lunedì 3 aprile 2017

Nayan - Parte seconda



Se potessi conservare il tempo in una bottiglia
la prima cosa che mi piacerebbe fare
sarebbe conservare ogni giorno
finché l'eternità non morisse
solo per trascorrerli con te
Jiim Croce
.

Hai mai studiato l’equazione della bellezza?
No, mai sentita nemmeno nominare e lo dissi. Non ho paura di svelare  i miei punti deboli, anche se spesso, nella vita, mi è capitato di aver pagato caro questo mio coraggio. Ma con Nayan, però, potevo star tranquilla.  Nayan era il mio Mentore e, nonostante la mia manifesta ignoranza, non venne mai meno al ruolo che si era ritagliato, sicché mi parlò, come se fosse una fiaba,  del mare infinito di particelle ad energia negativa ed altre quisquilie della meccanica quantistica. Davanti al mio smarrimento, però, si limitò a illustrarmi l’impossibilità di  continuare a studiare due sistemi, precedentemente venuti a contatto,  come due unità distinte.  E questa equazione,  questa ammaliante equazione e l’intrinseco significato che, forse, voleva veicolarmi, l’avrei verificata  - su me stessa - molto più tardi.

Forse Dirac non è solo matematica e fisica, è anche filosofia, non credi?

Oh sì! Indubbiamente sì e, d’altronde, Nayan molte volte ha parlato di filosofia, a cominciare da se stesso, affermando  ripetutamente  quel so di non sapere  di socratica memoria, quando io qualche volta, incantata dalla sua cultura immensa, eclettica, gli facevo un complimento. Io non so niente, forse so solo quel che tu non sai perché sai altro che io non so. Sorridevo, quando mi diceva così, quando - addirittura – mi chiedeva lumi nell’ambito della mia professione. E sorridevo perché  immaginavo lo facesse  per corroborare la mia  scarsa autostima. “Che ci piaccia o no, siamo noi la causa di noi stessi. Nascendo in questo mondo, cadiamo nell'illusione dei sensi; crediamo a ciò che appare. Ignoriamo che siamo ciechi e sordi. Allora ci assale la paura e dimentichiamo che siamo divini, che possiamo modificare il corso degli eventi, persino lo Zodiaco”. Era un estimatore di Giordano Bruno, che conosceva  approfonditamente. Quanto abbiamo dibattuto sul bene e sul male! Nayan ricorreva spesso al Nolano quando usava metafore per parlare di  filosofia, di società, di religione.

Anche la religione era, dunque, argomento di conversazione?

Lo ripeto, Nayan era un pensatore  eclettico  e il suo  sapere  lambiva svariati ambiti.  I dialetti e le lingue in genere, ad esempio. Gran viaggiatore, parlava e scriveva in un fluente inglese, ma conosceva molte altre lingue moderne, oltre quelle antiche. Mi accompagnava per mano alla scoperta del significato di alcuni termini dialettali, di cui ricostruiva l’etimologia  e su cui formulava ipotesi. Chi non conosce il proprio passato non potrà mai conoscere il proprio futuro.
Anticlericale e credente,  era intriso di una mistica semplice. Le sue direttrici spirituali erano i due comandamenti dell’amore: “ama il dio tuo come te stesso e ama il prossimo tuo come te stesso”. Quante volte abbiamo  conversato su questo e su come l’insegnamento di Cristo sia stato distorto dalla ipocrisia umana!

Ho notato che hai usato “parlava”, ciò significa che le vostre conversazioni non erano più solo scritte?

No, e da tempo. Anche se la comunicazione scritta non era stata abbandonata, anzi era usata per gli approfondimenti, i  nostri dialoghi si erano spostati sul piano verbale. Le nostre telefonate erano  interminabili  e la sua voce particolare mi affascinava, al pari del contenuto di quel che diceva. Non disdegnavamo neppure gli sms, che servivano solo, però, per le segnalazioni come i film, ad esempio. Nayan era un esperto cinefilo,  e le sue indicazioni mi hanno consentito di colmare molte lacune. Il cinema di Kurosawa o di Herzog, ad esempio, ma anche il filone fantascientifico  che io non avevo mai amato. E di ogni film mi chiedeva le impressioni, mi chiedeva cosa avessi colto e “sentito” e così, passo dopo passo, arrivai  al punto  di capire, fin dai primi fotogrammi, se il film sarebbe stato interessante  o meno.

Da come ne parli, sembra tu stia trattando di un dio.

No, lungi da me la deificazione di Nayan, non voglio offendere la sua, e la mia, intelligenza. Era una persona che ammiravo tantissimo,  che prediligevo, questo sì. Ma io sono affascinata dalle persone  di grande intelligenza e cultura, mio padre era così e, senza scomodare la psicologia, mi rendevo conto da sola del perché  ricercassi e rimanessi stregata da quel tipo di persona.
Avrei potuto innamorarmene, però. Se lui mi avesse concesso qualche illusione in più  me ne sarei innamorata perdutamente, ma l’onestà mentale  di Nayan  non lo permise; mantenne sempre un atteggiamento equilibrato: mai un’allusione, mai qualcosa che, pur solleticando umanamente il suo ego, avrebbe potuto danneggiarmi, non potendo, per ragioni che non conosco, ricambiare il sentimento.

Poi hai conosciuto il secondo Nayan.





8 commenti:

  1. E scriviamola tra noi questa equazione di Dirac :)
    Inutile dirti che la storia è affascinante e coinvolgente e non vedo l'ora che arrivi il secondo Nayan, ippi ippi urrààà!
    Adesso però vorrei soffermarmi un secondo su "ama il tuo dio come te stesso…", a proposito dell'anticlericale e credente. Lo faccio con parole di un altro sistema con cui sono entrata in contatto, pur non avendolo mai incontrato fisicamente! :)
    "Ciò che il religioso ritiene Dio, non è che uno stato che egli potrebbe raggiungere se fosse capace di credere in se stesso. Egli si crea un’immagine per adorarla, invece di trasformarsi in essa. Se puoi pregare prega il tuo invisibile te stesso. Egli è l’unico Dio che esaudisce le tue preghiere. Gli altri Iddii ti porgono pietre invece di pane. " Gustav Meyrink, scrittore, traduttore, banchiere e, soprattutto per me, esoterista austriaco. È un autore interessante e da una sua celebre opera è stato realizzato un famoso film dell'espressionismo, Der Golem Der Golem, di Paul Wegener (1915) … e abbiamo abbracciato anche il cinema! :)
    A commento del pensiero di Meyrink, in cui mi ci tuffo con doppio salto carpiato, ti lascio un'immagine spiritosa.
    Bacio :)
    [img]https://lh3.googleusercontent.com/proxy/mSpRhb-73siTTITZgzGrxBISeebAeL9KN5dvs2SWyL00tTs5qe9kjLm4gKWeNO1P66W181Vf12wyBAoywJb9z49bg2JHhOeBi-nU3hdn2k6EJI9g=w426-h253-p[/img]

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    1. L'immagine è deliziosa e, forse, riassume il mio pensiero su Dio. Meyrink non lo conoscevo affatto, e di certo approfondirò l'argomento, quindi volendo esprimere un mio parere su questo autore, mi riservo prima di conoscerlo un po' io stessa :)
      Cinema, religione, matematica... sai che hai seguito, senza conoscerlo,l'abitudine di Nayan di iniziare la conversazione da un punto per poi sconfinare su altri e altri e altri, in una circolarità di pensieri che rcalca la circolarità, a mio avviso, della Cultura stessa? :)

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    2. Se ho seguito l'abitudine di Nayan è perché ho seguito te! :)
      Sei sempre di grandi stimoli per me.

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  2. Ti posto un altro stralcio di Gustav Meyrink -precede, nello stesso testo, lo stralcio che ti ho lasciato prima- che si sposa anche con Giordano Bruno, almeno secondo me. Forse erano anche loro due sistemi dell'equazione. :)
    Il principio è ciò che all’uomo manca. E non che sia tanto difficile trovarlo. E’ anzi proprio il preconcetto di doverlo trovare che costituisce impedimento. La vita è piena di grazia; ad ogni istante essa ci dona un principio. Ad ogni secondo siamo investiti dalla domanda: «Chi sono io?». Noi non la poniamo. E quest’è la ragione per cui non troviamo il principio. Se però una volta seriamente la poniamo, già spunta il giorno, il cui rosso tramonto significa morte per quei pensieri che sono penetrati nell’aula dei Re e vivono da parassiti alla mensa dell’anima nostra. (…)
    Essere svegli è tutto. Di nulla l’uomo è così fermamente persuaso quanto d’esser sveglio. In verità però egli è imprigionato in una rete di sonno e di sogno ch’egli stesso ha intessuto. Più fitta è questa rete e più potente signoreggia il sonno. Quelli che vi sono impigliati passano nella vita come un gregge avviato al macello, ottusi, indifferenti e senza pensieri. Esser svegli è tutto.

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    1. Non mi reputo una attenta conoscitrice di Giordano Bruno, anche perché il Nolano è immenso nelle sue teorie, nei suoi studi, nei suoi pensieri.
      Forse, però, una cosa oso dirla. Sempre se non dico fesserie, Giordano Bruno affermava che Dio non trascende il mondo, ma è in tutte le cose del mondo, quindi anche nell'uomo. Amare Dio e poi il prossimo come se stessi non è quindi in contraddizione con la presenza di Dio nell'uomo, no? Dio e nell'uomo e l'uomo è, quindi, il suo proprio Dio e solo amando il prossimo come se stessi, ovvero come la propria natura divina, riusciamo a realizzare appieno i Comandamenti dell'Amore :)

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    2. Sono molto ignorante e non oso contraddire quel che racconti di Giordano Bruno. Posso dirti che concordo pienamente sull'affermazione, e che mi piacerebbe essere capace di applicarla fino in fondo. Se ci rendessimo conto che siamo tutti la stessa fonte di energia, il mondo sarebbe illuminato di amore. Viviamo invece come "separati", credendo di E(go)sistere nei confini e nelle distanze.

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  3. Semplicemente meraviglioso. Non vedo l'ora di conoscere il seguito!

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    1. Grazie, Kathe, e ben tornata tra le mie Note :)

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