lunedì 9 giugno 2014

Rivisitazione

Chi va dicendo in giro
che odio sto lavoro
non sa con quanta cura
mi dedico a costoro
tra flebo e deflussori
mi muovo già agilmente
per non far danno
a questa gente

Mi chiama adesso uno
che cerca la dentiera
e c'è anche quell'altro
che vuol l'alzabandiera
che cosa posso fare
non sono la Minetti
e poi suvvia
siete vecchietti

Andando verso i bagni
ci metto più attenzione
sarebbe imperdonabile
versare il padellone
ormai sono arrivato
alla mia destinazione
senza nemmeno
uno scivolone

Chi lo raccolse disse
"Era un bel pò marrò"
Un altro aggiunse poi
"Sembrava tutto giallo"
padella o pappagallo
ragionatene voi
io ne sto fuori
chè il tanfo è forte.



Grazie, Titano, per il sorriso che mi hai regalato. 

8 commenti:

  1. La rivisitazione di cui al post non è mia, ma di Titano. Non voglio meriti che non ho :)

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  2. Simpatica davvero questa rivisitazione! :D

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    1. Grazie a nome di Titano, Kathe :)

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  3. Speravo... poi no sarebbe stato troppo. Già è miracoloso che tu ci abbia permesso capire quale allegra compagna di bevute e di rotolanti avventure magari in riva al mare tu sia...
    PS: ho scritto TU SIA non POTRESTI ESSERE! grazie.

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    1. ..è vero, ho degli amici meravigliosi, Ben.
      (ma al mare, almeno in questa stagione, preferisco la montagna :)))) )

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    2. non so in che montagna sei, io sono sulla strada che da Bolzano porta all'Alpe di Siusi in mezzi a crucchi, verdi vallate e PACE tanta PACE. Campanoni e pochi italici permettendo. CIAO.

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    3. la "montagna" della Sila, Ben... che in realtà è poco montagna, paragonata alle Alpi ma che per me è LA montagna :)

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  4. Povero Faber, collegato al Berlusca!! secondo me si sta rivoltando nella tomba, Tit! :)
    Chi va dicendo in giro
    che odio il mio lavoro
    non sa con quanto amore
    mi dedico al tritolo,
    è quasi indipendente
    ancora poche ore
    poi gli darò la voce
    il detonatore.

    Il mio Pinocchio fragile
    parente artigianale
    di ordigni costruiti
    su scala industriale
    di me non farà mai
    un cavaliere del lavoro,
    io sono d'un'altra razza,
    son bombarolo.

    Nello scendere le scale
    ci metto più attenzione,
    sarebbe imperdonabile
    giustiziarmi sul portone
    proprio nel giorno in cui
    la decisione è mia
    sulla condanna a morte
    o l'amnistia.

    Per strada tante facce
    non hanno un bel colore,
    qui chi non terrorizza
    si ammala di terrore,
    c'è chi aspetta la pioggia
    per non piangere da solo,
    io sono d'un altro avviso,
    son bombarolo.

    Intellettuali d'oggi
    idioti di domani
    ridatemi il cervello
    che basta alle mie mani,
    profeti molto acrobati
    della rivoluzione
    oggi farò da me
    senza lezione.

    Vi scoverò i nemici
    per voi così distanti
    e dopo averli uccisi
    sarò fra i latitanti
    ma finché li cerco io
    i latitanti sono loro,
    ho scelto un'altra scuola,
    son bombarolo.

    Potere troppe volte
    delegato ad altre mani,
    sganciato e restituitoci
    dai tuoi aeroplani,
    io vengo a restituirti
    un po' del tuo terrore
    del tuo disordine
    del tuo rumore.

    Così pensava forte
    un trentenne disperato
    se non del tutto giusto
    quasi niente sbagliato,
    cercando il luogo idoneo
    adatto al suo tritolo,
    insomma il posto degno
    d'un bombarolo.

    C'è chi lo vide ridere
    davanti al Parlamento
    aspettando l'esplosione
    che provasse il suo talento,
    c'è chi lo vide piangere
    un torrente di vocali
    vedendo esplodere
    un chiosco di giornali.

    Ma ciò che lo ferì
    profondamente nell'orgoglio
    fu l'immagine di lei
    che si sporgeva da ogni foglio
    lontana dal ridicolo
    in cui lo lasciò solo,
    ma in prima pagina
    col bombarolo.

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