sabato 26 aprile 2014

La rete, quarta ed ultima parte.

« E hai ottenuto quello che
volevi da questa vita, nonostante tutto?
Sì.
E cos'è che volevi?
Sentirmi chiamare amato, sentirmi
amato sulla terra. »
Raymond Carver

Il primo sole di Roma li vide già in fila davanti alle Scuderie del Quirinale. Era passato a prenderla  convinto di dover aspettare chissà quanto, ed invece lei era nella hall  che lo attendeva. Avevano fatto colazione insieme   e  poi, in silenzio, erano usciti in strada  dove  erano stati investiti da un profumo di buono: qualcuno nelle case vicine stava già cucinando.
Questo è profumo di lardo, fave e finocchietto! Era da molto tempo che non ne sentivo più l’aroma.
Non l’ho mai mangiato. Che piatto è?
Un piatto del sud – rispose lei – un piatto tipico di questo periodo per una cucina povera ma  dove i sapori  deliziano il palato e gli odori si sprigionano lentamente dagli alimenti per sposarsi con il vento.
La metropolitana strapiena di gente, che evidentemente si recava al lavoro, non facilitò la conversazione, sicché si ritrovarono in fila avendo scambiato poche frasi. E quello strano silenzio continuò a far loro compagnia. Così strano da non averlo mai provato, si trovò a pensare  Gianni. Una  sensazione di sospensione  somigliante  a un banco di nebbia o a una nuvola di  silenzio dolce, che avvolgeva, che non scavava fossati. Lui che in precedenza non aveva mai retto al silenzio, che  riempiva con tonnellate di parole per non affrontare il ghiaccio del suo cuore, ora si trovava stranamente a suo agio.
Vieni da questa parte, ti faccio vedere una cosa
Lo aveva preso per mano e lo aveva tirato a sé facendolo girare su se stesso.   E lui non lasciò quella mano. E nemmeno lei, mentre gli indicava la strana figura  geometrica che il sole aveva disegnato sulla parete del palazzo, complice l’ombra proiettata dall’ala prospiciente il palazzo stesso: una freccia che sembrava indicare loro due
La mano minuta di lei dentro la sua gli comunicava una vibrazione di vita che non aveva mai sperimentato prima, gli sembrava che quelle dita, quel palmo, racchiudessero il segreto della vita stessa e fu in quel momento che decise di parlargli di Etta. Lo fece con cautela, paventando una reazione negativa da parte di lei. Che invece non venne.
E così, quasi in preda a un sussulto,  come un fiume in piena, cominciò a raccontarle della sua vita passata, delle  sue storie bruciate sull’altare del proprio maschilismo vanesio, finché lei non lo interruppe:
L’esistenza è un  continuo ed inestricabile  ritorno a casa e certi amori, anche quelli  che ti sembrano più sciagurati,  sono ponti per avvicinarsi al traguardo. Non voltarti indietro a giudicarli. Fanno parte del  pacchetto vita.
Quella risposta semplice, ma che sembrava  fotografare il suo tormento e dargli una soluzione, ebbe il potere di infondergli fiducia, calma ... e  anche di renderlo di nuovo silenzioso;  un silenzio pieno del vociare delle persone in fila e del rombo  delle moto, auto  e bus di passaggio che, però, non lo disturbava.
Ma dove sei stata tutto questo tempo?
Non potevi vedermi, non avevi gli occhi che hai oggi.
All’uscita dalla Mostra, cominciarono a girovagare per la città  condividendo pensieri, battute scherzose, impressioni su tutto ciò che  vedevano. Il sole di mezzogiorno li trovò   davanti alla scalinata di Trinità dei Monti e fu lì che a lui venne una idea:
Vieni, ti porto a visitare la villa delle delizie
Entrarono   nel parco di Villa Borghese e lui, che conosceva bene la sua storia, si prodigò in spiegazioni storiche e architettoniche gioendo per l’interesse e l’attenzione di lei. Una mongolfiera,  dai colori dell’arcobaleno che attraversava in quel momento il cielo, li distrasse dal panorama. Fu nell’istante successivo, quando i loro visi si riabbassarono per guardarsi, che lui le disse:
E se ti baciassi?
Una suora, seduta insieme alle consorelle su un muretto, si volse verso di loro, osservandoli con un sorriso complice.
Loro, poi, raccontarono agli amici  che la monaca aveva due stelle al posto degli occhi.



Questo post fa parte di un gioco di scrittura tra blogger su parole scelte a turno dai partecipanti. Parole e partecipanti li potete trovare sul blog "Verba Ludica", al link:   http://carbonaridellaparola.blogspot.it/ 

p.s.:si ringrazia Aleph per il video.
p.s.2:si ringrazia Nheit per il suggerimento della mongolfiera a Villa Borghese... e per avermi spronata a continuare la storia. :)

12 commenti:

  1. e io che mi illudevo che LARDO fosse un impiccio... Ben ritovata e GRAZIE

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  2. mi ha colpito molto questo passo che suona come giusta sentenza
    "L’esistenza è un continuo ed inestricabile ritorno a casa e certi amori, anche quelli che ti sembrano più sciagurati, sono ponti per avvicinarsi al traguardo. Non voltarti indietro a giudicarli. Fanno parte del pacchetto vita" - Di lì collego le stelle sulle pupille della monaca abili a guardare più lontano attingendo nel misticismo i risultati della ragione terrena. O così mi è piaciuto interpretare. Grazie, Simo Ray

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    1. ehmmm.... e se ti dicessi che non sapevo proprio come inserire una monaca in questo racconto??? :)))
      Comunque la tua interpretazione conferisce bellezza a questo raccontino, Simo :)... grazie infinite a te! :)

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  3. Finale da romantica signora sognatrice! ;-)
    Brava, nel sottolineare come, nella vita, il tutto sta nel "farsi" gli occhi per riuscire a vedere ciò che conta, ciò che è giusto per noi.
    Mi è piaciuta questa partenza in superficie e la lenta deriva verso le profonditàà del sé-

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    1. A me è piaciuto molto che tu abbia sottolineato questo aspetto.
      Avere gli occhi "nuovi" sempre è per me molto importante... Grazie Dea :)

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  4. Mi sono ritrovata piacevolmente immersa nella lettura di questo racconto accattivante.
    Fila liscio e leggero pur non mancando perle di saggezza :)

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  5. Come dice la canzone, bellissima :), "Io sono qui" e sei tu che devi guardarmi con occhi nuovi, con occhi giusti. Però, temo che accada molto raramente.
    Ciao P.
    Al.

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  6. Gli occhi nuovi bisognerebbe che ciascuno di noi li abbia, sempre. Solo così non riesce a perdersi la bellezza che ruota intorno a noi e che spesso ci sfugge perché i paraocchi del pregiudizio, del conformismo o anche solo dell'abitudine, ne limitano la visione :)
    Concordo con te sul fatto che accade raramente. Perché?, forse perché avere occhi sempre nuovi costa tempo e fatica...
    La canzone è bellissima, sì, non la conoscevo, grazie :)

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    1. Al, avevo dimenticato di aggiungere una cosa :)
      «Si conobbero. Lui conobbe lei e se stesso, perché in verità non s’era mai saputo. E lei conobbe lui e se stessa, perché pur essendosi saputa sempre, mai s’era potuta riconoscere così».
      Italo Calvino, “Il barone rampante”,

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