sabato 8 aprile 2017

Nayan - ultima parte



Quando sono infelice, cara Mary, leggo le tue lettere. Quando la nebbia travolge il mio “io”, tiro fuori dalla piccola scatola due o tre lettere e le rileggo. Mi ricordano del mio vero me. Mi fanno dimenticare tutto quello che non è alto e bello nella vita. Ognuno di noi, cara Mary, deve avere un luogo in cui riposarsi da qualche parte. Il luogo in cui la mia anima si riposa è un bellissimo bosco in cui si trova la mia conoscenza di te.
K. Gibrain  (lettera a M. Haskell) 



Poi hai conosciuto il secondo Nayan.

Poi ho conosciuto il secondo Nayan e tutto avvenne per caso, per quanto io non creda molto  nel caso.
Stavo ancora elaborando la messe di bellezza di cui avevo scorto  le fattezze, e che non avevo interamente attraversato, quando nel giardino di una comune amica mi imbattei  in parole che mi parvero interessanti, belle, vagamente “conosciute” anche se non mi venne in mente il collegamento subito. Mi piacque lo stile, mi piacque il contenuto  e così seguii la scia di quel profumo.
Andai a casa sua, lessi molte cose, trovai molto di me stessa in quelle letture ed alla fine, timidamente, lasciai una traccia di me.


Quando realizzasti di trovarti davanti al secondo Nayan?

Molto, molto tempo dopo quel primo contatto. Forse inconsciamente era successo prima ma quando ne divenni cosciente fu in occasione di un argomento specifico, un argomento che pochi davvero pochi conoscono in Italia: quando lessi ne rimasi folgorata. Ripeto, forse qualcosa negli archivi della mia mente si era messo in moto in precedenza e senza che me ne rendessi conto, ma dal momento della “folgorazione” in poi  fu un susseguirsi di  somiglianze, di attinenze, di coincidenze.


Ma hai affermato di non credere nelle coincidenze.

Infatti, proprio per questo cominciai a pensare che i due Nayan fossero uno solo.  Certo, alcuni aspetti erano in contraddizione fra loro, ma erano aspetti che non mi era possibile verificare, quindi rimasero isolati, anche se ben presenti nella mia mente. Di certo apprezzavo nel secondo Nayan tutto quel che avevo apprezzato nel primo: la scontrosa gentilezza, la fredda ironia, la dolcezza malinconica, la timida evanescenza, la bellezza delle idee e degli scritti e, nel mentre mi rendevo conto delle infinite somiglianze, cercavo di convincermi  che fossero due persone diverse.


Ma hai mai tentato di verificare personalmente e direttamente se le tue idee avessero qualche carattere di veridicità?

Certo, ma il primo Nayan non accettò mai di incontrarmi, il secondo accettò, ma eluse l’incontro.


Ti sei chiesta il perché?

Certo, mi chiedo sempre il perché delle cose che mi accadono. Nella fattispecie pensai che ognuno di loro due aveva una qualche ritrosia   a mostrarsi,  e questo perché la realtà spesso fa precipitare la “poesia”   che, invece, aleggia quando un rapporto non si è scontrato con la fisicità dell’altro/a. 


Ma a ciascuno dei due parlasti dell’altro Nayan?

Molto  vagamente, forse più per “gioco” che per convinzione.


Perché?

Perché credo fermamente che nessuno debba essere “obbligato” a rispondere a domande che non piacciono e, allora, che senso aveva farle? Credo anche che ognuno, sempre nel rispetto delle sensibilità altrui, debba essere libero di fare quel che  può e sa fare, che più crede giusto fare. È per questo  che quelli che considero amici, sono liberi  di allontanarsi e di tornare da me, se lo vogliono: ad ognuno  delle persone che amo cerco di dare  ali per volare e motivi per rimanere. Quando due sistemi, diceva Dirac, quando due persone, dico io, precedentemente venuti a contatto come due unità distinte si allontanano l’un l’altra, non saranno più tali poiché ognuno conterrà tracce dell’altra. A quel punto  non importano più le distanze tempo-spazio. 


Se hai questa serenità di giudizio, allora, perché hai chiesto una consulenza con me?

Perché io, persona dubbiosa sempre, ho un dubbio  sopra gli altri che da un po’ mi angustia e che solo una psicologa  che io ritengo brava come te può fugare: avrò un qualche disturbo psichico?


No, nessun disturbo.  Una leggera nevrosi, direi, che ti porta  a voler conoscere tutto il conoscibile,  ma non è un disturbo vero e proprio; infatti, in casi come il tuo, l’Io resta integro e non influenza né gli affetti, né le attività quotidiane. Diciamo, usando un ossimoro,  che somiglia molto a un innamoramento profondo e idealmente razionale, niente di che preoccuparsi. 


E con i due Nayan che faccio?

Rendili  dei personaggi di un racconto, magari scoprirai che tutto ciò che in loro hai apprezzato, riflette, in fondo, le tue aspirazioni; scoprirai che non ti sei innamorata  di uno di loro,  ma solo dell’idea dell’amore che tu coltivi come una fragile capelvenere.





11 commenti:

  1. Grazie a chi ha avuto la pazienza di leggermi fno a qui :)

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  2. Ma quale pazienza, è puro godimento!
    Concordo con la "brava psicologa": questo doppio incontro con la stessa persona, o due persone straordinariamente simili, ti doveva servire a conoscere meglio te stessa, e tirare fuori cose di te che diversamente sarebbero rimaste sopite. D'altro conto lo dici tu prima ancora del "responso" :) della specialista:...trovai molto di me stessa in quelle letture…
    Viene fuori da questo magnifico racconto tutta la tua straordinaria bellezza! :)

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    1. Ti ringrazio, con la testa confusa e con il cuore tra le mani :) Non so se merito tanta considerazione, ma sarei bugiarda se dico che non mi faccia piacere. Parimenti credo che chi veda bellezza intorno a sé è perché si nutre di bellezza, impregnandone cuore e mente :)

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    2. Infatti QUI mi nutro e mi impregno! :)

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  3. Chissà, però, se un giorno Lui, o L'Altro volessero rivelarsi in tutta la loro fragile umanità, mostrandosi in carne ed ossa senza paura di far svanire la magia. Chi lo sa… :)

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    1. Non so, ho la sensazione di non essere io a volere veramente lo "svelamento". Forse preferisco che resti così, che la maga resti e che insieme ad essa l'illusione di aver conosciuto, seppure solo mentalmente, persone straordinarie, persone che sappiano far sognare :)

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    2. Secondo me la vera magia è scoprire che nonostante le illusioni (della vita), latenti o concrete, si ha sempre voglia di stupirsi e cercare la bellezza.
      La vera magia, credo, è restare fedeli alla propria "magia" interiore.
      Poi, detto tra noi … Nayan può anche andarsene affan… :DDD la tua magia resta a prescindere!

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  4. Carmela, ti rispondo con calma nel fine settimana :) sono tornata tardi oggi e domani sarà peggio, lavoro tutta la giornata senza neppure andare a pranzare. Tanto questo è un dialogo intimo tra me e te, no? :)

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  5. Già...innamorarsi dell'idea dell'amore o di una persona ideale, di cui si conosce solo la parte più bella, quella che essa vuole mostrarci, senza conoscerne la fisicità, i difetti, i momenti della vita di tutti i giorni...Tutto questo può renderci migliori, può farci riflettere, può farci sognare...e poi?

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    1. Poi.... niente, cioè non c'è un poi, non necessariamente. Forse siamo troppo abituati, noi occidentali, a rendere tangibile ogni cosa ed invece non tutta la bellezza deve concretizzarsi per poterne fruire, anzi. Come spiegare, altrimenti, certe sensazioni di benessere che derivano dai sogni (ad occhi chiusi o meno, è ininfluente)? :)

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