipenda molto dall'intento di chi scrive. Io, tanto per fare un esempio, racconto fatti che mi accadono, o riflessioni a cui certi fatti mi portano, pertanto comunico questi miei pensieri agli altri. Allo stesso modo, così come succede in questo tuo post, tu parti da considerazioni personali su un determinato argomento per stimolare una discussione, pertanto comunichi e chiedi implicitamente a noi di fare altrettanto. Chi scrive racconti inventati, romanzi, poesie...non comunica, ma semplicemente esprime se stesso e mette noi a conoscenza del suo modo di esprimersi.
    Mi è capitato recentemente, parlando della musica e della sua funzione nel cinema, di parlare di comunicazione con i ragazzi, menzionando il linguaggio verbale e non verbale. Così, per fare un esempio, ho parlato delle mani. Mi sono guardata, realizzando proprio in quel momento che io gesticolo come pochi. Ma il mio muovere le mani lo intendo, almeno in quel caso, come un gesto estremo per far entrare, anche in modo fisico, il mio pensiero in quelle zucche. E' come se gesticolando io volessi avvicinarmi a loro per meglio far comprendere i concetti. Poi magari dipenderà invece soltanto dalla mia emotività...credo che dovrò farci un pensierino! :D

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    1. Come al solito, il tuo buon senso e la tua praticità di pensiero mi colpiscono positivamente :)
      Però, Kathe, permettimi un appunto. Tu dici:
      Chi scrive racconti inventati, romanzi, poesie...non comunica, ma semplicemente esprime se stesso e mette noi a conoscenza del suo modo di esprimersi.
      Io dico che qualunque cosa che si scrive parla di noi, non è necessario che sia autobiografica. Faccio un esempio? Se io detesto la violenza e scrivo un racconto che parla di rapporti sociali, stai pur certa che il fatto che io detesti la violenza emergerà sempre, perché farò in modo che attraverso il racconto si veicoli la sua condanna, in una maniera o nell'altra, anche se sto raccontando dell'invasione di Arcore da parte dei venusiani :)
      Per quanto riguarda lo gesticolare lo hai detto: non è forse uno stato d'animo emotivo il fatto che, usando una gestualità più accentuata, cerchi di arrivare alle zucche che tu definisci vuote? :) Il loro forse non è essere zucche vuote, è menefreghismo... il tuo è voler arrivare a dei risultati. Essere emotivi non vuol mica dire essere ansiosi, o meglio non vuol necessariamente dir quello! :)

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    2. Diciamo che, leggendo ciò che hai scritto e gli altri commenti, mi sono chiesta la differenza tra comunicazione ed espressione e ho cercato di tradurle in un esempio concreto. Probabilmente, tutto ciò che diciamo o scriviamo può essere considerato comunicazione anche se, devo dire, mi è capitato di sentire delle persone parlare, parlare, senza dire niente ( tipico degli avvocati e dei relatori di certi corsi di aggiornamento...)
      Mi sembra però che il racconto, il romanzo o la poesia, pur rivelando parzialmente la mentalità di chi li scrive, si prestino meno ad un confronto comunicativo. Io posso dire che mi piacciono per un certo motivo, o che non mi piacciono per un altro, ma il discorso si esaurisce lì.
      Se invece vogliamo dire che espressione e comunicazione sono la stessa cosa, allora il ragionamento cambia.

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  7. Ciao!
    Interessante post, e dibattito.
    Posto che esistono tante forme di comunicazione, compresa quella non verbale, anche se, sinceramente, prediligo gli incontri dal vivo, tutto ha la sua importanza, ma anche no. Nel senso che quel che ne viene fuori, la conoscenza, risiede tutta nella nostra testa. Ci sono degli indicatori che si possono cogliere, o semplicemente intuire degli altri, osservando i loro occhi, mani, gesti, voce…etc, o il modo di esprimersi nella scrittura, per rimanere nel virtuale. Però, alla fine, l'immagine si costruisce dentro di noi, siamo noi che "crediamo" quel che è vero e reale, e quel che non lo è. Dovremmo essere totalmente liberi dal bisogno di parametrare e accettare che potremmo costantemente prendere delle belle cantonate. E poi farci una bella risata su. L'importante è tendere verso ciò che ci fa star bene, e ogni strada per la Conoscenza è una bellissima tensione.

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    1. Ci sono degli indicatori che si possono cogliere, o semplicemente intuire degli altri, osservando i loro occhi, mani, gesti, voce…etc, o il modo di esprimersi nella scrittura, per rimanere nel virtuale.
      Concordo pienamente!!!!
      Per esempio, dal modo in cui ha scritto questo commento, potrei azzardare una ipotesi che tu smentirai o meno :)... oggi è stata una giornata non facilissima, non so se stancante o irritante, ma non facilissima.
      Come vedi ho parametrato, in una certa qual maniera, quindi mi espongo volontariamente alla cantonata :)
      E' solo una parentesi leggera , eh, Ant :) che non vorrei sostituirmi al Divino Othelma :))
      l'immagine si costruisce dentro di noi, siamo noi che "crediamo" quel che è vero e reale, e quel che non lo è.
      Come è vero questo concetto! Semplice e basilare, dovremmo sempre tenerne conto. a mio avviso. Ti posto una frase che apparentemente non c'entra nulla con questo discorso, ma..... :)
      Quando sedete in un bar, con tanto di musica in sottofondo e un sacco di progetti in testa, non state veramente bevendo il caffè o il tea. State bevendo i vostri progetti, state bevendo le vostre preoccupazioni. Voi non siete reali, e neanche il caffè lo è.

      Il vostro caffè può rivelarvi se stesso come realtà solo quando tornate al vostro sé e realizzate la vostra vera presenza, liberandovi dal passato, dal futuro e dalle preoccupazioni. Quando si è veri, anche il tea diventa reale e l'incontro tra voi e il tea è reale.
      Questo è il vero modo di bere il tea

      ~ Thich Nhat Hanh

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  8. Interessante, Credo che si comunichi in mille modi, attraverso ogni forma artistica, ogni nostro gesto è il disegno della nostra ansia o della nostra paciosità. Certo nel blog tutto questo esprimersi in forme astratte sarebbe impossibile ed allora sono d'accordo su quello che sostenevano più sù che la comunicazione, quella vera, avviene non tanto in quello che prosdpetta il blog ma nell'interazione con i suoi commentatori che a volte riescono addirittura a trovare altri significati, insomma un caledoscopio in mano che smosso crea disegni diversi.

    sherazade

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    1. Concordo, Shera :) sul fatto che si comunichi in mille modi ed anche sul fatto che la comunicazione sia interazione tra chi scrive il post e chi commenta, e tra i vari commentatori tra di loro... il fatto è che, purtroppo, sui blog questo, ovvero l'interazione tra i vari commentatori incluso chi ha scritto il post, succede raramente. Si è chiusi ognuno nel suo guscio e molte volte nemmeno si leggono gli altri commenti.
      Io credo, in definitiva che il post sia un messaggio in a bottle, come diceva la persona che cito in questo post, da cui scaturisce poi la comunicazione, ma credo altresì che sia anche esso comunicazione poiché, ad occhi attenti, svela comunque qualcosa che chi lo scrive vuole veicolare :)

      Ha ragione Aleph :) devo trovarmi dei conversatori meno impegnativi, mi sa :)))))
      Grazie Shera :)

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  9. Anch'io guardo le mani, e gli occhi.
    Mani, occhi (sguardo), atteggiamenti durante la comunicazione verbale, sorriso.
    Quando ho sbagliato (perchè è successo eccome) è stato perchè non mi sono voluta fidare del mio istinto da bestia.
    Ok, si può sempre rimediare, anche se il passar degli anni toglie perseveranza e mordente.
    Ciao Francesca, io ci sono, e spero di rientrare al prossimo giro. :**

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    1. Condividiamo un ottimo istinto, allora, Nico :)
      Pure io, quando lo seguo difficilmente sbaglio !

      Nico, son felicissima del tuo ritorno :)... Il gioco è sicuramente più ricco con te! :)

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  10. Eh, cara Maghetta, hai parametrato bene! :)
    Ieri ero tanto, troppo affaticata. A dire il vero anche oggi, forse un po' più alla che-me-ne-fre-ga-di-que-sto-af-fan-no-fi-si-co-e-men-ta-le-tan-to-poi-pas-sa!
    Concordo pienamente con il caffè, e con il tea, cioè con il sè che ora è ritornato in me. :) Cogli l'attimo fuggente, sii presente a te stesso, solo questo è reale!
    Condivido anche questo pensiero: "Io credo, in definitiva che il post sia un messaggio in a bottle, come diceva la persona che cito in questo post, da cui scaturisce poi la comunicazione, ma credo altresì che sia anche esso comunicazione poiché, ad occhi attenti, svela comunque qualcosa che chi lo scrive vuole veicolare :)" e Kathe mi ha fatto riflettere quando dice: "Mi sembra però che il racconto, il romanzo o la poesia, pur rivelando parzialmente la mentalità di chi li scrive, si prestino meno ad un confronto comunicativo. Io posso dire che mi piacciono per un certo motivo, o che non mi piacciono per un altro, ma il discorso si esaurisce lì. "
    Credo, Kathe, che comunicare sia da intendersi in senso lato, non solo come confronto.
    A meno che non si stabilisca in comune che si sta parlando proprio di confronto.
    Il fatto stesso di scrivere è "comunicare", cioè mettere in comune, e a prescindere dal fatto che gli interlocutori siano parlanti o silenti, avviene una trasmissione. Di cosa, poi, sarà chi fruisce della comunicazione, lettore in questo caso, a recepirlo e farlo proprio, oppure no.
    Perla, con il discorso sulle mani, suggerisce anche altri piani di comunicazione. L'"nterlocutore" potrebbe essere tante altre cose, anche un semplice passante che sfiorandoci per strada, sofferma per un attimo lo sguardo su di noi, e "ci legge". Certo, a modo suo, senza chiederci un confronto nello specifico della circostanza. A tale proposito, del viandante intendo, mi è venuto in mente che a volte, nei giorni in cui sono più serena e allegra, mi capita di uscire e di notare che la maggior parte delle persone che incontro si girano a guardarmi, e sorridono vistosamente. Allora mi chiedo se ho la faccia da scema, e mi guardo addosso, pensando di avere qualcosa fuori posto. Poi mi rendo conto che sono talmente radiosa da trasmettere il mio sorriso. Una comunicazione inconsapevole, più inconsapevole di chi mette un message in a bottle. Ma avviene, c'è addirittura uno scambio!
    Io, come al solito, mi faccio prendere la mano, e sforo.
    Adesso mi do una regolata, e chiudo qui il commento che non oso pensare quanto sarà lungo.
    Smack! :)

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    1. Quindi, torniamo al fatto che ogni forma di espressione sia anche comunicazione: una persona può esprimere se stessa dipingendo, suonando, cantando, scrivendo, gesticolando ma, alla fine, manda sempre un messaggio comunicativo al suo prossimo.

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    2. So che ti rivolgi ad Antonella, Kathe... ma hai dato una risposta che condivido, quindi la faccio anche mia :) e rispondo brevemente ad entrambe.

      Brevemente perché Antonella ha brillantemente sintetizzato e interpretato quel che io penso sull'argomento: Sì, ogni azione, ogni gesto... anche il silenzio è, comunque, comunicazione.

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  11. kathe, scusa il ritardo. E scusa se sottoscrivo le parole di Francesca per pigrizia, e per non fare un clone.
    Voglio solo aggiungere che, leggendo questa paginetta, mi viene una gran gioia di dire che le donne sono meravigliose! Che bello scambio, generoso e accogliente dei pensieri altrui. Grazie!

    Francesca, grazie a te. Troppo buona con me. Io pure sgrammaticare in commento lungo lungo. Ciuccia, ciuccia!

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  12. Discutere delle mani, dello sguardo, dei gesti in genere in un luogo dove essi sono impossibili è solo una perdita di tempo. Sui blog contano solo la scrittura e le eventuali immagini a corredo. Così è tutta un'altra cosa perchè bisogna prima essere il più chiari possibili nella scrittura e dopo affidarsi comunque ad un'interpretazione della stessa. I guai iniziano da lì e sono inevitabili nonostante la scrittura sia una testimonianza non modificabile, aggiungo poi che esiste nel web la tendenza ad appropriarsi del significato di "comodo" di uno scritto e digerirlo a proprio uso e consumo. Non dimentichiamo infine l'alibi, il nascondiglio dell'anonimato. Peccato perchè nei luoghi dove si scrive l'accettazione, l'analisi, la sintassi e l'onestà intellettuale di cui parla Ant sono rari. Spero di essere stato chiaro

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    1. Sono stata un bel po' a pensarci. E non mi so risolvere a scriverti una risposta diversa, anche se questa potrebbe sembrarti polemica. Non lo è.
      Ma cosa è la scrittura secondo te, per escludere un post che parla di mani, di gesti di sguardi?
      Forse che i gesti gli sguardi , le mani, essendo reali non virtuali nn facciano parte della scrittura? Non se ne può parlare?
      Quando una persona scrive che sta attraversando un periodo nerissimo, secondo te non sta facendo scrittura? Se dice che le piace andare a pescare al polo nord, secondo te non sta facendo scrittura?
      Inoltre... la scrittura, che siano racconti, che si parli delle abitudini dei granchi rosa del pacifico, che si descriva un tramonto...da che ne so io, è sempre stata interpretazione!

      Per quanto riguarda l'anonimato , la risposta è duplice
      Se per anonimo , intendiamo un commentatore come Ant che non ha blog , beh posso dire che tutto è tranne che anonimo.
      Se per anonimato tu ti riferisci a quella condizione che permette agli individui pavidi di nascondersi e quindi esprimere tutto il loro livore.. beh io li condanno senza appello. Non solo, quando in passato mi son capitati, qui, da quando ho riaperto ancora no, li ho cancellati senza dare loro alcuna importanza, neppure una risposta niente. Perché chi non ha il coraggio di firmarsi (firmarsi poi, per modo di dire, ma comunque rendersi riconoscibile) non solo è un cretino pavido, per quanto non ha diritto neppure che lo si legga, figuriamo che lo si risponda!

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  13. Altro piccolo ma importante esempio: hai scritto un post sulla comunicazione in genere e su quella virtuale in particolare. Finora tutti hanno commentato restando sull'argomento ma non è quasi mai così! Spesso sui blog, come di ci tu stessa, questo non avviene, spesso nessuno legge la comunicazione degli altri intervenuti e scrive di cose che non c'entrano affatto con l'argomento del post. I commenti sono così solo un mezzo per dire ci sono, venite a leggermi, oppure un mezzo subdolo per attavccare altri che sono intervenuti sul post.
    La domanda è: questa è comunicazione?E se lo è di che tipo è?

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    1. Enzo, io credo che ognuno abbia il diritto di esprimersi come meglio crede, o come meglio può,nei limiti del civile e dell'educazione.
      Poi, chi legge decide che uso fare di quel che legge. Non tutti siamo cappaci di scrivere forbito, sintatticamente perfetto, grammaticalmente esatto... che vuol dire? Che non possiamo per questo esprimerci???
      Spero che questo volevi dire.
      Alla tua domanda finale ho risposto nel commento sopra

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    2. Francesca ho un'opinione diversa: i gesti gli sguardi , le mani, essendo reali non virtuali vanno descritti, raccontati con la scrittura e raramente hanno il medesimo impatto, spesso sono solo un riflesso. Non c'entra la forbitezza dello scrivere, c'entra la capacità di raccontare e comunicare su un piano diverso assimilabile alla perfezione del contatto reale. Se scrivo che sto attraversando un periodo nerissimo non faccio scrittura, faccio cronaca, nessuno impedisce che su un blog si faccia cronaca ma io preferisco la scrittura e la poesia. Nei carbonari della parola cosa serve secondo te? Basta la cronaca o sarebbe meglio anche tirar fuori l'anima nascosta di essa, il tempo nascosto e non accontentarsi della patina?
      Non capisco il riferimento all'uso che in privato ciascuno di noi fa di quel che legge: è ovvio che sia così. Non capisco nemmeno l'accenno alle eventuali scarse capacità di scrittura di un blogger, alle sue carenze sintattiche e lessicali: il web è strapieno di castronerie scritte male su argomenti futili, io normalmente cerco altro e credo sia un mio diritto. Tutto ciò naturalmente mette chi scrive un commento come il mio nella scomoda posizione di essere un osservato speciale, pazienza.
      Sui commenti anonimi abbiamo la stessa opinione, ciao.

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  14. Luca/Enzo, tu aspiri al bello, mi pare di leggere in queste parole "Non c'entra la forbitezza dello scrivere, c'entra la capacità di raccontare e comunicare su un piano diverso assimilabile alla perfezione del contatto reale […] nessuno impedisce che su un blog si faccia cronaca ma io preferisco la scrittura e la poesia. […] Basta la cronaca o sarebbe meglio anche tirar fuori l'anima nascosta di essa, il tempo nascosto e non accontentarsi della patina?". Per "bello" intendo la capacità di costruire immagini semantiche che arrivino come forza primitiva, senza sovrastrutture, dell'anima.

    Su tutto il resto non mi esprimo. Preferisco leggere le riflessioni, tue e di Francesca. In definitiva sono solo una commentatrice senza blog, e forse per capire certe cose dovrei stare dall'altra parte.

    Con attenzione
    Antonella

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  15. La mia filosofia di vita è: io posso "crescere" solo quando incontro persone che la pensano in maniera differente da me. Se le persone la pensano allo stesso modo mi sento gratificata, sono contenta del risultato, ma la mia crescita interiore non se ne avvantaggia.
    Io non ho mai avuto paura di confrontarmi, per questo ho un grazie speciale per chi, con i suoi commenti argomentati nonché critici mi sprona a cercare altre strade, altri filtri di lettura nel guardare le cose.
    Qualcuno chiama questo conflitto. Io lo chiamo critica costruttiva.
    Se tutti i pareri fossero critiche costruttive e non, come succede spesso sui blog, delle frasi di facile adesione (perché essere d’accordo è facile; è il disaccordo argomentato che è difficile), credo che i blog stessi se ne avvantaggerebbero e con loro i blogger.
    Grazie, dunque a Enzo, Ant e a tutti coloro che viaggiano con me, tra le mie Note, con spirito costruttivo. :)

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