martedì 13 maggio 2014

L'ablazione

“Devo continuare a vivere e riuscire a non pensare più a ciò che mi manca. Fare in modo che questo senso di mancanza sparisca per sempre. Il tempo sarà mio amico, mio compagno.”
Tahar Ben Jelloun,  L’ablazione,


Come ci si sente quando succede che, per una qualsiasi ragione, debbano togliere un qualcosa del nostro corpo? Non si pensa mai a questo, con un atteggiamento fortemente fatalista, quasi che non pensarci allontani la possibilità che avvenga.
Anche il protagonista de “L’ablazione” non si era mai fatto questa domanda finché un cancro alla prostata non lo mette davanti a una bivio: tenersi il tumore (tu – mori , lo cita esplicitamente, come spauracchio) oppure effettuare una prostatectomia radicale? La scelta non è semplice affatto e non è solo una questione di vita o di morte… o forse sì, perché effettuare la prostatectomia significa la morte della propria vita sessuale. Dibattuto dal dubbio, cercando risposte in ogni dove, alla fine il protagonista sceglie, iniziando un percorso di vita che non avrebbe mai immaginato di fare, al termine del quale scopre che esiste una vita sessuale “diversa”, dove poco conta l’atto fisico e molto  di quel  mondo fatto di immaginazione, dolcezza, tenerezza  che non è un surrogato della vita sessuale precedente, è altro. E’ vita amorosa, includendo quei sentimenti che spesso ignoriamo.
“L’ablazione” è l’ultima fatica di Tahar Ben Jelloun (Bompiani), uno scrittore di cui ho letto un po’ e che mi piace molto. Questo libro, ricco di riferimenti musicali e  letterari che disegnano lo spessore culturale del protagonista, un matematico,  è la narrazione di quel che è successo realmente a un amico dello scrittore, (“Testimoni vigili, osservatori attenti, capita talvolta che i romanzieri si vedano affidare delle vite affinché siano raccontate nei loro libri”), vicende e sensazioni interpretati con una sensibilità e una delicatezza notevoli, pur utilizzando il linguaggio della quotidianità, a volte rude e diretto.
"La sessualità e l’amore sono due cose diverse, legate,certo, ma non necessariamente, almeno è quel che credevo fino alla mia operazione. Si può amare, amare veramente (al di fuori  dell’amicizia) una persona senza fare l’amore con lei? Si può fare l’amore senza provare sentimenti amorosi? Prima rispondevo subito no alla prima domanda e sì alla seconda. Credevo a quel che si dice, per farla breve, che l’uomo può far l’amore senza essere innamorato; e che la donna ha bisogno di provare qualche sentimento  per l’uomo per concedersi e provare piacere".



7 commenti:

  1. per rassicurare qualche neppur modesto % di lettori l'ablazione totale non sempre determina tali conseguenze, fenomeni che tuttavia arrivano anche indipendentemente dalla patologia. Quanto al resto sono convinto che la fisicità è certo importante ma che non necessariamente sia un dogma in fondo il pensiero, e quindi il sentire, sono indipendenti dalle nostre caratteristiche e potenzialità fisiche anche per un chimico solido e terragno come credo di essere io.

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    1. Esatto, Ben, esatto! E' il pensiero, l'immaginazione, la capacità empatica...che garantiscono emozioni durevoli e appaganti. L'atto fisico è importantissimo in sé, ma senza il corollario della mente cos'è?

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  2. è quello che ci distingue dal pollaio dove regna la riverenza quotidiana al gallo dopo di ché ognuno alle sue faccende... Poi chissà pure il gallo ha le sue preferenze ed è COSTRETTO a mantenere il suo ruolo in commedia... Un saluto a te e agli altri amici di penna.

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    1. Infatti Berlusconi è citato, nel libro, MG :)

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  4. Insomma, perché un uomo arrivi a capire cosa è l'amore bisogna per forza castrarlo????
    Scherzo, naturalmente, ma il facile sillogismo è dietro l'angolo.

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