domenica 15 gennaio 2017

Fryderyk



Che ci piaccia o no, siamo noi la causa di noi stessi. Nascendo in questo mondo, cadiamo nell’illusione dei sensi; crediamo a ciò che appare. Ignoriamo che siamo ciechi e sordi. Allora ci assale la paura e dimentichiamo che siamo divini.
Giordano Bruno




Il sole stava declinando dolcemente dietro uno dei colli che definivano i contorni fisici  della cittadina e Gabriella accoccolata vicino al camino stava terminando la lettura de ‘Lo scrutatore d’anime’, che aveva scovato giorni prima alla Feltrinelli. Note soavi invasero l’aria, arrotolandosi le une dietro le altre a costituire una melodia, Gabriella riconobbe subito il secondo  notturno, opera nove di  Frédéric François Chopin, e abbandonò l’anima al suono, beandosi di bellezza,  aiutata anche dal talento di chi stava accarezzando il piano in quel momento.
Solo quando le note si interruppero, rifletté che era la prima volta che Fryderyk suonava qualcosa che non fosse jazz, più precisamente che non fosse ragtime.
Fryderyk, già. 
Lo aveva conosciuto un giorno che era andata a prendere un caffè a casa di una amica-collega, con la quale stava redigendo un progetto di intervento sociale. Gabriella non  aveva proprio voglia di lavorare quel pomeriggio,  la sua amica aveva molto insistito ed allora era andata. Proprio mentre si erano sedute davanti al vassoio che conteneva, oltre alle tazzine,  il bricco del caffè, quello del latte  e due fettine di torta al cioccolato sentirono suonare al campanello ed arrivò una loro terza amica accompagnata da un tipo che nessuna delle due conosceva. Seguirono presentazioni quantomeno divertenti, visto che il tipo in questione non spiccicava una parola di italiano e  le due non una di tedesco. Nel corso della vita, però, ci sono accadimenti che non hanno bisogno di parole, di traduzioni o di studi complicati: quel giorno gli occhi di  Gabriella e Fryderyk  si incontrarono e, nonostante i chilometri, la diversa lingua, l’ignoranza reciproca del mondo dell’altro/a, non si lasciarono neppure quando ognuno dei due ritornò nel proprio   di mondo.
I loro erano due mondi simmetrici e speculari, ognuno a suo modo problematico, ognuno con storie personali complesse e con  alle spalle un carico di dolore che nessuno avrebbe potuto indovinare di primo acchito, in nessuno dei due,  e quei mondi speculari presto divennero uno. Ma, come spesso accade in una coppia, i due trovarono un equilibrio, un percorso da fare insieme in completa sintonia, senza mai mostrare ognuno le sue ferite e con l’irrefrenabile  aspirazione, per entrambi, ad amare ed essere amati  quell’aspirazione  che entrambi avevano apparentemente negato ma che emerse prepotente e decisa poiché è una necessità che alberga in ogni animo umano.
Gabriella, molto timida, aveva apprezzato la delicatezza  di Fryderyk nel proporsi, mentre Fryderyk aveva apprezzato l’atteggiamento di Gabriella che consisteva nell’accettare il compagno, così come era, senza fare domande. Ed invece, forse, le domande andavano fatte, soprattutto quando Fryderyk aveva - di tanto in tanto -  degli scatti di incomunicabilità, quando si isolava e non voleva neppure essere coccolato, accarezzato, amato. In quei frangenti Gabriella si isolava a sua volta e cercava di nascondere il disappunto dietro a un sorriso, che a ben guardare era una smorfia di dolore.
Il non detto, le personali ferite non sanate, i problemi non affrontati, però, prima o poi presentano il conto.
Lui non aveva raccontato a lei di quel padre autoritario e violento che sapeva solo alimentare distacco e paura,  e di quella madre ingombrante ed onnipresente, che si sostituiva a lui  nelle scelte della vita, annichilendolo e deresponsabilizzandolo, e che ostacolava ogni suo minimo approccio con l’universo femminile,  dipingendo ogni ragazza che lui avvicinava, come una inetta capace solo di ostacolare la sua carriera.
Lei non aveva raccontato a lui il dolore provato quando suo padre se ne era andato, trasformando una bambina solare, allegra e socievole, in una adolescente introversa, scontrosa, in guerra con il mondo, e con una madre sostanzialmente assente e antagonista.
Ognuno di noi non sfugge al proprio passato: quel che l’oggi si è, è il prodotto delle azioni compiute nel proprio ieri. Non si erano raccontati niente delle loro ferite, forse non erano neppure consapevoli che si trattasse di ferite, e così pian piano avevano  smesso di camminare affiancati, procedendo ognuno con una sua andatura, un passo diverso  che li aveva progressivamente distanziati. E  così si erano persi. Ma neppure di questo erano ancora consapevoli, mentre lui suonava magnificamente Chopin  e lei si lasciava trasportare in un mondo fantastico e subdolamente  appagante.
“Io non me la sento”
La musica  era cessata  e quelle parole arrivarono alle orecchie di lei ma non al suo cervello e, naturalmente, non rispose.
“Io non me la sento”
“Che cosa? Cosa hai detto?”
“Hai capito. Il  nostro matrimonio, non me la sento. Forse non sono adatto”
“Ma che storie racconti, che vuol dire che  non sei adatto? Ma  se sei stato tu a volerlo ed ora che manca qualche mese non sei adatto?”
“Lo so, ma ci ho pensato bene. Sono nato per vivere da solo. Moglie, figli sono responsabilità  che non voglio avere. Voglio essere libero di andare dove voglio, fare quel che voglio…”
“E il nostro amore? I nostri progetti? Io?”
“Sopravviverai”
Il crepuscolo aveva ceduto il posto alla notte, il pianoforte  aveva ripreso a diffondere  il secondo notturno di Chopin, esattamente da dove si era interrotto ma con una variante: la musica aveva perso la capacità di far sognare.




16 commenti:

  1. Il racconto è bellissimo e scritto così bene che sarebbe delittuoso "sporcarlo" con una riflessione, in quanto in sé contiene tutto.
    Mi permetto solo di esplicitare, concludendolo, quel pensiero di Giordano Bruno che spiega questa storia d'amore… e milioni di altre storie
    "Allora ci assale la paura e dimentichiamo che siamo divini,
    che possiamo modificare il corso degli eventi, persino lo Zodiaco."


    Vorrei invece lasciare un'immagine per dire come io percepisco Gabriella (con tutta la fallacità e l'illusione dei sensi).

    [img]https://s-media-cache-ak0.pinimg.com/736x/ab/2d/55/ab2d55544bbe711265606e19c4287d6c.jpg[/img]

    A me piace pensare che quel cuore sia il suo inseparabile zainetto, la ragione per cui vale davvero la pena di vivere e la sua essenza.
    A te la lettura che preferisci. Spero che non lo veda come "il pesante fardello" che si porta dietro perché io preferisco la visione divina. :)

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    1. Carmela cara, tu hai la capacità di "entrare" dentro al racconto, di guardare i personaggi in maniera empatica. Questo fa si che quasi sempre riesci a decodificare il senso e l'oggetto del racconto, anche quando non è facilmente rilevabile. :) Una gran bella dote.
      La continuazione della citazione di GB non l'avevo inserita volutamente, perché la ritengo verissima quando riguarda una sola persona, cioè una persona può modificare il SUO destino, ma quando si tratta di due o più persone risulta fallace, tranne che... tranne che più persone agiscano in base al fatto che "ciascuno può modificare il suo destino. Per spiegarmi meglio, penso che la coppia del racconto non aveva alcuna possibilità poiché, allo stato, ognuno dei due non sapeva modificare niente, non ne aveva la capacità, la visione.
      Il cuore della bellissima illustrazione è un ottimo zainetto, nella mia interpretazione raffigura la capacità di amare e, soprattutto, la capacità di amare nonostante le delusioni, nonostante i diktat del conformismo, nonostante la vita stessa. Questo è possibile, a mio modo di vedere, solo se la protagonista sarà stata capace di affrontare i suoi fantasmi, di sanare le sue ferite, di prendere il suo cuore e cullarlo e amarlo.

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  2. Notare il nido di rondini tra i capelli :)

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  3. E cliccare sulla parola rondini.
    Un abbraccione!

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    1. Ho cliccato :)
      Tu sei una fonte preziosissima di informazioni, ignoravo tutto quel che su quella pagina vi era scritto... e confesso che mi piace davvero moltissimo quella interpretazione, il senso di "rinascita " che veicola. Vero è che non si finisce mai di imparare.Grazie, davvero grazie per esserci, perché continui a camminarmi affianco.
      Un abbraccio assolutamente non virtuale :)

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  4. Sì, hai ragione, bisogna essere in due per modificare il proprio destino, nella coppia.
    Alla luce di questa tua nota, penso che la tua citazione si riferisca più al seguito della storia, cioè immaginare la capacità (futura) dei due personaggi di scoprire la propria natura divina. Io tengo più a Gabriella, e non perché "abbandonata" o per solidarietà di genere, perché mi sembra dei due quella con più risorse per far spiccare l'anima.

    Forse allo stato conclusivo della storia narrata i due personaggi erano un po' così, all'atto di schiudere la scatola.

    [img]http://akphoto4.ask.fm/033/bb726/ea99/4dff/9398/5ac8fceb5145/original/328407.jpg[/img]

    Scusa se uso spesso immagini ma mi piacciono tanto e probabilmente mi aiutano a raccogliere i pensieri. :)
    Dicevo, forse i due innamorati, pur desiderosi di dare e ricevere amore, tenevano i loro cuori feriti al riparo dalle intemperie. Custoditi nel segreto di una scatola di latta, come quelle che si può trovare sui mercatini d'antiquariato, e che sa tanto di passato!

    Se Gabriella coccolerà il suo cuore, non lasciandosi più adulare dai fantasmi, quella scatola dell'oblio si aprirà per sempre. E se deciderà di indossarlo come unico bagaglio del cammino, forse il suo grande cuore prenderà neve, gelo brrrrrr brrrr, pioggia, saette, fulmini e vento… ma si ossigenerà di vita e molti ne saranno contagiati. A loro volta metteranno il loro zainetto in vista, pronto per essere Amore. :)

    …mi piacerebbe fosse questo il seguito!

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  5. Ho letto di recente un libro "La meccanica del cuore" lo ha letto? Beh, Carmela, se non lo hai letto devo dire che ne hai fatto un sunto incredibile. Il protagonista ha un cuore di latta (in realtà un orologio) che tende a guastarsi se prende umidità , ovvero sia se si commuove, e così lui non si innamora mai proprio per poter contnuare a vivere. Un giorno, però, succede... e quel che prova è così fantastico che se ne frega e si lascia trasportare dal sentimento.
    Non muore, però, perché alla fine soffre, soffre così tanto che il suo cuore diventa impermeabile all'umidità :)
    Il finale? Possiamo cambiarlo, aggiungere elementi, stravolgerlo.. tanto è un racconto, si può fare tutto. Rileggendoti, però, mi sono resa conto che, senza averne coscienza anche io ho parteggiato per la protagonista. Chissà cosa direbbe un commentatore, sono curiosissima :)

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  6. lui non aveva raccontato, li non aveva raccontato, eppure forse s'erano "capiti" lo stesso. Ci arrivo (spero non presuntuosamente) da qui, il passaggio che preferisco di questo post
    "I loro erano due mondi simmetrici e speculari, ognuno a suo modo problematico, ognuno con storie personali complesse e con alle spalle un carico di dolore che nessuno avrebbe potuto indovinare di primo acchito, in nessuno dei due, e quei mondi speculari presto divennero uno" - (ci si potrebbe fare una lezione di insiemistica matematica parafrasata) :)
    Raymond

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    1. Hai capito :) (ma non avevo dubbi tu comprendessi certe sottigliezze dell'anima, considerata l'elevata sensibilità che possiedi :) ).
      L'insiemistica mi ha fatto sorridere ma, anche in questo caso, hai perfettamente ragione.

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  8. Due caratteri ermetici e chiusi nei loro pensieri,ma lui finalmente parla,forse un quasi lieto fine.
    Ciao,fulvio

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    1. Parla, vero, quando il fine non esiste più, smarrito nei meandri dei perché :)
      Ciao.

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  9. Voglio rileggerlo...scrollandomi di dosso quel "Gabriella" :) e andare oltre...oltre i silenzi, nell'attimo in cui i due Amori si toccano...fino a quando poi sbiadiscono offuscati dal non detto.
    Si, voglio leggerlo ancora, per coglierne ogni stupenda sfumatura!
    Un abbraccio Perla <3

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    1. ... è l'amore che è una pagina che si dovrebbe leggere ogni giorno :) anche se, purtroppo, così non è :)
      Un abbraccio a te :)

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  10. Il sorriso come maschera della smorfia di dolore è purtroppo l'arma a doppio taglio con cui le donne affrontano le relazioni silenziose, le relazioni di chi non si offre.

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    1. In una frase brevissima hai sintetizzato il nocciolo della questione..... "di chi nn si offre"

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