sabato 24 maggio 2014

Voglia di pioggia

Vanno vengono
ogni tanto si fermano
e quando si fermano sono nere come il corvo.
Certe volte sono bianche e corrono
e prendono la forma dell'airone
o della pecora o di qualche altra bestia.
Ma questo lo vedono meglio i bambini
che giocano a corrergli dietro per tanti metri.
Certe volte ti avvisano con rumore
prima di arrivare
e la terra si trema
e gli animali si stanno zitti.
Certe volte ti avvisano con rumore...
Vengono, vanno, ritornano
e magari si fermano tanti giorni
che non vedi più il sole e le stelle
e ti sembra di non conoscere più il posto dove stai.
Vanno, vengono
per una vera mille sono finte
e si mettono lì,
tra noi e il cielo,
a lasciarci soltanto una voglia di pioggia.
Le Nuvole secondo Alda Merini.



Questa settimana il gioco mi ha trovata vuota, impreparata. 
Brutto periodo,  questo mio, non c’è che dire;  una frustata che la vita mi ha inferto all’improvviso, un soffio che accarezzava l'erba, un Refolo si è tramutato in tempesta. Avete presente il Ghibli? Il vento del deserto, il vento che uccide e che da noi viene più poeticamente chiamato Scirocco? Ecco, quello! ma pensatelo nella versione libica, come Ghibli, appunto, un elemento che secca tutto al suo passaggio, nemico giurato della rugiada e del ristoro. Nemico della vita,  capace solo di gettare sabbia negli occhi. 
Per quanto mi impegni, per quanto faccia del mio meglio, niente è come vorrei che fosse, come dovrebbe essere; mi trovo immersa in una bislacca distopia, che parte dai sogni per estendersi  ad ogni singolo ambito del mondo  che mi circonda.
Passerà, oh sì! Tutto passa, basta aver pazienza e rassegnazione. Già, la rassegnazione, bruttissimo stato d’animo che soffoca lo slancio vitale ed è capace di ridurti, canuta e raggrinzita, davanti a quel tuo portico,   magari ornato , nei giorni migliori ,dal  verde  e lilla dei glicini, a contare le nuvole di passaggio. Eh sì, perché le nuvole vanno, vengono e qualche volta si fermano e quando si fermano son dolori, cantava anni fa un grande poeta, un  eccelso menestrello, lasciandoti addosso soltanto una immensa voglia di pioggia.
Cosa potevo scrivere all’ultimo minuto? 
La stanchezza è nemica della creatività, anche la più semplice, la più elementare. Non saprei scrivere nulla di compiuto, e così ripiego sulla esternazione  di una intima e soffocata sofferenza, chiamatela pure lagna se volete, non me ne adombrerò. Detesto piangermi addosso, ho sempre risposto, in un tempo più o meno lungo,  alle batoste della vita rialzandomi, rimboccandomi ogni volta le maniche e guardando al futuro. Questa volta, però, sarà  più difficile, lo so, sarà enormemente più faticoso ed anche più doloroso, ma passerà anche questa.
Non dimenticatevi di me se non mi vedrete spesso, se compaio ad intervalli, qui e da voi; se manco, se  sembrerò solo un ologramma intermittente. Ho sempre curato l’amicizia come se fosse una rosa: l’ho innaffiata, l’ho posta sotto una campana di vetro e su di lei ho ucciso i bruchi, ma certe volte l’assenza pregiudica la continuità. Oh, certo, non sempre (per fortuna!!!) ma può succedere. 
Basta, ho scritto molto di più di quanto avessi pensato; ora vi saluto, è arrivato il tempo di migrareCome dite? Ho dimenticato una parola del gioco? No, non ho dimenticato. È che è proprio l'espressione “ceretta” a  non "starmi a genio". Diciamola tutta (visto che siamo in pochi a leggere, rimane tra noi), la parola ceretta mi è stata subito antipatica; e poi  in questo post ci stava come i cavoli a merenda, Facciamo che la tengo da parte come jolly; oppure inseritela voi, a piacimento. 
Ora vado, non posso più rimandare, devo andare davvero, il mio tempo è scaduto. Vi penserò. Addio!



Questo post fa parte di un gioco di scrittura tra blogger su parole scelte a turno dai partecipanti. Parole e partecipanti li potete trovare sul blog "Verba Ludica", al link:   http://carbonaridellaparola.blogspot.it/ 

10 commenti:

  1. in fondo non era difficile, bastava immaginare un po' di pioggia che da qualche parte ci stava e far un piccolo errore nell'indossare qualcosa per ripararsi dicendo d'esser corsa a "indossare la CERETTA, ma che dico era la vecchia INCERATA del nonno, quella tutta verde che si metteva quando andava al mercato nei rari giorni di pioggia di questo meridione meraviglioso e così sempre pieno di splendido sole". Scusa dello scherzo e sorridiamo che fra due giorni ci sarà chi ride e chi NO. Un saluto, anche sta tappa è superata in allegria.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie per il bel commento, Ben ... tu sai regalarmi sempre un sorriso :)

      Elimina
  2. E' un po difficile dimenticarsi di te sai ? Sarebbe da irriconoscenti. A modo mio ho fatto una passeggiata attraverso il tuo post, salutato Faber ... per osservare volute di nuvole più o meno trattate, riconosciute, onnivore di ogni tipo di vento. Zefiri, libecci.. scirocchi è garbini, quest'ultimo tira qui spesso d'estate, caldo e umidissimo, con effetto phon :) Da tempo si riflette e si architetta con intenzioni quasi "carbonare" l'ipotesi delle migrazioni. Secondo me è un buon segno.
    Un abbraccio Francesca - Simo Ray

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Migrare, per me, non è come dice il proverbi, un po' morire... al contrario, migrare è rinnovarsi, uscire dallo schema solito.... provare a librarsi nel cielo :))
      Un abbraccio affettuoso a te, Simone e.... grazie! :)

      Elimina
  3. ...una pagina densa di vita che pulsa...

    ti abbraccio***
    lu

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Vita che scivola via, come granelli di sabbia dal pugno di Edgar :))
      Un abbraccio immenso, Lu :)

      Elimina
  4. Anche raccontando l'impossibilità di raccontare si racconta.
    Al3ph

    RispondiElimina
  5. Esatto!!
    Qualora ce ne fosse bisogno è l'ennesima dimostrazione che si può partecipare al gioco anche senza scrivere opere letterarie :)
    Grazie, Al. Un abbraccio

    RispondiElimina
  6. Purtroppo non sono più riuscita ad intervenire nel gioco. Ultimamente non riesco nemmeno a scrivere nel mio blog, tanto che solo stasera mi sono accorta di non aver risposto nemmeno ad uno dei commenti ricevuti. E' un periodo in cui vivo in una specie di limbo, sommersa da una miriade d'impegni a cui fatico tenere testa. Spero comprenderai, così come comprendo te, che pur tra mille difficoltà, t'ingegni a tenere fede a questo splendido appuntamento amichevole-letterario. Un abbraccio!

    RispondiElimina
  7. Kathe, tranquilla :) il blog deve essere un passatempo, una maniera per comunicare, non un lavoro. Spero tu stia meglio, un abbraccio !

    RispondiElimina

Per chi commenta in anonimo: lasciare Nome e Nick o URL