sabato 14 giugno 2014

Quel che resta della notte

Ci sono notti che non accadono mai
Alda Merini

Il dolore è passato. Tutto passa, anche il dolore provocato dall’amore. A Gabriella è rimasto solo il sogno di un progetto di felicità e tanti ricordi. Anche quelli passeranno, oppure, più banalmente, sbiadiranno come indumenti dimenticati al sole di agosto?
Il suono della sveglia le impone di ritornare cosciente al mondo, anche se il primo pensiero, nelle brume del risveglio è sempre per lui, come l’ultimo prima di addormentarsi d’altronde, in un desiderio di vicinanza che tradisce sentimenti negati.
È un mese  che abita in quella piccola costruzione in montagna; una sola stanza, enorme, più i servizi ma con intorno un grandissimo giardino spontaneo. Un mare di ginestre che si congiunge con il cielo e che scende giù dalla collina, cedendo  pian piano  il terreno ai papaveri rosso-fuoco, screziato dal verde dell’erba e altri più solitari fiori, come i i fiordalisi.  Un quadro di Monet, aveva pensato quando aveva visto il posto per la prima volta. E lei ora viveva in quel quadro: vestita di bianco con cappellino in tinta,  aveva camminato nel giardino fino a sera, assomigliando perfettamente a una delle figure che animavano i quadri del pittore francese, con il quale condivideva il genetliaco. 
Gabriella tira su la coperta leggera, un movimento per volta ed a ogni movimento un flash-back, quasi un fotogramma dopo l’altro, un film  con una facile trama d’avventura nell’anima, alla ricerca di un motivo per vivere. Ma non per dimenticare.
Chi sei stato non si dimentica. Ne conservi le tracce nei singhiozzi soffocati, nelle mani che brancolano l’aria, nell’insieme dei gesti che accarezzano il vento.
Chi hai amato non si dimentica. Ne conservi le impronte sulla pelle, la voce ovattata dal tempo, i profumi che offuscano i sensi.
Un giorno ti svegli e ti accorgi che quell’urlo animalesco, quella sensazione chiamata dolore e che tenevi dentro non c’è più. Ti accorgi che si è prosciugato al fuoco della sofferenza e si è trasformato in lutto. A quel punto e non ti resta che razionalizzare il risentimento e passare il balsamo sull’orgoglio ferito,  ridipingendo la mancanza con altri colori. 
Magari con il giallo della ginestra, per una visione di insieme  finalmente “altra”.



C. Monet


Questo post fa parte di un gioco di scrittura tra blogger su parole scelte a turno dai partecipanti. Parole e partecipanti li potete trovare sul blog "Verba Ludica", al link:   http://carbonaridellaparola.blogspot.it/ 

16 commenti:

  1. la scelta delle parole ha portato un rinnovo di fiducia e di speranza, non me lo ero prefissato. Sembravano in fondo banali, roba da bimbi buoni e invece mi pare abbiano in qualche modo costretto anche gli illustri pensatori di questo consesso a essere piacevolmente umani (a parte me, ma ai vecchi TUTTO è concesso!). Saluti.

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    1. Ben erano delle paroli polivalenti, molto spendibili, a mio avviso.
      La speranza se c'è nell'anima, salta sempre fuori. A volte la si smarrisce ma.... :)

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  2. MMMM....Tutti piuttosto tristi...sono appena passata da uno che ha fatto morire il suo protagonista.
    Qui, per fortuna, il finale ci porta una nota di speranza, un bellissimo quadro impressionista e un colore caldo e luminoso.
    Bravissima, come sempre!

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    1. Il dolore non è triste a mio avviso, Kathe. Il dolore è una componente indispensabile della vita: proprio perché conosciamo il dolore, apprezziamo la gioia; perché c'è il buio, conosciamo la luce.
      Grazie, troppo buona tu :)

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    2. sì, ma l'ha fatto in modo conciso, rapido e senza tante complicazioni morali o religiose, come se a un certo punto avesse deciso che scarpe mettersi, visto che fuori piove...

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    3. Ben non ti è mai capitato di avere un dolore quotidiano e di accorgerti un giorno di non averlo più? O meglio, quel giorno se ne diventa consapevoli, in realtà giorno dopo giorno è scemato.... finché ti accorgi che fuori piove :)))

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    4. forse non tutti sanno che a me un pezzo di gamba manca a causa di un guaio di nascita che venne risolto 55 anni fa tagliando l'esistente mal costruito da madre natura e aggiungendo un pezzo nuovo che funzionava come una specie di stivale dentro cui si introduceva quel che restava. Il tutto poi tenuto assieme da una specie di cinturone.

      Passano gli anni, il mondo si evolve e lo stivale diventa come un guanto e il tutto in resina. Per pigrizia qualche anno fa decido che smontare e rimontare mi rompe e modifico il tipo di operazioni di indosso per semplificare. Succede che dopo un po' diventa complicato, e persino doloroso, camminare. Impreco, mi sento vecchio e malandato finché vado in "fabbrica". Una fabbrica italiana gestita da INAIL cresciuta negli anni e di qualità mondiale proprio a Budrio vicino Bologna. Mi decido torno là per capire e naturalmente siamo sempre tanti da tutta Italia. Lì fanno cose meravigliose e anche complicate. Mentre sono in attesa vedo degli omologhi e tutti operano come facevo anch'io... prima di SEMPLIFICARE.

      Mi venne un accidente, ripresi a fare come in antico. Da 5 mesi vado come un treno (un treno della mia età ovviamente) e...scomparso ogni fastidioso dolore: PROPRIO QUEL CHE IO MI ERO PROCURATO DA SOLO volendo strafare o, meglio, NON FARE.

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  3. se occorre convincersi che il dolore può (e deve) sublimare in questo condensato intimistico si ritrovano parecchie sicurezze. Certo non si perde nulla, nessuno ha perso, di rimando e.. quasi di conforto... ci si interroga sulla potenzialità di ogni singolo amore, ed è legittimo auspicare che le leggi fisiche possano andar d'accordo con i corollari dell'amore, anche di quello apparentemente perduto. Gabriella è un bellissimo nome che di solito hanno grandissime donne, per mia esperienza ... dico solo: quanto vorrei un giardino alla Monet! :)
    Simo (bimbo buono) Ray

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    1. Per fortuna dell'uomo tutte le grandi passioni, come i grandi dolori per non parlare delle gioie, passano. Certo, lasciano sempre qualcosa (si spera! ) ... che poi è quel qualcosa che sommato a tanti qualcosa si chiama passato, si chiama esperienza, si chiama vita.
      Sorrido sul tuo pensiero sulle donne di nome Gabriella. Perché sorrido? Perché è anche il mio nome :)

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  4. Gabriella Francesca ? Mi lasci di sasso :) Allora sorrido anche di più. Sì è vero ...poi passa, quasi sempre passa, le rare volte che non passa però... è un brutto guaio...
    Simo

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    1. Ilmio nome in origine era Gabriella ma la mia nonna paterna, di nome Francesca, si era adombrata un po' perché non mi veniva dato il suo nome (son l'unica nipote femmina). Mio padre per tagliare la testa al toro mi impose quindi Francesca come primo nome, poi il nome della nonna materna poi quello del nonno paterno (l'altro nonno, quello materno, è Francesco) e infine non rinunciò alla sua idea originaria e mi impose come ultimo nome Gabriella. Diciamo che io uso il nome Gabriella come una sorta di alter ego, in quanto mi "sento" molto Gabriella :)))
      Chi qui mi conosce da lungo tempo, sa che avevo un blog su splinder denominato proprio "gabriella", una sorta di diario molto personale :)
      ... scusa, perché di sasso??? :) non ho le physique du role di una Gabriella??? :))) (scherzo!)

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  5. Sono rimasto di sasso semplicemente per il motivo che tutte le Gabrielle che conosco (o conosciuto) sono delle persone eccezionali, e la regola in questo caso si conferma, fa tutt'altro che eccezione. Ah .. pensa che io mi chiamo Simone per caso, dovevo essere Simona come si chiama una mia grande amica che ha un anno più di me. Mia madre, dopo aver avuto già due maschi desiderava tantissimo una femmina... però le andò male .. molto male... e suo malgrado volle mantenere in parte il nome di quella bambina meravigliosa figlia di una sua parente :)

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    1. Credo che ognuno di noi abbia una storia da raccontare sul suo nome :)
      (Simone è un nome molto bello! )

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  6. Superare il dolore senza perdere il ricordo. Gettare l'acqua sporca senza sacrificare il bambino.
    Il tutto all'interno di un quadro (letteralmente) dai colori pieni di luce.
    Perché quando un dolore svanisce è questo che succede: il buio svanisce, improvvisamente riprendiamo a vedere i colori che ci circondano.
    E ci stupiamo di vederli ancora belli, come prima. Come prima del dolore.

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    1. Gran bel commento, Dea :) Parole che vanno al nocciolo, centrando. Anzi, dando un senso al racconto ancor più ampio di quel che gli avevo dato io scrivendolo :)

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    2. Non ci si sente da un pezzo... ma recupereremo

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