venerdì 3 febbraio 2017

‘A cuda ni’ura



Ancora oggi ignoro il perché la signora si portasse appresso questo soprannome, che io ipotizzo lievemente dispregiativo, ma è con questo appellativo che la conobbi tanti anni fa.
Ero una bimbetta, avrò avuto nove o dieci anni, e il pomeriggio spesso giocavo davanti casa con i ragazzini del mio rione, rigorosamente dopo aver fatto i compiti, mio padre era inflessibile su questo.
Era un’epoca  che ai miei occhi odierni mi sembra lontana anni-luce e invece era solo "ieri". Nessun timore a lasciare le porte delle case aperte, c’era il vicinato che vegliava, con occhi sempre vigili; naturalmente ora so che era una sorta di controllo sociale, ma del quale, all’epoca, non sapevo nulla. Oggi so che, con tutte le  negative interconnessioni che comportava,  permetteva di crescere senza le ansie che contraddistinguono la società odierna.
Il controllo sociale, questo spauracchio che  nei paesini è sempre esistito  e che oggi si pensa non esista più. Ed invece esiste ancora, solo che ha la caratteristica  di cambiar  sempre pelle, con il cambiare della società stessa. Da controllo  delle coscienze e forse della moralità, con un sottofondo di bacchettonismo, chiamiamolo così,  che portava talvolta  a sposare comportamenti ipocriti,  oggi siamo passati al controllo della ricchezza, forse del potere, che denuncia tra le righe  una certa superficialità  e forse anche il controllo spasmodico delle apparenze. A  me sembra un grandissimo passo indietro,  una  becera involuzione dei costumi  e dei valori  di una società:  ma tant’è, non si può non registrarlo, perché altri non è che  il prodotto delle nostre azioni quotidiane.
Nella società odierna  ‘a cuda ni’ura sarebbe stata marginalizzata, tacciata di povertà, quindi assimilata a una lebbrosa, perché vestiva in maniera decisamente orignale: dava l’idea che i vestiti li scegliesse al buio, tanto erano male assortiti tra loro, ma è rimasta impressa nella mia memoria di bimba per un particolare curiosissimo: andava in giro con un paio di pantofole spaiate, ricordo nitidissimamente ancora oggi una pantofola estiva nera intrecciata davanti e una pantofola rosso mattone chiusa e con un fermaglio dorato. Così come ricordo me stessa immobile a guardare i suoi passi svelti, con quelle pantofole così vistosamente diverse, che si allontanava lungo la strada assolata e polverosa.
Per la mia mente di bimba la cui infanzia era stata decisamente benevola, era inconcepibile: perché mai camminare con due pantofole diverse, visto che io avevo sempre visto scarpe e pantofole uguali? Ne ero rimasta così turbata da rientrare a casa e parlarne con papà, al quale la descrissi  e che mi svelò il soprannome, che il nome non lo ho mai saputo. Una conversazione che ebbe, pressappoco, questo svolgimento:

“Ma perché la signora cammina con due pantofole diverse?”
“Forse perché non ne ha un paio dove siano uguali, forse ne ha persa una delle due.”
“E allora perché non gliene regaliamo un paio di nonna, papà?”
“Perché la offenderemmo, Piccola.  E poi non è che se una persona ha le pantofole uguali è per questo migliore delle altre persone.”

Lo so, questo è uno di quegli episodi che accadono nella vita e che non si esita a definire banali, ma che concorrono  a cambiare il corso della vita stessa, quando toccano l’anima. Ripensando oggi  al senso delle parole di mio padre, non mi meraviglia affatto se poi, nella mia esistenza, ho fatto scelte politiche, e non solo politiche, di un certo tipo. 




10 commenti:

  1. ‘A cuda ni’ura significa, nel mio dialetto, la coda nera.

    RispondiElimina
  2. davvero... molto meglio che la signora con "a cuda ni’ura" abbia avuto un tempo differente, e un contesto sociale differente... sarebbe stritolata dagli eventi, il "passo" troppo veloce l'avrebeb potuta far inciampare .. e addio pantofole .. rimane simpatica a pensarla.. :) al mio paese c'era "la matta di Giardinieri" che si vestiva in maniera molto stravagante ... secondo me non l'hanno mai capita, perchè poteva essere alta moda, ma almeno non le hanno sfinito la vita .. anche lei .. "vita tranquilla - là - là" ...:-) (cit. Tricarico) il controllo sociale oggi, raramente la prevede ...
    Bel Ricordo il tuo ...ne fa scatenare tanti, ha anche questo merito
    Ray

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Probabilmente oggi, la stessa signora, non andrebbe in giro con le pantofole e per di più spaiate, la stigmatizzazione di chi se ne frega delle apparenze è in agguato dietro ogni angolo dove ci sono occhi che guardano :D

      Elimina
  3. E pensare che OGGI c'è un marchio di abbigliamento, Desegual, che pur contenendo il principio della "diversità" nel nome stesso, fa impazzire le donne e le appiattisce in una "apparenza" della unicità. Non so se mi sono spiegata!
    Come i molto modaioli e da fighetti (passami il termine) calzini spaiati e, leggevo, una nota marca di scarpe sportive che propone scarpe diverse nelle stampe, seppur di identico modello. Essere omologati oggi significa anche catturare l'attenzione a tutti i costi.
    Sì sì, come hai detto? "... forse anche il controllo spasmodico delle apparenze". Toglierei il forse! …e aggiungerei che dal controllo delle coscienze siamo passati alla disgregazione delle coscienze.
    Mi piace pensare che la signora governata da asimmetrie avesse partorito una stella danzante, conservando ancora dentro di sé il caos, come diceva Nietzsche.
    Baci :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ti sei spiegata eccome! Celebrano la diseguaglkianza apparente e così torniamo sempre al punto di partenza. :)
      Forse le coscienze nn sono del tutto disgregate, forse le coscienze si sono appiattite, assopite. Ma forse voglio crederlo, voglio solo crederlo :)
      La signora in questione era una che se ne fregava di quel che pensava la gente. Forse lo fa ancora oggi, visto che anche se quasi novantenne è ancora viva e vegeta :) Questo racconto dovrò riscriverlo, non mi piace ccosì come è uscito dalla penna, ops , dai tasti e senza rileggerlo :D

      Elimina
  4. Dici che le coscienze si sono appiattite, sopite?
    Conosci la favola "I vestiti nuovi dell'imperatore" di Andersen?
    Alla fine della favola "il RE è nudo!"
    L'imperatore fu spogliato dei suoi falsi vestiti e costretto a indossare il NIENTE. Però solo un bambino fu in grado di vederlo. La parte incontaminata e libera che si cela in ciascuno di noi.
    Siamo ancora in grado di avere la forza di dire che il re è nudo, di andare contro un dominio schiacciante che modella costantemente delle verità per noi?
    Possiamo riconoscere dentro di noi, quella voce purissima che ci dice quale è la verità e svela l'inganno? Possiamo non avere paura e sentire cosa è il bene più grande per noi e per tutti?

    Scusa… quante domande! :)
    Probabilmente la signora in questione che se ne frega di tutti potrebbe! Ecco, questa è una affermazione. :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ho scoperto che la signora in questione è ancora viva e vegeta, non porta più le pantofole spaiate ma, in effetti, se ne frega ancora oggi dei giudizi altrui :) Una signora molto intelligente :)

      Elimina
  5. Ogni paese che si rispetti ha le chiavi davanti alla porta e i suoi pazzi mal calzati in giro per le strade.
    la mia andava in giro con le ciabatte di pelle nera incise all'altezza della "cipolla" (un genio!tze)
    E mi mancano tanto, entrambe le cose.

    ma la cosa unica era l'acconciatura, un enorme ammasso nero corvino che cambiava sempre forma, cedeva, scivolava, sembrava cosa viva eppure (tradunt) che nella retina ci fossero anche i capelli della sua mamma morta.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. le righe sono saltate ma tanto si capisce ;-)

      Elimina
    2. Si si capisce perfettamente :D ... solo che l'immagine dei capelli della mamma morta mi ha provocato una sorta di pelle d'oca :D :D :D

      Elimina

Per chi commenta in anonimo: lasciare Nome e Nick o URL