martedì 14 ottobre 2014

La danza


Frieda si stiracchiò, avvolgendosi poi le braccia intorno al corpo nudo, nonostante la frescura del novembre inoltrato. Piegò la testa sulle spalle e con fare risoluto indossò la vestaglia di seta gialla, regalo di David, fermò i capelli con le forcine d'ambra, che Angelo le aveva dato la prima volta che erano stati insieme, e pose il bricco per il tea sul fuoco.
Villa Bernarda era ancora immersa nelle brume dell'alba, la rugiada aveva reso brillanti le piccole foglie seghettate del roseto, che guardavano al mondo appoggiate al vetro della veranda, con gli ultimi, timidi, boccioli rossi che sfidavano, come diamanti, i primi raggi del sole. 
Frieda seguì con gli occhi per lunghi istanti il cammino lento del bovaro che, in lontananza, dopo aver dato da mangiare alla mandria, tagliava gli arbusti di ginestra che circondavano la stalla, ormai orfani degli odorosi e colorati fiori. Non lo conosceva, lui era arrivato alla villa il giorno dopo di lei, ed era comunque una settimana, e l'unica volta che lo aveva incontrato si era limitato a togliersi il cappello salutandola con un suono indistinto, simile a un grugnito. Strano tipo, pensò, chissà se aveva una famiglia, un amore che gli addolcisse il cuore....
Il bricco con l'acqua borbottò sul fornello, richiamandola alla realtà. Prese la teiera vi versò un po' d'acqua per riscaldarla, mise due cucchiaini di infuso sul fondo, una per la teiera una per sé, e vi versò sopra l'acqua bollente... fu a quel punto che notò il biglietto posato al lato della piattiera, che David aveva scritto e lasciato lì presumibilmente la sera prima della sua partenza per Parigi. 
"Mia cara Frieda, porto con me il tuo profumo di viole in questo viaggio...." 
Sorrise, leggendo quelle parole che le accarezzarono l'anima e le ricordarono quanto grande fosse il suo amore per lei, nonostante che la passione coniugale fosse oramai sepolta da tempo. Amore vivido come l'argento, caratterizzato da gesti dolcissimi ma anche da violenti litigi, urla, botte, piatti rotti...
".... lascia che Marcantonio sfiori le tue candide braccia, che accarezzi i tuoi seni di madreperla...."
Aveva sempre chiamato marcantonio quell'ufficiale dei bersaglieri, proprietario della villa, forse per via del fisico imponente chissà, ma sempre con disprezzo ed invidia. Bevve altri due sorsi del suo tea…
"...la conoscenza vera ha origine dalla coscienza, dal ventre e dal pene, come dal cervello o dalla mente. La mente può solo analizzare e razionalizzare. Mettete la mente e la ragione a comandare sul resto e tutto quello che riescono a fare è criticare a morte fino all'annichilimento. Dico che questo è quanto riescono a fare. E' incredibilmente importante. Dio mio, il mondo ha bisogno di criticare, di criticare a morte..." 
David aveva osteggiato la sua relazione con Angelo, era arrivato persino a proporle un esorcista che la liberasse da quella che lui chiamava ossessione dei sensi; la stessa propensione ad una vita sessuale libera e disinibita che, quando l'aveva conosciuta, lo aveva travolto facendogli perdere la testa per lei, e che poi aveva dovuto, e voluto, subire con sentimenti contrastanti tra la ribellione e la morbosità. Aveva strumentalizzato la sua passività e accettazione, facendosi raccontare da lei i loro incontri amorosi nei minimi dettagli, e trasformando quei dettagli come l'unico ponte che gli rimaneva per sentirsi ancora partecipe di quell'eros che lo aveva visto protagonista.
"... quando si vive la propria vita, si è, per così dire, tutt'uno organico con essa. Ma dal momento che si inizia la vita mentale, si coglie la mela. Si recide il contatto tra la mela e l'albero: la connessione organica. E se nella propria vita non si ha nulla se non la vita della mente, allora si è solo una mela staccata, recisa dall'albero. E' una necessità logica, dunque, essere colmi di rancore, come, per una mela caduta dall'albero, è una necessità naturale marcire..."
Distolse gli occhi dal biglietto. Povero David, quanto doveva soffrire per la sua malattia che gli permetteva di provare per lei passione sì, ma meramente platonica. Lui, il cantore dell'eros, il poeta dei sensi e dell'anima, in realtà incapace di far raggiungere a una donna l'acme del piacere, soleva ripeterle, forse per autogiustificare la sua passiva accettazione: " non ho alcun diritto su di te, perché non posso farti felice". 
Ripiegò il foglio con cura. Il cielo si era adombrato di qualche nube sottile, segno che il tempo stava cambiando, nascondendo a tratti i raggi solari. Si rivestì e scese rapidamente gli scalini in pietra levigata che portavano al capanno, posto in una zona discreta tra la villa e la strada maestra che conduceva verso la riviera ligure sottostante. 
Angelo non era ancora arrivato; raccolse il rastrello e cominciò a radunare con meticolosità le foglie gialle e verdi e rame e nella sua mente quel rastrello prese vita, il pettine che accarezzava le foglie divenne una mano che l'accarezzava, la mano di Angelo, che tante volte aveva esplorato il suo corpo, sicura nell'indovinare i suoi punti erogeni, sapiente nel regalarle emozioni da toglierle il fiato. Era così assorta nei suoi pensieri che non si accorse del sopraggiungere dell'uomo. 
Trasalì al tocco delle sue mani possenti, ed allo stesso tempo tenere, che le accarezzarono l'incavo della colonna vertebrale , lì dove risiedeva uno dei suoi punti sensibili, e senza mai staccare il contatto, scivolarono poi sullo stomaco e risalirono verso il seno, avvolgendola in un abbraccio così stretto da toglierle il fiato. Con il viso le scostò i capelli dal collo, depositando le sue labbra affamate su quelle candide spalle, scendendo a disegnare con le mani i confini del suo corpo fino alle pieghe dei suoi fianchi, seguendo con le dita la curva delle vibrazioni che stavano invadendo il corpo di lei. 
Frieda avvertiva una vampata prepotente partire dal centro del suo corpo per raggiungere ogni più piccola parte del suo essere: una fiamma salì dall'inguine verso la sua mente, annebbiandola. Mentre le forze l'abbandonavano, mormorò flebilmente un "ma..rrrr...ca...ntonnnn", si aggrappò con tutta se stessa al corpo di lui, piantando le unghie nella sua carne, strappandogli un gemito di dolore e appagamento, poi si lasciò trascinare da quella danza primordiale e perse ogni contatto con la realtà circostante.
E scomparvero Dave, Angelo, Frieda, il capanno, la villa... rimasero solo due corpi come pura essenza di piacere, che si rincorrevano, si allontanavano per poi ricongiungersi, in un intrigo ancestrale, ondeggiamento impetuoso di vita ed energia. E non ci fu più mare e sole e nubi, solo loro due, danzatori esperti della più antica e conosciuta e amata danza dell'universo....



Tamara de Lempicka


N.B: l'autore di alcune parti riportate in corsivo è David Herbert Lawrence; i personaggi non sono inventati ma realmente esistiti e la loro storia ha costituito il canovaccio per il romanzo " L'amante di Lady Chatterley".

6 commenti:

  1. Bello pensare a questi "danzatori esperti della più antica,conosciuta e amata danza dell'universo!" Per fortuna la vita, spesso così dura e amara, riserva anche momenti come questi, e non solo agli amanti dei romanzi!

    Buona settimana Perla!

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    1. Se poi pensi che ho romanzato una storia vera... ce supera il mio tentativo di romanzare! :))

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  2. certo, ma non son sicuro d'aver capito bene, se uno si chiama "ma..rrrr...ca...ntonnnn", c'è poco da discutere, e se poi Angelo tarda ancora un po' c'è tempo per riprendersi e magari... ricominciare... Dicono che non ci sazietà a sufficienza. Dicono!

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  3. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  4. manca un SIA, ovvero non ci <sia sazieta'

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  5. Ben.. Frieda, dopo la morte di Dave ha finito con lo sposare Angelo ... la storia non è finita dove l'ho interrotta io :)

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