domenica 5 gennaio 2014

Il senso della vita

Mi hai chiesto: <<chi sei?>>
Ti ho risposto:  <<sono Francesca>>
Mi hai chiesto:  <<qual è il tuo senso della vita? >>
Ti ho risposto: <<la vita ha senso solo se la vivi; se sei capace di giocarti le tue lacrime ogni giorno, se sei capace di interrogare la tua anima, se riesci a entrare nella magia dell’ironia e dell’autoironia,  se lasci che vicino a te scorrano due rivoli dove far defluire in uno le cose belle, che vorresti fossero sempre compagne dei tuoi passi, nell’altro quelle meno belle ma non per  questo evitabili.
Nell’uno scorrono le emozioni positive, l’amicizia, l’amore, la carezza che non ti aspettavi, il sorriso che ti scalda il cuore, la tenerezza , la gioia, la bellezza di un’alba e il colore di un tramonto, il canto della montagna e la voce del mare, la poesia di un cuore, il richiamo di un gabbiano, il volo di una rondine, la magia di un arcobaleno, il profumo di un fiore, la musica di una voce, un fiocco di neve sul tuo viso, il calore di una mano nella tua.
Nell’altro scorrono le emozioni negative, la menzogna, il tradimento, l’ipocrisia di chi ti si dichiara amico senza esserlo, la meschinità di chi dice di amarti e invece vuole usare solo la tua anima, la cattiveria fine a se stessa, l’arrivismo, l’affettazione, l’egoismo che ferisce, i guaiti di un cane, la violenza fisica e psicologica, i guasti inferti alla natura, il pianto di un bimbo.
Due rivoli differenti dove  attingere alternativamente.
Nel primo nei momenti bui, nei momenti di tristezza infinita che pervade la tua anima, nei momenti che vedi le luci della tua vita spegnersi una a una.
Nel secondo solo quando devi ricordarti che sei un essere umano tra gli umani>>
Un lungo silenzio ha accompagnato il tuo sguardo.
Poi, chinando il capo e  gli occhi, hai sussurrato: << e qual’è il confine tra il tuo vivere e il tuo respirare?>>
Una nebbia ha invaso i miei pensieri togliendo certezza ai miei orizzonti.
Ogni cosa - d'improvviso -  non aveva più margine e  ogni forma aveva perso i suoi limiti percettibili. Ombre sinistre, indecifrabili, vagavano per il mio animo inquieto, alla ricerca febbrile di una risposta. Ma la risposta non c’era.
Rincorrevo quei fantasmi strattonandoli, implorando anche un flebile suono che potesse darmi la traccia di me stessa. Niente, un niente totale.
Rimosso ogni dolore, rimossa ogni sofferenza era rimasta solo la paura. Una belva che dilania da dentro e blocca ogni percorso di rinascita.
Ho alzato gli occhi su di te, sconfitta. Sconfitta, ma di nuovo consapevole dell’importanza dei miei desideri. Era come se all’improvviso un raggio di sole di estremo fulgore avesse squarciato la spessa coltre di nubi che oscurava la verità.
Mi hai guardato a lungo e, dolcemente, mi hai teso  una mano. Una mano che non ho saputo stringere.
Piano, molto piano l'hai fatta ricadere nel vuoto.
Poi, lentamente, ti sei avviato nella nebbia intonando un vecchio canto navajo:
Non mi interessa quali pianeti sono in quadratura con la tua luna
Voglio sapere se hai toccato il centro del tuo dispiacere, se sei stato aperto dai tradimenti della vita o ti sei inaridito e chiuso per la paura di soffrire ancora.
Voglio sapere se puoi sopportare il dolore, mio o tuo, senza muoverti per nasconderlo, sfumarlo o risolverlo.
Voglio sapere se puoi vivere con la gioia, mia o tua; se puoi danzare con la natura e lasciare che l’estasi ti pervada dalla testa ai piedi senza chiedere di essere attenti, di essere realistici o di ricordare i limiti dell’essere umani.
Non mi interessa chi sei e come sei arrivato qui
Voglio sapere se rimani al centro del fuoco con me senza ritirarti.
Non mi interessa dove o che cosa o con chi hai studiato
Voglio sapere chi ti sostiene all'interno, quando tutto il resto ti abbandona.
Voglio sapere se riesci a stare da solo con te stesso e se apprezzi veramente la compagnia che ti sai tenere nei momenti di vuoto….”
Ogni parola arrivava dritto al cuore, poi scendeva in basso a sconvolgere e allo stesso tempo placare le viscere. Un movimento circolare che dalla terra arrivava in alto per poi ridiscendere in basso, attraversando la mia anima come le fiamme di un fuoco inestinguibile.
Pura alfine, come la fenice che risorge dalle sue stesse ceneri ho seguito ogni tua orma, ogni tuo passo e  ti ho rincorso, ma con l’ansia e l’anelito del mio smarrimento.
Ti ho chiesto: <<chi sei?>>
Hai interrotto quel canto dolce e lacerante e mi hai risposto: <<sono Oblio. Anche se un tempo il mio nome era Sogno>>
Parole secche, precise, anche se pronunciate con indulgenza infinita. Non mi hai guardato; hai preferito continuare a tenere i tuoi occhi fissi dinanzi a te.
Una pausa di silenzio ha scosso il mio animo. Un silenzio pieno di mille parole che le parole avrebbero potuto inquinare, rendendo vani  la sua forza e il suo incanto.
Poi hai di nuovo mosso i tuoi passi sul tuo sentiero -  a me  ignoto eppure già amato -  e, lento come un sussurro d’ombra, hai ricominciato il tuo canto:
“Non mi interessa se la storia che racconti è vera
Voglio sapere se riusciresti a deludere qualcuno per mantenere fede a te stesso; se riesci a sopportare l’accusa di tradimento senza tradire la tua anima.
Voglio sapere se puoi essere fedele e quindi degno di fiducia.
Voglio sapere se riesci a vedere la bellezza anche quando non è sempre bella; e se puoi ricavare vita dalla sua presenza.
Voglio sapere se riesci a vivere con il fallimento, mio e tuo e comunque rimanere in riva a un lago e gridare alla luna piena d’argento <<Sì!!>>…..”
E mentre scomparivi al di la dell'orizzonte, seguito da  quel canto - che  lenisce e rinnova le ferite del vivere - le tue ultime parole raggiunsero, sospinte dal vento,  la mia mente e il mio cuore:

<<Denuda la tua anima e culla i tuoi sogni Francesca.  Un giorno ritornerò e il mio nome sarà Cammino>>

46 commenti:

  1. Bellissima questa tua storia: i sogni delusi che, nonostante tutto, vorrebbero sopravvivere ancora, l'oblio che cerca di placare il dolore per quei sogni infranti, le delusioni ricevute, i tradimenti inflitti, le ferite non ancora rimarginate e, finalmente, la prospettiva in lontananza di un nuovo cammino, con nuovi sogni, nuove speranze, nuovi compagni di viaggio. Così è la vita: si cade, ci si rialza, si curano le ferite, si ricomincia, finchè se ne hanno le forze, finchè ci resta anche un solo piccolo sogno da realizzare.
    Buona vita, Francesca, Antonella, e tanta luce.

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    1. Bellissimo questo tuo commento, Kathe :) davvero molto bello. Vero, così è la vita, ma quanta fatica, quanta! Parlo per me: mi on sempre rialzata dalle batoste che mi ha somministrato la vita, ma sempre più a fatica e sempre più lentamente....

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  2. Le stai ancora stringendo la mano ...
    noi non abbiamo tutte le soluzioni, non possiamo definire tutto, ma riusciamo a capire la valenza di ogni sensazione, collocandola nella parte migliore della sorgente in modo che arrivi alla foce con il miglio aiuto possibile. Con o senza sicurezze ipotizzate, meglio coglierne vere e significative ad ogni risposta che possiamo scambiarci ...
    Probabilmente è superfluo dirti che è molto toccante... ma così, a conti fatti, sempre che si possano far conti ... stai stringendo tutti noi oltre alla Tua Amica.
    Simo

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    1. Simone, che bel commento :)
      Hai sempre una dolcezza infinita nel porgerti, qui! Grazie!!!
      Questo è uno scritto di qualche anno fa. Su post precedente un commento di Antonella mi aveva fatto ripensare a questo racconto (che tanto racconto non è... forse è un viaggio) e allora l'ho ripostato :)
      Sicurezze.... non lo so, forse non h mai avuto sicurezze nella mia vita, se prescindiamo da quelle adolescenziali. Son fatta strana, lo so :)

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  3. Lo hai dedicato però me lo sento addosso anch'io.

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    1. Enzo, lo sai già, non te lo dico io: uno scritto, un qualsiasi scritto, anche se dedicato, è sempre anche di chi lo legge.... :)

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  4. Non so niente di questa Antonella, ma quello che hai scritto è molto bello

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    1. Grazie, MG :)
      Antonella è una "scoperta" recente.... un bellissimo regalo dell'anno che è appena andato via

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  5. Ho pensato un po' se commentare o no questo tuo brano. Ci ho pensato perché io parto sempre dall'assunto che una poesia o un racconto per "capirli" e sentirli o meno sia fondamentale conoscere davvero il sentimento ed il senso che l'artista ha posto in esso. Quella tua dedica quindi un po' spiazza sotto questo punto di vita. Contravvenendo quindi a questo mio piccolo "principio" lol, provo a dirti cosa penso ed ho sentito io leggendo il racconto ed esulando ahimè non conoscendoli dai riflessi più personali tuoi nell'averlo scritto.

    Bel finale, anche se non so, e qui faccio riferimento all'inizio del tuo post, a mio avviso il senso della vita non sta nel viverla in quanto questa considerazione sa di tautologico, perché se non sai quale sia il senso quasi mai vivi un qualcosa di cui non hai idea che sia. Le riflessioni e le domande di Oblio sono sferzanti e non si può scappare da esse. Bel finale, ma l'attesa cullando i sogni a volte non porta a nulla ed Oblio non torna trasformato sotto forma di Cammino. O meglio noi, al contrario del tuo racconto, non ne abbiamo certezza. Noi, che presuntuoso, forse solo io.

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    1. Sulla dedica ha chiarito brillantemente Antonella :)
      Sul senso della vita... quando scrivo "ha senso solo se la vivi" intendo se sei consapevole delle tue azioni, se le vivi attivamente e non lasci che la vita ti scorra a fianco. Infatti nel periodo che segue l'affermazione ribadisco il concetto :)
      Se Oblio torna.... SE, lo sottolineo, significa che Francesca è riuscita a denudare la sua anima, ovvero è riuscita ad entrare in relazione con quella parte di sé che le è ostile, che le ha impedito di accogliere quella mano nella sua.
      E se torna sarà Cammino, perché Cammino è un altro nome del Sogno, che poi è il nome originario dell'interlocutore:) Perché essere capace di sognare è anche esser capaci di camminare lungo il nostro percorso di vita :)

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  6. Ciao a tutti, mi chiamo Antonella. :)
    Se volete comprendere il perché di questa dedica, vi basterà leggere i commenti del post Niente è per sempre. Non ti "spiazzare" Daniele, è tutto molto più semplice di quel che sembra.

    GRAZIE FRANCESCA! :)

    Torno nel pomeriggio per aggiungere i miei pensieri. A proposito, riagganciandomi sempre a Daniele, anticipo che, dal mio personale sentire se considero l'Oblio come una funzione attiva (suggerimento di Nietzsche), immagino il perché si trasformi in Cammino. Mi spiegherò meglio, spero, in un secondo commento. Racconto meraviglioso!!!

    Grazie Katherine, buona vita anche a te, e a tutti!

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    1. Ciao Antonella :-)))

      Grazie per le delucidazioni! Sono curioso di leggere il perché secondo te l'Oblio si trasforma (sicuramente e sempre?) in Cammino.

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  7. Eccomi di ritorno. Farò riferimento al mio vissuto, per spiegare come mi risuona il racconto di Francesca.

    Premetto che è una lunghissima fase della mia esistenza, in cui solo per attimi infinitesimi, ho la sensazione del Cammino. Probabilmente sarà sempre così, finché chiuderò gli occhi, o forse no, non lo so.
    Sono quei rari momenti in cui tra i due letti del fiume non avverto più la frattura tra me e le parti esterne a me. Non mi crogiolo, consolo, o adatto, sottometto, ribello e rassegno al senso della vita di altre anime confluite "per sempre" nella mia. Tutto scorre come unità indivisibile. Succede quando l'Oblio, come facoltà attiva (non funzione, come erroneamente ho riportato nell'altro commento, e qui la interpreto a modo mio), mi consente di non fare confusione tra le tracce sedimentate, e gli stimoli della vita. Non si tratte di cancellare la memoria, ma di inibirne, "dimenticarne", i condizionamenti più deleteri. Intendo l'Oblio non come una fuga, un segno di debolezza, ma un punto di forza e di libertà che, come dicevo prima, consente di reagire agli stimoli, interiori ed esteriori, come fossimo tornati vergini. Invece, il più delle volte affrontiamo gli stimoli (e gli aneliti) come una reazione alle tracce, e cosa più triste, nel tentativo di proteggerci. Si potrebbe fare l'esempio concreto, e abbastanza comune di come molti di noi, segnati dalle tracce, reagiamo "realmente" ad una nuova ipotesi di amicizia. Chi vi si abbandona senza remore, e senza chiedersi "sarà vera? sarà falsa? quanto durerà prima che ne sia deluso/a? ma vale la pena?". Avete mai conosciuto un bambino che si pone queste domande?
    Qualora non reagiamo alle tracce come vera e propria autodistruzione, ne deriva spesso uno stato di immobilismo dell'anima più grande di quel che ci sembra. Non è la paura che immobilizza, ma la paura della paura. Credo che con le nostre tracce siamo capaci di generare anche questo mostro. Questa, per me, è la vera belva che dilania da dentro e blocca ogni percorso di rinascita.
    Nei miei rarissimi momenti di Cammino, tutto diventa estremamente semplice, persino quando incontro anse impreviste o rapide vorticose e affannose. Non me lo pongo proprio il dilemma tra i rettilinei della ragione e le giravolte dell'anima, tutto accade e basta. Sento di andare dove voglio, anche Oltre, dimenticando di "essere attenta, di essere realistica o di ricordare i limiti dell’essere umani", come diceva il canto navajo.
    È forse questo (per me) il senso del Cammino: "obliare il senso" di un'esistenza per costituzione definita da limiti e confini.
    Io riesco (spero di non illudermi) ad obliare, ma al Cammino non ci sono ancora arrivata, ahimé. Tuttavia mai dire mai. Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni? … credo di sì.

    Ciao, e grazie! :)

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    1. "Nei miei rarissimi momenti di Cammino, tutto diventa estremamente semplice, persino quando incontro anse impreviste o rapide vorticose e affannose. Non me lo pongo proprio il dilemma tra i rettilinei della ragione e le giravolte dell'anima, tutto accade e basta. Sento di andare dove voglio,…"

      Riporto questo stralcio di un ragionamento davvero molto profondo, perché è vero, quando uno sa quale sia il proprio Cammino non si lascia rallentare da nulla. E' quando si è immobili che si ha sempre più paura di agire, paura quando non anche rassegnazione che porta alla convinzione che nessuna via porti a qualcosa.

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    2. Grazie Daniele, sei davvero generoso! :)
      Aggiungo una riflessione alle tue parole sul "cammino che non si lascia rallentare da nulla"
      Capita anche di essere convinti di sapere qual è il cammino, mentre in realtà stiamo trascinando il pesante fardello di un percorso già fatto. Un po' come mi piace interpretare questa immagine surreale. (cliccare sulla parola immagine per visualizzare)
      In uno splendido scenario di natura, l'uomo si apre la pista, tirandosi dietro un carico di pesante asfalto che squarcia quello scenario come una ferita. È una carreggiata unica, da percorrere solo nella direzione che dalle spalle-passato, va verso il davanti-futuro. Quanto è più faticoso trascinare anziché correre liberi nella (nostra) natura?

      Grazie, e buona giornata! :)

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    3. Di grande efficacia il tuo commento legato all'immagine surreale che hai linkato. Concordo, io infatti quando parlo di "cammino che non si lascia rallentare da nulla" alludo proprio a quel percorso che si fa quando davvero si segue la nostra natura e si decide di non abbandonare i nostri sogni ed i nostri obiettivi.

      Ciao! Buona giornata anche a te! :-)))

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  8. Miiiii scusate!
    pensavo di essere stata meno "lunga". Abbiate pazienza!

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    1. Rispondo qui al commento precedente :) Altrimenti mi "incarto" :)))
      Intendo l'Oblio non come una fuga, un segno di debolezza, ma un punto di forza e di libertà che, come dicevo prima, consente di reagire agli stimoli, interiori ed esteriori, come fossimo tornati vergini.
      L'Oblio era, per me, il Nulla Zen, dove si riesce ad essere un tutt'uno con il mondo che ci circonda senza Paletti.
      Oblio come dimenticanza dei limiti umani, una condizione è che propria del Sogno.
      Riallacciandomi alla mia risposta a Daniele, Il Sogno è la condizione propria del Cammino senza le limitazioni delle nostre sovrastrutture mentali , del conscio.
      Riuscire a "denudare" la propria anima, entrare cioè in relazione con la parte "oscura" del sé, significa liberarsi delle imposizioni mentali, che poi sono imposizioni provenienti dalla società (religiose, morali, psicologiche, etc) essere un tutt'uno con il NUlla nel quale siamo immersi, diventando parte di quel Nulla.
      Un Nulla che potrebbe essere assimilato al Silenzio .

      La tua spiegazione seguente ben si colloca in questa cornice :)
      Si potrebbe fare l'esempio concreto, e abbastanza comune di come molti di noi, segnati dalle tracce, reagiamo "realmente" ad una nuova ipotesi di amicizia. Chi vi si abbandona senza remore, e senza chiedersi "sarà vera? sarà falsa? quanto durerà prima che ne sia deluso/a? ma vale la pena?". Avete mai conosciuto un bambino che si pone queste domande?
      Liberarsi delle proprie sovrastrutture non è forse ritornare bambini? :)

      In ogni caso Oblio non è ancora tornato, , vuol dire che Francesca è ben lungi dall'aver saputo denudare la propria anima :) Anzi, a dirla tutta, Francesca ha subito una regressione :)))) infatti è paralizzata da quella paura di cui si parla :)

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  9. Non sono partita per le Canarie :(... sono stata bloccata dalla caldaia che ha fatto il botto, nel senso che si è rotta, lasciandoci un mare d'acqua come regalo.
    Ora sto aspettando il tecnico, che son già due volte che lo chiamo e sembra Berlusconi a Palazzo Chigi :(((... appena risolvo questa grana risponderò a tutti :)
    Intanto ringrazio Antonella e Daniele per la loro bella e interessante conversazione, e ad Antonella un abbraccio per essere qui, nonostante lo stato influenzale. :)
    Torno, eh! :)))

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    1. Una zattera di salvataggio?
      Non prendere umido e freddo!
      Un abbraccio :)

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    2. Ho preso solo una grande arrabbiatura :) a 24 ore dalla rottura della caldaia il tecnico ancora non si è fatto vedere. Ieri ha messo il cell fuori uso. Fa un freddo cane anche se c'è il sole... spero solo che arrivi prima che nevichi! :)))

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    3. Il tecnico andrebbe punito con la reclusione di 24 ore al gelo, sul balcone della tua abitazione. Spero sia arrivato!

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    4. Ho chiamato stamattina il tecnico, mi ha detto che era libero in mattinata, ma io no... non potevo allontanarmi dal lavoro. Mi ha detto vediamo se posso pomeriggio ma non prometto niente (sigh!) .... non si è visto!
      Il tuo è un contrappasso degno di Dante :)))))

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  10. Risposte
    1. Oh Kathe :))) Eccome lo vorrei Terry e la sua polverina magica!!!
      Mandamelo almeno mando a quel paese il tecnico padreterno :))))))

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  11. Francesca, vorrei farti una domanda. Non per impicciarmi degli affari tuoi, ma per capire. Per capirti, perché anch'io ti considero un bellissimo dono ricevuto inaspettatamente. :)
    Ti chiederei molto esplicitamente: quali sono le tue paure? Ma alla luce di
    "Riuscire a "denudare" la propria anima, entrare cioè in relazione con la parte "oscura" del sé, significa liberarsi delle imposizioni mentali, che poi sono imposizioni provenienti dalla società (religiose, morali, psicologiche, etc) essere un tutt'uno con il NUlla nel quale siamo immersi, diventando parte di quel Nulla.
    Un Nulla che potrebbe essere assimilato al Silenzio […] Liberarsi delle proprie sovrastrutture non è forse ritornare bambini?"

    proverò ad aggirare l'ostacolo della domanda esplicita, chiedendoti se le tue paure sono più simili a questo stato di prigionia, o a questa condizione di estrema fragilità (e pericolo). O tutte due, che in fondo, per alcuni aspetti potrebbero essere la stessa cosa, oppure… rompo le scatole! :)

    Ho letto attentamente ogni commento, e le tue risposte. Credo che alla fine, è come se avessimo parlato tanti dialetti di un'unica lingua, e che molti di noi (ne approfitto per ringraziare Daniele) possano condividere il tuo sentire, arrivando alle stesse tue conclusioni, e aneliti: per vivere ci si può liberare di tutto, tranne che dei sogni. A volte, spesso, o quasi sempre, facciamo l'esatto contrario.

    Grazie di cuore dello scambio.

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  12. P.S: : prigionia e condizione, in neretto, sono due link. Spero si sia capito.

    Inoltre, spero di non essere super invadente, ma vorrei unirmi a Francesca per ringraziare Simone del gradimento di "Girontondo rintrecciato". È più facile che legga qui che in quel post dell'anno passato. A nuovi cori, felicità! :)

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  13. Invece che "rottura di scatole" questo tuo intervento lo considero una preziosa sollecitazione alla riflessione
    E alla denudazione . Perché che tu mi chiedi con queste due immagini è un autentico test psicologico. (dal quale sarei tentata fortissimamente di scappare, ma non lo faccio) :)
    La parte più oscura del sé è quella parte che fa paura, che non si affronta facilmente poiché, io credo, proprio lì giacciono i sogni infranti, i desideri frustrati, le aspettative avvilite.Entrarci in contatto significa affrontare tutto questo.
    Come dici tu, anche per me le due immagini, alla fine, possono sommarsi... perché se è vero che quella dello stato di prigionia fotografa una schiavitù legata al non saper affrontare l'età adulta, l'altra, che fotografa il predominio della razionalità sulle emozioni, fa riferimento a uno stato di schiavitù adulta ma cristallizzata da qualche problema che, molto probabilmente ha origini nell'infanzia.
    D'impeto ti direi che le mie paure appartengono alla seconda categoria, ma per il legame che io comunque vedo tra le due situazioni ...... :)
    Sarò chiara :) le paure cui faccio cenno nella prima risposta a te è una sola: paura di soffrire. Ho nel bagaglio emotivo alcune delusioni (in campo amoroso-sentimentale) che mi hanno fatto chiudere a riccio su me stessa. Quando scrissi il post ero ferita ma non disillusa, per questo dico di aver subito una regressione. Nel tempo successivo, parlo di anni, tra l'ideazione del post e la pubblicazione odierna, quello che era dolore è diventato disincanto, disillusione, distacco. Mi riesce difficile essere più chiara senza dire qualcosa di molto privato. In sintesi: ho incontrato una persona molto più piccola di me che mi ha corteggiata; questa persona mi piaceva moltissimo e "sentivo" di piacergli almeno altrettanto ma la differenza di età (condizionamento sociale, per ricollegarmi all'immagine sopra) mi ha imposto l'allontanamento. Aver incontrato questa persona dopo un paio d'anni, sposato con una donna che sembrava la mia fotocopia e anch'ella più grande di lui mi ha fatto capire quanto il problema fosse solo mio, e aveva un solo nome: paura di soffrire. Invece di superare questo stato d'animo ho fatto l'opposto: al minimo accenno di interesse scappo a gambe levate. E questo perché non sono riuscita ad affrontare la mia parte oscura. Ho scelto volontariamente la solitudine, il silenzio, almeno in un campo. E nessuno dei due mi pesa… ho concentrato la mia attenzione e le mie forze sul miglioramento di me stessa, nella relazione con me stessa, nella relazione con gli altri ma non riesco ad affrontare l’amore. Tutto qui :)

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    1. EC: perché quel che tu mi chiedi (terzo rigo)

      Non so perché mi saltano le parole mentre scrivo, poi torno indietro ma a volte dimento di riscrivere qualcosa, me ne scuso.:)

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    2. Ant, mi sono ricordata di un post, anch'esso di qualche tempo fa... te lo posto qui :)

      si intitolava "sbarre"
      Conto spesso le singole sbarre che costituiscono la mia prigione. Acciaio di Toledo forgiato da mani esperte su spine di Cuisse de Nymphe Emue.
      C’è un piacere che ribolle in fondo all’anima nel farlo.
      Poca cosa, però, di fronte al piacere voluttuoso e intenso che ha permeato ogni singolo momento della costruzione.
      Architetto e aguzzino, insieme, ho predisposto con cura lo svolgimento del filo spinato intorno alle sbarre affinché passasse l’aria per respirare fragranze di cipria e rugiada, ma neppure un seme di coriandolo, neppure una foglia secca accartocciata dalla vita e sospinta dal vento.
      Non un raggio di luce. Quest’ultima assolutamente da evitare, prima che qualche sogno di concretezza potesse sfilare l’acciaio dal muro di pietra ove è fissato con puntelli di rovere.
      Il cuore è al sicuro nella sua prigione isolata e irraggiungibile

      Ora cambiamo argomento e post? :)

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    3. Io però non riesco a comprendere per quale motivo i sogni infranti, le delusioni, i fallimenti (o quelli che a torto o ragione consideriamo tali) debbano per forza essere collocati nell’angolo oscuro, come orride cose da togliere davanti agli occhi. Ecco, io per lato oscuro intendo ben altro, il lato brutto di noi stessi, i nostri difetti peggiori, le nostre meschinità. I fallimenti, le delusioni, i tradimenti subiti spesso non sono nemmeno colpa nostra, e poi, se è vero che siamo i libri letti, le persone che abbiamo incontrato, il risultato delle nostre relazioni, dei nostri viaggi, delle nostre esperienze, significa che siamo anche quei fallimenti, quei tradimenti, quelle delusioni. Sono le nostre cicatrici, segni che in un modo o nell’altro abbiamo vissuto, forse non come avremmo voluto, ma lo abbiamo comunque fatto. E ci hanno lasciato addosso il loro marchio. Ma non per questo vorrei relegare queste esperienze tra le cose di cui vergognarmi. Siamo il risultato anche di questi dolori.
      E’ semmai il commento ‘sbarre’ che è da sottolineare per la sua perfetta verità. Siamo spesso bravissimi a costruire intorno a noi la nostra prigione nella quale nessuno ci rinchiude ma che serve a proteggere noi stessi dalla paura del dolore (che è essa stessa dolore). Il rischio è quello di trovarsi a proprio agio in questa cella autoimposta, di diventare il canarino che ritorna alla propria gabbia perché spaventato da una libertà di cui ha perso la memoria e che lo spaventa, intimorito dalla sola possibilità di un gatto. Il pericolo è quello di crogiolarsi, soffrendo piacevolmente, nelle proprie delusioni, facendo proprio l’opposto di quello che i nostri sogni ci richiedono. La detenzione, Francesca, è comprensibile, le ferite devono rimarginarsi, ma poi bisogna aprire le sbarre (le chiavi le hai tu e nessun altro) e uscire di nuovo. La vita è quella che è ma noi ne siamo i soli responsabili.
      Bisogna anche essere un po’ elastici con se stessi. E’ bellissima cosa conservare un po’ del bambino che siamo stati, è affascinante. Ma il fuoco brucia e anche i bambini imparano a loro spese che è meglio cercare di non finire carbonizzati, perché lo scopo dei bambini è crescere attraverso l’esperienza e non rimanere tali per sempre.

      Quindi, apri le sbarre della tua cella ed esci a respirare di nuovo.

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    4. Dodo....
      Dodo ti rispondo con una poesia :)

      Paura

      Nuda come uno sterpo
      nella piana notturna
      con occhi di folle scavi l’ombra
      per contare gli agguati.
      Come un colchico lungo
      con la sua corolla violacea di spettri
      tremi
      sotto il peso nero dei cieli.


      Antonia Pozzi

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  14. La mente,sulla strada
    guardava solo avanti,
    pensava che nulla fosse vicino
    e che le cose da prendere fossero avanti,lontane
    Nell'ansia di pervenire alla meta
    camminai tutto il giorno, con tenacia.
    Ora il giorno è finito,
    è finito il cammino;
    voltando indietro lo sguardo
    vedo, ai bordi della strada,
    tante cose che potevo prendere.
    Quello che, tanto dolce,
    pensavo lontano,
    ora vedo indietro,
    tanto lontano.
    Rabindranath Tagore

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    1. Grazie, Tony :)
      Questa bellissima e triste poesia sintetizza molto bene il senso di perdita che a volte pervade l'anima di chi lascia scorrere la vita di fianco...
      Un abbraccio
      F

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  15. Ho letto attentamente i commenti (a volte, se sono tanti, li "salto" con pochi riguardi).
    Che cosa posso dirti, se non che anch'io, come te, ho eretto delle palizzate per difendermi?
    Adesso so di aver sbagliato, ma so anche che, per me, non sarebbe stata possibile un'alternativa.
    Dici che è tardi, oppure si può fare ancora in tempo ad invertire la rotta?

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  16. Ero tentata di rispondere a "Ora cambiamo argomento e post?" commentando solo la poesia sul bacio ma… rompipalline che sono, posso dire due o tre cosette?

    Innanzitutto grazie per aver risposto all'involontario test. Sono stata un'ingenua, solo alla tua lettura mi sono resa conto che poteva sembrare un test, mentre voleva essere il tentativo di sintesi attraverso delle immagini.
    Ti ascolto in silenzio, e piena di gratitudine per la condivisione.

    Seconda: non condivido pienamente le riflessioni di Dodo. Senza polemica, solo per dialogare. Non credo la parte oscura sia da intendersi come il ripostiglio delle orride cose da togliere davanti agli occhi, e di cui vergognarsi. La zona oscura è piuttosto il ricettacolo delle aspirazioni dell'anima mai realizzate o obliate (in questo caso nel vero senso di dimenticate), e di tutte le subdole trasformazioni (paure che la poesia di Pozzi spiega con forza) che il dolore ha operato su di noi e che, superato il dolore, come dice Francesca, portano a ben precisi comportamenti. Non si tratta di vergogna ma di mancanza di comprensione (luce) di alcuni meccanismi dell'inconscio.
    Come conservare, preservare, o far riemergere la nostra parte bambina, non significa voler regredire all'inesperienza, o gettarsi nel fuoco sapendo per certo di bruciarsi, ma non chiamare "fuoco", "pericolo", "dolore" una nuova esperienza che niente e nessuno ci può garantire, a priori, sarà tale. Niente e nessuno tranne la nostra paura, appunto, il cui godurioso scopo è quello di spaventarci anzitempo. Un conto è scappare dinanzi al pericolo, altro è scappare prima ancora che il pericolo si presenti, solo in base ad una previsione inconscia del tutto autoreferenziale nella garanzia di attendibilità. È un po' come giocarsela sul concetto di mai e per sempre. Ho sofferto (ics) volte e soffrirò per sempre, mai sono riuscito in ics cosa, e mai riuscirò. E chi l'ha detto? La parte oscura, appunto, quella che bisogna farsi amica, e convincere a venir fuori a prendere un po' di sole. Perché se poi la si riesce a solarizzare, è molto meno oscura (e brutta) di quel che sembra, è credo possa riservare anche piacevoli sorprese.
    Una grande verità è che ognuno la persegue, la verità, a modo suo. Perché ogni persona ha il suo unico ed originale modo di comprendere e abitare la logica della vita. E se qualcuno dice "Ho scelto volontariamente la solitudine, il silenzio, almeno in un campo. E nessuno dei due mi pesa…" sinceramente, mi sembra una scelta assolutamente rispettabile, perché non ha il sapore di una catastrofe, anzi. Diversamente mi porrei a chi dicesse "Ho scelto di drogarmi, alcolizzarmi e disintegrarmi" Ma mi porrei in altro modo solo per spirito materno (o da crocerossina) anche se, in definitiva, ognuno alla fine fa della sua vita ciò che vuole, perché come dice Dodo, qui concordo,"ne siamo i soli responsabili".

    Sulla prigione: certo questa architetto/carnefice è parecchio raffinata nella scelta dei materiali, e nella cura dell'esecuzione. ;)
    Senza entrare in merito alla volontà, o meno, di rimanere nella prigione, vorrei solo dire che nessun materiale è incorruttibile, e nessuna prigione sicura. E che a volte, noi non siamo in grado di affrontare l'amore, ma l'amore ci affronta senza paura e inaspettatamente, di prepotenza. Immagino un fuoco che avvolga quella prigione e pieghi ogni elemento alla sua forza. Il fuoco ci riuscirebbe! :)

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    1. Ant, mi permetto di lasciarti una frase, no due, di Sandor Marai :)) penso tu lo conosca.

      «Naturalmente la solitudine non mi ha fornito alcuna risposta. Né i libri antichi, gli scritti dei saggi cinesi, ebrei e latini, né quelli moderni, che usano termini espliciti ma contengono solo parole e non la verità. E poi, in fondo, qualcuno ha mai detto o scritto la verità?».

      «Il dolore è passato. La vita lo ha trasformato in qualcos’altro; dopo averlo provato, dopo aver singhiozzato, lo si nasconde agli occhi del mondo come una mummia da custodire nel padiglione funerario dei ricordi. Passa anche il dolore provocato dall’amore, non credere. Rimane il lutto, una specie di cerimonia ufficiale della memoria. Il dolore era altro: era urlo animalesco, anche quando stava in silenzio. È così che urlano le bestie selvatiche quando non comprendono qualcosa nel mondo – la luce delle stelle o gli odori estranei – e cominciano ad avere paura e ululare. Il lutto è già un dare senso, una ragione e una pratica. Ma il dolore un giorno si trasforma, la vanità e il risentimento insiti nella mancanza si prosciugano al fuoco purgatoriale della sofferenza, e rimane il ricordo, che può essere maneggiato, addomesticato, riposto da qualche parte. È quel che accade ad ogni idea e passione umane».

      Ci starebbe anche bene, qui, la frase di Saramago, circa la solitudine, che puoi leggere in colonna, Ipse Dixit :))

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  17. È arrivato Berlusca-Idraulico???

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    1. Il berlusca idraulico è arrivato :)... ci ha lasciato un suo gentil pensiero che supera i 1000 euro, ma almeno ora sappiamo cosa è successo! :)))

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  18. Sinceramente, non lo conosco. Grazie della presentazione.
    Concordo con quanto espresso. La verità non la conosce nemmeno quel tale Nonso tuttologo e sapientone! :) Immagino che la verità sia un cammino che non abbia una meta definitiva. ma quanto ci piace farci domande, ci fa sentire vivi! :)
    A Samargo, immaginando un dialogo surreale tra linfa e corteccia, radici e foglie, vorrei rispondere scherzosamente così per salutarti con allegria!
    Grazie, buon week end, bene ma non benissimo (per quei oltre 1000 euro) ma almeno ora non sei al freddo e al gelo. :)

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    1. Simpaticissima la risposta che dai a Saramago :))
      .... beh al freddo e al gelo si può stare in tante maniere , no? So che comprendi quel che voglio dire :))
      Grazie, Ant, per esserci :)

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  19. Saramago, brutta bestia ciuccia che sono!


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    1. .... e non essere così severa con te stessa! Si capisce quando son errori di battitura.
      Qui se c'è una bestia ciuccia songo mi :)))

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